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Sardegna, incendio di vegetazione nel cagliaritano, un morto

di TMNews lunedì 1 giugno 2026
1' di lettura

Roma, 1 giu. (askanews) - Vegetazione in fiamme nelle campagne di Quartu Sant'Elena, nel cagliaritano. Rinvenuto dai vigili del fuoco il corpo senza vita di un uomo durante le operazioni di spegnimento.

L'incendio ha coinvolto i cortili di alcune abitazioni e un capanno di attrezzi; l'intervento si è concluso nel primo pomeriggio.

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Per 80 anni della Repubblica speciale dossier di Famiglia Cristiana

Roma, 1 giu. (askanews) - Don Stefano Stimamiglio, direttore di Famiglia Cristiana, presenta il dossier speciale della principale testata del Gruppo Editoriale San Paolo, dedicato alla celebrazione degli 80 anni dalla nascita della Repubblica e curato dal giornalista e caporedattore Francesco Anfossi.

Il dossier ricostruisce con precisione storica il clima politico e sociale dell'epoca: i seggi improvvisati nelle scuole bombardate, le tensioni tra monarchici e repubblicani, la posizione della Chiesa e le divisioni al suo interno tra un Nord repubblicano e un meridione monarchico. Vengono raccontate le preoccupazioni di Pio XII, le sensibilità dei partiti e dei loro leader, in particolare il ruolo di Alcide De Gasperi che evitò al Paese una guerra civile. "Raccontare la nascita della Repubblica significa tornare alle radici più profonde della nostra democrazia e della nostra cittadinanza che dal 2 giugno 1946 caratterizza la nostra vita repubblicana" dice Stimamiglio.

Lo speciale offre inoltre un racconto inedito degli ultimi momenti di Casa Savoia. Attraverso lettere, testimonianze e diari, il giornalista Luciano Regolo delinea il ritratto della famiglia reale al seggio: e le ore successive: da quando la regina Maria José dimenticò la carta d'identità in auto (lei votò solo per l'elezione dei membri dell'Assemblea Costituente mentre rifiutò la scheda referendaria) alle prime speranze di vittoria, fino alla consapevolezza amara dell'esilio imminente. Emerge una famiglia reale fragile e isolata alle prese col tentativo di recuperare il Paese ormai avviato verso un'altra direzione. Grande spazio anche alle voci di chi quel giorno lo ha vissuto davvero. Le storie di Domenica Ludovica Cortese, 101 anni, e Alma Borsotti, 103, restituiscono la dimensione più autentica della nascita della Repubblica: la paura entrando nel seggio, l'emozione di votare per la prima volta, le discussioni in famiglia, la consapevolezza di un cambiamento epocale.

Le dodici pagine di dossier danno, infine, risalto al protagonismo femminile, che proprio nel 1946 entrò per la prima volta nella vita politica di un paese - con un ritratto delle 21 donne elette all'assemblea Costituente - e al contributo decisivo dei cattolici alla Costituzione (gli "otto santi in Parlamento"): "Da De Gasperi ad Aldo Moro passando per Giorgio La Pira, è anche grazie a loro, alle loro idee e al loro impegno che l'Italia continua a ispirare un'idea di Paese fondato sulla dignità, sulla giustizia e sulla pace" spiega il direttore di Famiglia Cristiana.

TMNews

Clementi: il voto è alla base della Repubblica, 80 anni fa e oggi

Bologna, 1 giu. (askanews) - A ottant'anni dalla nascita della Repubblica, il rito che la fondò resta lo stesso: una scheda, una croce, una promessa. Ma è una promessa che convince sempre meno. Il costituzionalista Francesco Clementi, nel saggio "Votare" appena pubblicato per il Mulino, parte da qui: dal gesto più semplice della democrazia, oggi sotto pressione come mai prima.

"Votare è il simbolo della partecipazione: se una democrazia vuole rimanere tale e non ha cittadini che partecipano, si spegne - spiega Clementi - votare innanzitutto è lo strumento che serve a dire: io ci sono, io esisto, mi interessa la vita di tutti, che naturalmente è anche la mia, e mi interessa farlo secondo le mie idee. Questo non vuol dire che non si possa stare nel dissenso votando: anzi, quante schede vengono annullate, quante vivono di voti di protesta, ma sono comunque voti. Quello che non si può fare, se si tiene davvero alla democrazia e quindi, innanzitutto, alla propria libertà e ai propri diritti, è scegliere di non andare a votare: perché chi vota costruisce il futuro, chi si astiene naturalmente lo lascia agli altri".

A ogni tornata l'affluenza tocca nuovi minimi. Un rito scaduto, dunque? Clementi rovescia la domanda: non una promessa tradita, ma una promessa da praticare ogni giorno. Anche quando il tempo storico spinge nella direzione opposta. "Oggi il tempo storico ci consegna una forte polarizzazione, una forte disillusione, tanta rabbia e paura. D'altronde, tra le guerre, la crisi economica e le disuguaglianze crescenti, è difficile immaginare che tutto ciò sia contrastabile. Ma la storia dell'Italia unita, dopo la Resistenza, con la Costituzione repubblicana, esattamente il 2 giugno ci dice che è possibile cambiare e invertire la rotta, facendo quello che la Costituzione in fondo ci invita a fare: adottare un metodo democratico per partecipare".

E' lo spirito di quel primo voto del 2 giugno 1946, il primo a suffragio universale, con le donne alle urne per la prima volta, raccontato anche dal film di Paola Cortellesi "C'è ancora domani". Da lì nasce la sovranità popolare scolpita nella Carta costituzionale. "La sovranità popolare che nasce con il voto del 2 giugno '46 - ricorda Clementi - è costituente di un'idea di democrazia: fa nascere la Repubblica e dà vita, di lì a poco, al testo costituzionale. La Costituzione dice che la sovranità è di tutti e di ciascuno, donne comprese, nelle forme e nei limiti che essa stessa fissa nell'articolo 1. E cioè: nessuno è sopra gli altri, siamo tutti allo stesso livello. Naturalmente con le differenze, che sono differenze di idee e di posizione, ma che vanno composte, perché l'uguaglianza sostanziale è l'elemento centrale che rende le libertà praticabili".

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Ottant'anni di Repubblica: quando l'Italia scelse il futuro

Bologna, 1 giu. (askanews) - Giugno 1946. L'estate più calda del secolo si abbatte su un Paese ancora in macerie. Le città portano le cicatrici dei bombardamenti, gli indirizzi sono scomparsi, tornano prigionieri e rifugiati. Eppure, in quella mattina rovente, venticinque milioni di italiani fanno qualcosa che molti di loro non hanno mai fatto: entrano in una cabina elettorale. Per la prima volta votano anche le donne. E sul tavolo c'è una sola, enorme domanda: monarchia o repubblica. Ottant'anni dopo, ricostruiamo quei giorni con la Patrizia Dogliani, ordinario di Storia contemporanea all'università di Bologna.

"La Festa della Repubblica è la più importante festività civile del Paese, che celebra la nazione nelle sue istituzioni democratiche. E' simile al 4 luglio negli Stati Uniti o al 14 luglio in Francia: forse un po' meno popolare, ma certamente la più ufficiale".

Si vota il 2 e la mattina del 3 giugno. E gli italiani vanno alle urne prestissimo: a mezzogiorno del primo giorno ha già votato quasi la metà degli aventi diritto. Per moltissimi è un esordio assoluto. Una generazione intera si affaccia per la prima volta alla democrazia. "Si celebra in questi giorni anche il voto alle donne, come se il 2 giugno fosse solo la festa del voto alle donne - ricorda Dogliani -. Di fatto molte donne avevano già votato alle amministrative, perché le comunali si erano tenute nel marzo-aprile precedente, cioè nel '46, alcune nell'autunno. Quindi una buona parte, più della metà delle donne aventi diritto, aveva già messo la propria scheda nell'urna nella primavera precedente. E occorre sottolineare che anche per moltissimi uomini è la prima volta: le ultime elezioni politiche vere si erano tenute nel '24".

La Repubblica vince con il 54 per cento, ma il risultato non arriva subito: tra verifiche e ricalcoli, l'annuncio slitta al pomeriggio del 5 giugno. La geografia del voto racconta un Paese diviso: un Nord compatto - a Ravenna la Repubblica sfiora il 90 per cento - e un Sud, con le isole, a maggioranza monarchica. Lo scontro che tutti temevano, però, non arriva. E il primo presidente provvisorio è un monarchico, De Nicola. "Siamo a un equilibrio perfetto, su cui poi l'Italia, con tutte le difficoltà e le crisi politiche e istituzionali, in qualche maniera ha retto fino a oggi".

A un anno dalla fine della guerra, gli italiani avevano voglia di voltare pagina. "Vennero dati loro due bollettini, e questo è molto interessante - spiega la professoressa di Storia contemporanea -: uno azzurro, nel quale dovevano indicare il partito e tre preferenze, e un altro che veniva ricordato perché era di colore giallo, lo stesso giallo del telegramma dell'epoca, con la possibilità di scegliere tra Repubblica e monarchia. Repubblica a sinistra, monarchia a destra. Non so se questo posizionamento potesse aiutare l'elettore a scegliere meglio: una corona da una parte e un'Italia turrita dall'altra. Però è interessante, perché da questa Italia turrita si è poi elaborata una rappresentazione più ufficiale del Paese, con la stella a cinque punte, la quercia e l'ulivo, che sarà poi scelto come segno di pace a partire dagli anni Quaranta".

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AI, Qualcomm: saranno gli agenti al centro dell'ecosistema

Taipei, 1 giu. (askanews) - Al Computex di Taipei, l'amministratore delegato di Qualcomm, Cristiano Amon, descrive il prossimo passaggio del personal computing: agenti di intelligenza artificiale capaci di seguire l'utente da un dispositivo all'altro.

Per Amon, smartphone, computer e oggetti connessi dovranno essere ripensati attorno a queste nuove funzioni: "A casa - afferma - avrete degli agenti. In pratica aggiorneranno tutti sulle vostre attività, sulla vostra agenda e su tutto quello che dovete fare al lavoro". "Un messaggio importante che voglio darvi - prosegue - è che i dispositivi di oggi non sono stati progettati per queste esperienze. Non lo sono. Servirà un tipo diverso di dispositivo quando l'AI agentica diventerà la funzione principale dell'intelligenza artificiale nella nostra vita quotidiana, soprattutto nel personal computing, nel modo in cui interagiamo con questi dispositivi".

"È una cosa incredibilmente interessante e sta già accadendo - conclude Amon - . Si vede che l'agente non è legato al dispositivo: si muove con l'utente e resta con lui, qualunque dispositivo abbia. Questo è un modo per iniziare a capire il cambiamento: il centro dell'ecosistema, soprattutto nel mobile, non sarà più lo smartphone. Sarà l'agente, e l'agente sarà presente su tutti questi dispositivi".

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