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Iran-Usa, cancellati colloqui in Svizzera. Vance attacca Netanyahu

di TMNews venerdì 19 giugno 2026
2' di lettura

Roma, 19 giu. (askanews) - Niente colloqui tra Stati Uniti e Iran previsti al resort montano di Burgenstock, in Svizzera. L'annuncio del ministero degli Esteri elvetico è arrivato dopo che un portavoce della Casa Bianca aveva indicato nella notte che il vicepresidente Usa JD Vance non sarebbe partito per incontrare i negoziatori iraniani.

La missione era finalizzata ad avviare i colloqui tecnici sull'attuazione dell'accordo raggiunto tra Teheran e Washington per porre fine alla guerra, ma è stata annullata dopo la firma a distanza del memorandum d'intesa.

Il presidente Trump, riporta il Wall Street Journal, ha sorpreso alcuni dei suoi collaboratori decidendo di firmare l'intesa durante una cena alla Reggia di Versailles.

Dal canto suo Vance durante un briefing ha rimproverato i membri del gabinetto del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu che criticano l'accordo con l'Iran, affermando che dovrebbero "svegliarsi e sentire l'odore della realtà". "In un certo senso hanno attaccato molto personalmente il presidente degli Stati Uniti - ha detto - ... Trump è l'unico capo di Stato al mondo che in questo momento simpatizza per la nazione di Israele, e guarda caso è il capo di Stato della superpotenza mondiale. Se fossi nel gabinetto del governo israeliano, non attaccherei l'unico potente alleato che mi è rimasto in tutto il mondo".

Per il presidente Donald Trump l'accordo con l'Iran per porre fine alla guerra è stata una "vittoria" per gli Stati Uniti. "Non c'è alcun pagamento di 300 miliardi di dollari all'Iran da parte degli Stati Uniti. Questa è una notizia falsa! Tutto ciò che c'è per gli Stati Uniti è successo, prezzi del petrolio più bassi e vittoria. Date un'occhiata al mercato azionario" ha affermato in un post sul suo social network Truth. L'Iran invece parla di "disperazione e necessità" da parte americana, che avrebbe fatto pressioni per arrivare a un accordo.

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Helen Mirren regina a Roma al King's Birthday Party con Checco Zalone

Roma, 19 giu. (askanews) - Helen Mirren "The Queen" ha ricevuto a Roma il primo Great Award Regno Unito-Italia, nuova onorificenza che celebra gli speciali legami culturali tra Regno Unito e Italia durante il King's Birthday Party, tra centinaia di ospiti.

Gli organizzatori hanno elogiato il suo amore di lunga data per il Paese e il suo legame con la Puglia, dove trascorre regolarmente diversi mesi da anni, nel Salento.

Elegantissima con un abito bianco a fiori, l'attrice premio Oscar, durante la serata a Villa Wolkonsky, aperta dal neo-nominato ambasciatore britannico in Italia, Stephen Hickey, si è seduta accanto a Checco Zalone che poi l'ha premiata sul palco. Dopo una collaborazione in un video con l'attore, Mirren ha detto più volte che vorrebbe recitare in un suo film. "Posso dire di esserti amico" ha detto l'attore, che l'ha abbracciata e lei ha ringraziato per il premio raccontando il suo amore per l'Italia.

TMNews

Diritto, Lexroom apre a Roma

Roma, 19 giu. (askanews) - Lexroom apre una sede a Roma e accelera la sua crescita nel mercato legale europeo. La scale-up milanese, fondata nel 2023 da Paolo Fois, Martina Domenicali e Andrea Lonza, ha chiuso un round Series B da 50 milioni di dollari e ha raggiunto 18 milioni di euro di ARR nei primi sei mesi del 2026, tra i risultati più rilevanti nel panorama legal AI d'Europa. La scelta della Capitale non è casuale. Roma ospita il più grande Ordine degli Avvocati d'Italia, con oltre 32.900 iscritti tra avvocati e praticanti, e rappresenta il cuore istituzionale del sistema normativo nazionale. La nuova sede nasce per consolidare il dialogo con istituzioni, associazioni professionali, università e organismi regolatori, in una fase in cui l'intelligenza artificiale sta ridefinendo profondamente il lavoro giuridico.

"Essere presenti nella Capitale significa contribuire attivamente al dibattito sul futuro della professione legale", spiega Martina Domenicali, co-founder e Chief Revenue Officer della società.

Il contesto di mercato è favorevole. Secondo il Rapporto Censis-Cassa Forense 2026, oltre il 55% degli avvocati italiani utilizza già strumenti di intelligenza artificiale, una quota che sale al 70% tra gli under 40, con più di sei professionisti su dieci che dichiarano un miglioramento concreto della produttività.

Lexroom adotta un approccio cosiddetto "data-first", che combina modelli di AI generativa con un patrimonio proprietario di oltre sei milioni di fonti normative, giurisprudenziali e regolatorie certificate. Un modello che, secondo la società, la distingue dai principali competitor internazionali orientati invece a un approccio "LLM-first". La piattaforma è oggi utilizzata da oltre 12.000 clienti tra Italia, Spagna e Germania.

Nei prossimi mesi l'azienda prevede il lancio di nuovi moduli specializzati nel diritto penale e nella tutela dei consumatori, un ampliamento dell'offerta enterprise e l'apertura di nuovi mercati europei, con l'obiettivo di espandersi in un nuovo Paese ogni tre mesi. Sul fronte occupazionale, sono previste circa 100 nuove assunzioni entro fine 2026, per portare il team a 200 persone. Il target di fatturato ricorrente annuo è fissato a 40 milioni di euro entro la fine dell'anno.

La scelta della Capitale non è casuale. Roma ospita il più grande Ordine degli Avvocati d'Italia, con oltre 32.900 iscritti tra avvocati e praticanti, e rappresenta il cuore istituzionale del sistema normativo nazionale. La nuova sede nasce per consolidare il dialogo con istituzioni, associazioni professionali, università e organismi regolatori, in una fase in cui l'intelligenza artificiale sta ridefinendo profondamente il lavoro giuridico. "Essere presenti nella Capitale significa contribuire attivamente al dibattito sul futuro della professione legale", spiega Martina Domenicali, co-founder e Chief Revenue Officer della società.

Il contesto di mercato è favorevole. Secondo il Rapporto Censis-Cassa Forense 2026, oltre il 55% degli avvocati italiani utilizza già strumenti di intelligenza artificiale, una quota che sale al 70% tra gli under 40, con più di sei professionisti su dieci che dichiarano un miglioramento concreto della produttività.

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Nei prossimi mesi l'azienda prevede il lancio di nuovi moduli specializzati nel diritto penale e nella tutela dei consumatori, un ampliamento dell'offerta enterprise e l'apertura di nuovi mercati europei, con l'obiettivo di espandersi in un nuovo Paese ogni tre mesi. Sul fronte occupazionale, sono previste circa 100 nuove assunzioni entro fine 2026, per portare il team a 200 persone. Il target di fatturato ricorrente annuo è fissato a 40 milioni di euro entro la fine dell'anno.

TMNews

Bambini invisibili, Unicef tra guerre, povertà e disagio mentale

Roma, 19 giu. (askanews) - "La situazione di bambini e adolescenti nel mondo è abbastanza complessa, potrei definirla drammatica. I dati che abbiamo come Unicef sono relativi a quasi mezzo miliardo di bambini che sono coinvolti direttamente o indirettamente dai conflitti internazionali. Ricordo che non sono soltanto quelli più noti ma ci sono circa 60 focolai di guerra in tutto il mondo. Questo non influisce soltanto sulla sopravvivenza dei bambini, ma anche sulla loro salute, la cultura, l'insegnamento. Questo riduce di molto la loro possibilità di guardare al futuro. La richiesta ai governi è quella di un cessate il fuoco globale. Non si può investire in un'economia di guerra che si basa sulle armi e sulla corruzione. Unicef agisce in tutto il mondo anche dal punto di vista della comunicazione, della doverosità, della forza dell'applicazione dei principi della convenzione dell'infanzia e dell'adolescenza in 190 Paesi e in tutti i territori che sono in qualche modo coinvolti non solo dalle guerre ma anche dalle carestie ed eventi climatici. E' un'azione forte, importante che ci impone a un dovere ulteriore quello di continuare a essere più presenti sui territori". Lo ha affermato Nicola Graziano, presidente del Comitato Unicef Italia, nel corso del Cnpr forum "Bambini invisibili, l'Unicef tra guerre, povertà e disagio mentale" promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.

Il focus sulla situazione nella Capitale è stato illustrato da David Santodonato, presidente del Comitato Unicef Roma: "La situazione della capitale è quella che si può riscontrare in tutte le grandi città del paese. Dobbiamo ripensare il concetto di tutela dell'infanzia e dell'adolescenza, chiederci cosa si fa realmente e cosa servirebbe davvero fare. I bambini e gli adolescenti vivono un periodo particolarmente complesso. Pensiamo al disagio mentale, che nelle grandi città è ancora più acuito, sintomo di un intero sistema che non funziona. Oggi i giovani hanno strumenti tecnologici per conoscere tutto. Ma loro non sempre hanno gli strumenti intellettuali per riuscire ad interpretare ciò che vedono e leggono. E tutto ciò può caricarli di ansia e stress come mai prima. Pensiamo alle emergenze ambientali, sociali, alle guerre, che oggi i bambini e i ragazzi possono vedere nel dettaglio: queste informazioni, come vengono processate dai giovani? Serve una società che si curi realmente del loro benessere. L'Unicef si fa carico anche di questi problemi, ma chiediamo l'aiuto di tutti; le istituzioni, la politica, la scuola, la cultura, la famiglia".

L'impatto delle crisi internazionali su bambini e adolescenti è stato evidenziato da Andrea Iacomini, portavoce Unicef Italia: "Nel mondo ci sono 500 milioni di bambini che vivono in aree di conflitto distribuite in 60 Paesi. La domanda è: come raccontiamo le loro storie, quando troppo spesso nessuno ne parla? Siamo concentrati sulle guerre e sulla distruzione in Iran e Libano, ma continuiamo a ignorare che ogni anno muoiono 3mila bambini nelle acque del Mediterraneo mentre cercano di fuggire da fame, povertà e condizioni climatiche estreme. Nel mondo ci sono 150 milioni di bambini colpiti da malnutrizione cronica e il Sudan rappresenta oggi una delle più grandi emergenze umanitarie del pianeta. Anche in Europa continuano a morire minori vittime di violenza e sono oltre 13 milioni i bambini che necessitano di assistenza umanitaria senza ricevere sufficiente attenzione. Per chi, come noi, deve raccogliere fondi e sostenere interventi umanitari, tutto questo rappresenta un grande dilemma morale, soprattutto in un'epoca storica in cui aumentano le spese militari mentre si riducono gli aiuti alla cooperazione internazionale. Con le stesse risorse investite negli armamenti si potrebbero combattere povertà, fame e disuguaglianze, offrendo un futuro diverso a milioni di bimbi nel mondo".

Il ruolo dei sostenitori privati è stato messo in evidenza da Carlo Maiorca, responsabile dei rapporti con le imprese e gli enti del Comitato Unicef di Roma: "L'Unicef sostiene le proprie attività quasi esclusivamente grazie a donazioni e lasciti provenienti da privati. Per noi questo contributo è fondamentale perché consente di finanziare numerosi progetti umanitari in tutto il mondo. Anche le istituzioni potrebbero offrire un sostegno concreto, sebbene ciò avvenga raramente e soprattutto nell'ambito di specifici programmi di cooperazione internazionale. Nel corso della nostra attività registriamo, però, una grande sensibilità da parte di cittadini, dirigenti pubblici, aziende private e multinazionali, che scelgono di sostenere l'Unicef attraverso donazioni, partecipazione a progetti dedicati o iniziative condivise. È molto importante anche il coinvolgimento diretto dei territori perché rappresenta un'opportunità preziosa per diffondere messaggi di solidarietà e inclusione. Lo scorso anno abbiamo riscontrato una partecipazione significativa da parte delle imprese, che sono riuscite a coinvolgere attivamente dipendenti e collaboratori nelle nostre iniziative, rendendoli protagonisti dei valori e dei messaggi che l'Unicef porta avanti ogni giorno". Nel corso dei lavori, moderati da Anna Maria Belforte, il punto di vista dei professionisti è stato espresso da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell'Odcec di Bergamo: "Nel mondo milioni di bambini sono colpiti da guerre, povertà e cambiamenti climatici, mentre le risorse per affrontare queste emergenze diventano sempre più difficili da reperire. In questo contesto il lavoro dell'UNICEF è fondamentale. Anche in Italia, dove oltre un milione di minori vive in povertà assoluta e cresce il disagio giovanile, il sostegno di privati, aziende e professionisti è indispensabile per garantire un futuro migliore ai bambini più fragili. I professionisti, attraverso il proprio impegno sociale, possono svolgere un ruolo determinante nel sostenere progetti e iniziative a tutela delle nuove generazioni".

Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell'Istituto nazionale esperti contabili: "Milioni di bambini nel mondo vivono una condizione di invisibilità causata da guerre, povertà, carestie ed emergenze climatiche. Spesso privi di identità anagrafica e di tutele, diventano vittime di sfruttamento e abusi. Le guerre producono conseguenze devastanti sui minori, tra perdita dei familiari, traumi psicologici e negazione del diritto all'istruzione. La povertà estrema compromette la loro crescita personale e il loro futuro. Per questo è necessario superare la semplice assistenza umanitaria e garantire diritti, protezione e strutture educative capaci di restituire dignità e opportunità a queste giovani vite".

TMNews

Gli AD italiani ultimi in Europa per età e formazione accademica

Milano, 19 giu. (askanews) - Un quadro nitido su cui riflettere a fondo. Heidrick & Struggles, società di ricerca e selezione per i ruoli apicali delle aziende, ha pubblicato il report annuale "Route to the top" dove scatta una fotografia nitida di quello che sono gli amministratori delegati delle 40 maggiori società quotate del Bel Paese.

"La ricerca che abbiamo appena pubblicato, Route to the top, che prende le considerazioni emerse dalle nostre interviste con oltre mille CEO e Directors a livello europeo, fa emergere un quadro complesso. I board, sempre di più, si affidano a degli amministratori delegati con grande esperienza, ma nonostante ciò non sempre c'è un allineamento tra questi profili senior, le aspettative strategiche e le sfide future delle aziende. Questo a maggior ragione in Italia, dove abbiamo un distinguo in termini di età anche maggiore, di minore formazione accademica e di prevalenza di profili domestici" ha dichiarato Sara Gay, Partner di Heidrick & Struggles.

Puntare sull'esperienza quindi, soprattutto post Covid, con una preferenza spiccata verso dirigenti di lungo corso, dalla consolidata esperienza e poco se non nessuno spazio alle donne.

"Andiamo a vedere anche il dato della diversità, dove purtroppo l'Italia è fanalino di coda rispetto ad un panorama internazionale che comunque è peggiorato. Soprattutto dal 2022 al 2025 abbiamo avuto una decrescita. Prima eravamo quasi al 18%, adesso siamo appena sopra il 14% a livello globale di CEO donne. Nel nostro Paese, purtroppo, il panorama è ulteriormente peggiorato e, se guardiamo le 42 società del FTSE MIB, ormai non abbiamo neanche più un amministratore delegato donna. C'è un tema ancora molto forte sul gender representation, nonostante ormai si parli da decadi della differenza di genere nei vertici delle aziende." ha concluso Gay.

Poca capacità di investire nei propri manager, nessuna attenzione alla formazione, e un processo di successione, che nonostante ci sia, è visto più come piano di emergenza da affidare ad un esperto piuttosto che come strategia vera e propria. Il percorso delle aziende italiane per adeguarsi alle esigenze del mondo di oggi - come mostra in pieno il report Heidrick & Struggles - è ancora lungo.

TMNews