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Iran, voci da Teheran: "La gente non può reggere ancora a lungo"

di TMNews lunedì 24 agosto 2026
1' di lettura

Teheran, 24 ago. (askanews) - Voci raccolte per le strade di Teheran mentre gli Stati Uniti minacciano un nuovo pesante pacchetto di sanzioni contro l'Iran. Tra chi chiede di trattare e chi pensa che il Paese debba resistere, emerge soprattutto la preoccupazione per una situazione economica già difficile.

Il presidente Massoud Pezeshkian ha riconosciuto che la società iraniana attraversa "molte difficoltà", mentre Washington annuncia nuove misure per aumentare la pressione sull'economia del Paese. Teheran ha avvertito che considererà "nemico" qualsiasi Stato che partecipi a quella che definisce la "guerra economica" americana.

"Penso che, se i negoziati falliscono, dobbiamo combattere - dice Kamran Sehat, formatore nel settore commerciale - Se invece funzionano, negozieremo".

Per Sarah Hassanbeigi, farmacista, naturalmente negoziare significa che entrambe le parti devono fare dei compromessi. Personalmente penso che adesso l'Iran dovrebbe fare delle concessioni in linea con ciò che vogliono le altre parti". "È davvero molto difficile. Non credo che la gente possa sopportare questa situazione ancora a lungo".

"Che ci piaccia o no, la guerra ha un effetto negativo su tutto - osserva M. Bagheri - Ma ormai ci siamo abituati e ognuno cerca di adattarsi: dalle autorità alla popolazione, tutti cercano di adeguarsi alla situazione". "Dobbiamo aumentare la nostra forza, politica, militare ed economica, e anche la coesione della popolazione. Più saremo forti, minore sarà il rischio di una guerra e di un attacco contro l'Iran".

Per Barzegar, casalinga, "naturalmente queste sanzioni hanno un forte impatto sulla situazione economica della popolazione".

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"Per interpretare lo slogan di quest'anno del Meeting - spiega Alessandra Di Pippo, capo ufficio Sicurezza alimentare della Direzione generale per la Cooperazione e lo sviluppo del Maeci - abbiamo deciso di rappresentarlo attraverso una serra, che rappresenta il nostro impegno nei Paesi africani e racchiude in sé il concetto di cooperazione, di cura, di rapporto tra uomo e natura".

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La serra, spiegano al MAECI, non è solo uno spazio espositivo: è una metafora dello sviluppo. Un luogo trasparente dove la vita non cresce da sola, ma va curata giorno dopo giorno. Il percorso si chiude nello spazio della FAO, con il MuNe, il Museo e Rete per l'alimentazione e l'agricoltura. "Portano a casa una maggiore conoscenza di ciò che accade nei Paesi del continente africano. Per noi è un grande successo, perché siamo riusciti ad avvicinare popoli ad altri popoli" ha concluso capo ufficio Sicurezza alimentare della Direzione generale per la Cooperazione e lo sviluppo del Maeci.

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Sulla questione è intervenuto il sindaco di Chamonix, Francois-Xavier Laffin. "Sento pubblicamente persone che criticano l'UTMB perché, in un certo senso, si sentono escluse dalla loro città. E questo, in qualità di sindaco, devo ascoltarlo, occorre senza dubbio ridefinire affinché, alla fine, gli abitanti di Chamonix tornino ad amare questa gara e affinché essa diventi qualcosa di esclusivo, di unico, che non risponda solo ai criteri economici di una crescita senza limiti. E che debba tenere conto dei vincoli di una valle che, in fin dei conti, è fragile e ha le sue dimensioni". Fra le opzioni diminuire il numero dei corridori.

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