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Libia, blackout e benzina introvabile nel Paese del petrolio

di TMNews venerdì 28 agosto 2026
2' di lettura

Tripoli, 28 ago. (askanews) - A Tripoli si entra in negozio con la torcia del telefono accesa. Fuori ci sono quasi 50 gradi, dentro manca la corrente. Nell'estate 2026 la Libia, il Paese con le maggiori riserve di petrolio dell'Africa, vive una delle crisi più pesanti degli ultimi anni: blackout prolungati, scaffali vuoti, frigoriferi fermi, benzina difficile da trovare.

Per restare aperto, Slimen Fitouri ha comprato un generatore: "I black out mi hanno creato molti problemi, soprattutto con i prodotti alimentari. Anche i frigoriferi si sono rotti: due hanno smesso di funzionare. La nostra attività ne ha risentito e non siamo più riusciti a tenere in negozio molti prodotti alimentari".

Il generatore permette di riaccendere le luci, ma consuma carburante. Ma anche benzina e gasolio mancano. Alle stazioni di servizio le code possono durare ore, con auto in fila e gente in attesa di riempire le taniche.

"Si può restare un'intera giornata in fila davanti a una stazione di servizio per riuscire ad avere 10 o 15 litri di benzina, o semplicemente per fare il pieno", dice Abdeslam Zarti, abitante di Tripoli.

La crisi nasce in un Paese spaccato tra due governi rivali, con infrastrutture poco mantenute, investimenti insufficienti e traffici di carburante. Secondo l'Onu e gli esperti, la ricchezza petrolifera non basta a far funzionare i servizi essenziali.

Per Béchir Jouini, ricercatore, "Il problema dei servizi, in Libia, in particolare elettricità e carburante, è prima di tutto un problema di governance, di gestione e di volontà politica. Sono tre elementi collegati".

La Libia produce petrolio e importa una parte rilevante dei carburanti di cui ha bisogno. Ma una quota rilevante non arriva alle centrali e ai distributori: finisce nelle reti di contrabbando, all'interno del Paese o oltreconfine. E' il paradosso della vita quotidiana oggi a Tripoli: in un Paese ricco di petrolio, la corrente salta e la benzina si aspetta in coda.

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"Residenze Lievito - ha spiegato ad askanews Matteo Graniti, co-founder e direttore di Ipercubo - è nato con lo spirito di restituire lo spazio di ascolto del territorio, una sorta di processo critico e di calma, che oggi è un po' difficile anche per un artista e per un curatore trovare nella frenesia del giorno d'oggi. cui durante queste residenze gli artisti si troveranno all'interno di questi spazi per poter riflettere e arrivare a una restituzione finale, che sarà il 12 dicembre qui a Sinalunga, potranno restituire quello che è stato questo percorso di residenza".

I residenti sono cinque e per sei mesi lavoreranno alle proprie pratiche nell'ambito del progetto. Che ha anche un'importante componente di apertura al pubblico e di relazione con la comunità locale. "Ciascuna residenza - ha aggiunto Silvia Giordano, direttrice de La CAP Re-Hub - ha un tema specifico, una suggestione che diamo agli artisti, in questo caso è 'Ripensare l'aia', cioè l'idea di ripensare le relazioni sociali oggi in un luogo che un tempo era un luogo di lavoro e abbiamo pensato di dare questo nome anche a una serie di attività che si svolgono per gli artisti residenti e con i residenti, aprendole al pubblico e invitando la comunità in una serie di appuntamenti. Appuntamenti che sono lezioni dedicate agli artisti che si aprono anche al pubblico, talk e momenti conviviali che esperti, artisti, registi o personaggi di settore internazionale e nazionale vengono qui e condividono sia con i residenti che con la comunità".

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