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Donne che hanno fatto della farmacia una missione di cura

di TMNews giovedì 9 luglio 2026
3' di lettura

Roma, 13 lug. (askanews) - Oltre 316.000 farmaci raccolti, più di 47.000 bambini raggiunti, 2.560 farmacie mobilitate in iniziative di solidarietà su tutto il territorio nazionale. I numeri del welfare farmaceutico italiano crescono. Dietro questi numeri, però, ci sono storie che nessun protocollo cattura. Storie di donne nel Mezzogiorno che della farmacia hanno fatto vocazione prima ancora che professione, in terre dove l'analfabetismo segnava intere generazioni e il bancone della farmacia si trasformava nel presidio sociale sempre aperto senza prenotazione.

Una di queste storie è adesso un libro. Si intitola "Con tutto l'amore che posso" e lo ha scritto Antonella Migliorati, oltre che farmacista ha conseguito un dottorato di ricerca di Biologia e Fisiopatologia cellulare presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Siena.

La protagonista è la madre quarantatré anni di servizio, in piedi dietro il banco fino a ottantatré anni ma il racconto ha inizio molto più indietro, nel 1900, quando la bisnonna dell'autrice, una giovane insegnante ventenne di Todi, accettò dal conte Pavoncelli l'incarico di fondare una scuola nel Palazzo Gala di Cerignola. Obiettivo dichiarato: combattere l'analfabetismo dilagante nelle campagne pugliesi.

Quella donna catapultata in un territorio schiacciato dal latifondismo e dalla miseria fece una cosa che oggi chiameremmo welfare comunitario ma che allora non aveva nome. Una volta insediata nel ruolo di direttrice, le venne affidata carta bianca sia sul programma scolastico che sull'organizzazione delle maestranze.

Dovendo trasformare il Palazzo Gala in una scuola, necessitavano braccia, mani, non solo insegnanti; servivano inservienti, in quanto direttrice, nominò non solo le giovani insegnanti ma assunse le ragazze madri, le giovani vedove e le donne ripudiate perché considerate "disonorate", donando a quest'ultime dignità e lavoro.

Stipendio e dignità restituiti in un colpo solo. "Ha fatto come il suo cuore le suggeriva, ha creato una realtà che oggi chiamiamo casa famiglia" ricostruisce Migliorati.

Il marito della bisnonna, il professor Vincenzo Santoro, sempre più innamorato della moglie e proteso anch'egli da sempre verso il sociale, lasciò il suo impiego di professore di italiano e si iscrisse alla Facoltà di Farmacia a Napoli diventando farmacista nel 1900.

Tornato a Cerignola diventò nello stesso anno titolare di una delle farmacie più antiche del luogo e la intitolò "Farmacia Del Popolo". Il dottor Vincenzo Santoro dava i preparati galenici gratuitamente a chi non se li poteva permettere.

"Da questa coppia nacquero tre figlie: Filomena, Geltrude (la nonna dell'autrice) e Tusnelda. I bisnonni di Antonella (Vincenzo e Anna) fecero studiare tutte e tre le figlie: Geltrude divenne insegnante come la madre (Anna Tiberi) mentre Filomena e Tusnelda furono tra le prime donne di Cerignola e in Italia a essersi laureate: Filomena in farmacia e Tusnelda in medicina a soli ventiquattro anni e lavorò come medico vice-primario per dieci anni al Gaslini di Genova" racconta Migliorati e continua: "nel 1930 Vincenzo Santoro a Cerignola pubblicò un annuncio di lavoro sul gazzettino dei farmacisti: -cercasi farmacista-. A questo annuncio rispose un giovane laureato, Luigi Danile, che diventò il nonno materno dell'autrice". Dal matrimonio di Luigi e Geltrude nacque Angela Maria Rosaria, la madre di Antonella, la vera protagonista del memoir.

Professoressa di tedesco per dieci anni a Roma, fu costretta a tornare a Cerignola quando morì suo padre. "Le farmacie, a quei tempi, non si potevano vendere ma si tramandavano; diversamente, si perdeva la titolarità della farmacia a favore dello Stato" chiarisce l'autrice.

Rispettando i sacrifici dei suoi genitori e dei suoi nonni, Rosaria si iscrisse a Farmacia con quattro figli sulle spalle. "Ha detto di sì a un destino improvviso. Lei viveva a Roma, aveva quello che sognava, però nonostante tutto, fece quello che andava fatto sorretta dalla fede" narra Migliorati.

L'autrice ha iniziato il libro nei primi mesi del 2024, l'ha poi lasciato per completare un altro testo "Da mendicante a pellegrino" scritto in occasione del Giubileo ed è stato pubblicato dopo la morte della mamma avvenuta il 24 marzo, per rispettare le sue ultime volontà.

L'amore come forma di cura. È uno dei fili che tengono insieme tutto il racconto.

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