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Clementi: il voto è alla base della Repubblica, 80 anni fa e oggi

di TMNews lunedì 1 giugno 2026
2' di lettura

Bologna, 1 giu. (askanews) - A ottant'anni dalla nascita della Repubblica, il rito che la fondò resta lo stesso: una scheda, una croce, una promessa. Ma è una promessa che convince sempre meno. Il costituzionalista Francesco Clementi, nel saggio "Votare" appena pubblicato per il Mulino, parte da qui: dal gesto più semplice della democrazia, oggi sotto pressione come mai prima.

"Votare è il simbolo della partecipazione: se una democrazia vuole rimanere tale e non ha cittadini che partecipano, si spegne - spiega Clementi - votare innanzitutto è lo strumento che serve a dire: io ci sono, io esisto, mi interessa la vita di tutti, che naturalmente è anche la mia, e mi interessa farlo secondo le mie idee. Questo non vuol dire che non si possa stare nel dissenso votando: anzi, quante schede vengono annullate, quante vivono di voti di protesta, ma sono comunque voti. Quello che non si può fare, se si tiene davvero alla democrazia e quindi, innanzitutto, alla propria libertà e ai propri diritti, è scegliere di non andare a votare: perché chi vota costruisce il futuro, chi si astiene naturalmente lo lascia agli altri".

A ogni tornata l'affluenza tocca nuovi minimi. Un rito scaduto, dunque? Clementi rovescia la domanda: non una promessa tradita, ma una promessa da praticare ogni giorno. Anche quando il tempo storico spinge nella direzione opposta. "Oggi il tempo storico ci consegna una forte polarizzazione, una forte disillusione, tanta rabbia e paura. D'altronde, tra le guerre, la crisi economica e le disuguaglianze crescenti, è difficile immaginare che tutto ciò sia contrastabile. Ma la storia dell'Italia unita, dopo la Resistenza, con la Costituzione repubblicana, esattamente il 2 giugno ci dice che è possibile cambiare e invertire la rotta, facendo quello che la Costituzione in fondo ci invita a fare: adottare un metodo democratico per partecipare".

E' lo spirito di quel primo voto del 2 giugno 1946, il primo a suffragio universale, con le donne alle urne per la prima volta, raccontato anche dal film di Paola Cortellesi "C'è ancora domani". Da lì nasce la sovranità popolare scolpita nella Carta costituzionale. "La sovranità popolare che nasce con il voto del 2 giugno '46 - ricorda Clementi - è costituente di un'idea di democrazia: fa nascere la Repubblica e dà vita, di lì a poco, al testo costituzionale. La Costituzione dice che la sovranità è di tutti e di ciascuno, donne comprese, nelle forme e nei limiti che essa stessa fissa nell'articolo 1. E cioè: nessuno è sopra gli altri, siamo tutti allo stesso livello. Naturalmente con le differenze, che sono differenze di idee e di posizione, ma che vanno composte, perché l'uguaglianza sostanziale è l'elemento centrale che rende le libertà praticabili".

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Flotilla, ong: resti di imbarcazione raggiungono le coste di Gaza

Roma, 1 giu. (askanews) - Un video condiviso sui social da Freedom Flotilla Coalition, da diverse ong e dal giornalista americano Alex Colston, che era a bordo della Global Sumud Flotilla, mostrerebbe diverse persone su una spiaggia della Striscia di Gaza che recuperano pannelli solari.

"I pannelli solari, probabilmente provenienti da una delle barche della Flotilla sono stati trascinati a riva a Gaza" ha scritto Colston su X.

"Le nostre navi non hanno raggiunto la loro destinazione, ma il nostro timone sì! Ieri pomeriggio, parti dell'imbarcazione Kasr-i Sadabat, una delle navi della Global Sumud Flotilla, sono state avvistate mentre raggiungevano la costa di Gaza" ha scritto Mavimarmara, una ong turca che partecipa alla flottiglia, postando le immagini. Il video, secondo l'Ong turca, è stato girato sulla spiaggia di Khan Yunis, nella Striscia di Gaza meridionale.

"Come le altre imbarcazioni della Flotilla, la Kasr-i Sadabat è stata attaccata dalle forze di occupazione israeliane, resa inutilizzabile e abbandonata in mare aperto", hanno spiegato.

"Dopo che Israele ha intercettato e rapito illegalmente attivisti in acque internazionali, hanno abbandonato alcune imbarcazioni in mare e ne hanno danneggiate notevolmente altre. Un relitto è stato ritrovato a fine maggio in Egitto, mentre un altro è stato ritrovato oggi sulla costa di Gaza" ha riportato Freedom Flotilla Coalition rispetto alle stesse immagini.

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Zaia: Ue ascolti Meloni sulla flessibilità nel Patto di stabilità

Bruxelles, 1 giu. (askanews) - "Io penso che sia fondamentale ascoltare le richieste del governo Meloni che è stato ben chiaro rispetto a questo, alla possibilità di investire, di fare allargamento della spesa, definiamolo così, dall'altro penso che i fondi di coesione abbiano già la loro destinazione". Lo ha sottolineato Luca Zaia, presidente del Consiglio Regionale Veneto, eletto oggi a Bruxelles vicepresidente della Commissione Risorse naturali - NAT del Comitato europeo delle regioni, l'assemblea consultiva dell'Unione europea che rappresenta Regioni, città ed enti locali nel processo decisionale comunitario.

"Ci sono due livelli rispetto ai fondi. Innanzitutto, va detto che non tutte le regioni lasciano lì i fondi. Io rappresento una regione, il Veneto, che ha sempre utilizzato tutti i fondi comunitari, a prescindere che siano fondi di coesione o altro. Dopodiché io immagino che i fondi di coesione hanno già delle loro destinazioni, varrebbe la pena invece che l'Unione Europea ci lasciasse, diciamo, aprire i cordoni delle borse e fare gli interventi che il governo vuole fare", ha concluso Zaia.

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Per 80 anni della Repubblica speciale dossier di Famiglia Cristiana

Roma, 1 giu. (askanews) - Don Stefano Stimamiglio, direttore di Famiglia Cristiana, presenta il dossier speciale della principale testata del Gruppo Editoriale San Paolo, dedicato alla celebrazione degli 80 anni dalla nascita della Repubblica e curato dal giornalista e caporedattore Francesco Anfossi.

Il dossier ricostruisce con precisione storica il clima politico e sociale dell'epoca: i seggi improvvisati nelle scuole bombardate, le tensioni tra monarchici e repubblicani, la posizione della Chiesa e le divisioni al suo interno tra un Nord repubblicano e un meridione monarchico. Vengono raccontate le preoccupazioni di Pio XII, le sensibilità dei partiti e dei loro leader, in particolare il ruolo di Alcide De Gasperi che evitò al Paese una guerra civile. "Raccontare la nascita della Repubblica significa tornare alle radici più profonde della nostra democrazia e della nostra cittadinanza che dal 2 giugno 1946 caratterizza la nostra vita repubblicana" dice Stimamiglio.

Lo speciale offre inoltre un racconto inedito degli ultimi momenti di Casa Savoia. Attraverso lettere, testimonianze e diari, il giornalista Luciano Regolo delinea il ritratto della famiglia reale al seggio: e le ore successive: da quando la regina Maria José dimenticò la carta d'identità in auto (lei votò solo per l'elezione dei membri dell'Assemblea Costituente mentre rifiutò la scheda referendaria) alle prime speranze di vittoria, fino alla consapevolezza amara dell'esilio imminente. Emerge una famiglia reale fragile e isolata alle prese col tentativo di recuperare il Paese ormai avviato verso un'altra direzione. Grande spazio anche alle voci di chi quel giorno lo ha vissuto davvero. Le storie di Domenica Ludovica Cortese, 101 anni, e Alma Borsotti, 103, restituiscono la dimensione più autentica della nascita della Repubblica: la paura entrando nel seggio, l'emozione di votare per la prima volta, le discussioni in famiglia, la consapevolezza di un cambiamento epocale.

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Ottant'anni di Repubblica: quando l'Italia scelse il futuro

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"La Festa della Repubblica è la più importante festività civile del Paese, che celebra la nazione nelle sue istituzioni democratiche. E' simile al 4 luglio negli Stati Uniti o al 14 luglio in Francia: forse un po' meno popolare, ma certamente la più ufficiale".

Si vota il 2 e la mattina del 3 giugno. E gli italiani vanno alle urne prestissimo: a mezzogiorno del primo giorno ha già votato quasi la metà degli aventi diritto. Per moltissimi è un esordio assoluto. Una generazione intera si affaccia per la prima volta alla democrazia. "Si celebra in questi giorni anche il voto alle donne, come se il 2 giugno fosse solo la festa del voto alle donne - ricorda Dogliani -. Di fatto molte donne avevano già votato alle amministrative, perché le comunali si erano tenute nel marzo-aprile precedente, cioè nel '46, alcune nell'autunno. Quindi una buona parte, più della metà delle donne aventi diritto, aveva già messo la propria scheda nell'urna nella primavera precedente. E occorre sottolineare che anche per moltissimi uomini è la prima volta: le ultime elezioni politiche vere si erano tenute nel '24".

La Repubblica vince con il 54 per cento, ma il risultato non arriva subito: tra verifiche e ricalcoli, l'annuncio slitta al pomeriggio del 5 giugno. La geografia del voto racconta un Paese diviso: un Nord compatto - a Ravenna la Repubblica sfiora il 90 per cento - e un Sud, con le isole, a maggioranza monarchica. Lo scontro che tutti temevano, però, non arriva. E il primo presidente provvisorio è un monarchico, De Nicola. "Siamo a un equilibrio perfetto, su cui poi l'Italia, con tutte le difficoltà e le crisi politiche e istituzionali, in qualche maniera ha retto fino a oggi".

A un anno dalla fine della guerra, gli italiani avevano voglia di voltare pagina. "Vennero dati loro due bollettini, e questo è molto interessante - spiega la professoressa di Storia contemporanea -: uno azzurro, nel quale dovevano indicare il partito e tre preferenze, e un altro che veniva ricordato perché era di colore giallo, lo stesso giallo del telegramma dell'epoca, con la possibilità di scegliere tra Repubblica e monarchia. Repubblica a sinistra, monarchia a destra. Non so se questo posizionamento potesse aiutare l'elettore a scegliere meglio: una corona da una parte e un'Italia turrita dall'altra. Però è interessante, perché da questa Italia turrita si è poi elaborata una rappresentazione più ufficiale del Paese, con la stella a cinque punte, la quercia e l'ulivo, che sarà poi scelto come segno di pace a partire dagli anni Quaranta".

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