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Islanda divisa sull'Ue, tra pesca e sicurezza nel Nord Atlantico

di TMNews mercoledì 26 agosto 2026
2' di lettura

Reykjavik, 26 ago. (askanews) - L'Islanda vota sabato sulla possibilità di riaprire i negoziati di adesione all'Unione europea. Gli elettori devono decidere se dare al governo il mandato per trattare con Bruxelles e portare sul tavolo eventuali condizioni di adesione. Solo dopo, un accordo dovrebbe essere sottoposto a un nuovo voto.

Il tema più sensibile è la pesca, settore centrale per l'economia islandese e per l'identità nazionale. Nessun governo, secondo Eirikur Bergmann, politologo della Bifr st University, potrebbe accettare un'intesa che non garantisca all'Islanda il controllo delle sue acque.

Il voto arriva dopo le minacce di Donald Trump sulla Groenlandia e mentre l'Islanda, senza forze armate permanenti, fonda la propria sicurezza sulla Nato e sull'accordo bilaterale di difesa firmato con gli Stati Uniti nel 1951. Ma Bergmann invita a leggere il referendum in chiave interna: gli elettori decideranno soprattutto su questioni islandesi, dall'economia alla sovranità sulla pesca: "Il dibattito è saldamente su terreno interno - dice - Queste elezioni sono state convocate prima del secondo mandato di Trump. Quindi gli sconvolgimenti geopolitici che abbiamo visto di recente non sono la causa di questo referendum. Ma ovviamente queste preoccupazioni influenzano il dibattito, senza guidarlo".

"L'Islanda - prosegue lo studioso - vive fondamentalmente della pesca. È la base della nostra economia. Certo, l'economia si è diversificata e la pesca non domina il Pil, ma è il fattore più importante per le entrate in valuta estera. La realtà politica di questo Paese è tale che nessun governo potrebbe mai tornare con un trattato di adesione che non garantisca agli islandesi il pieno controllo della loro zona di pesca". "Le condizioni - osserva Bergmann - si sono allineate per un trattato di adesione favorevole all'Islanda. Ma resta da vedere se qui la gente vorrà cogliere questa opportunità oppure no".

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