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Alluvioni Nepal e Tibet, oltre 900 le vittime, quasi 5.000 i dispersi

di TMNews lunedì 31 agosto 2026
1' di lettura

Nuwakot, 31 ago. (askanews) - Fango, edifici danneggiati e strade invase dai detriti a Nuwakot, in Nepal, sei giorni dopo le alluvioni che hanno devastato le zone al confine con il Tibet.

In Nepal il bilancio è salito ad almeno 903 morti e 4.247 dispersi. Tra loro ci sono anche 592 stranieri e centinaia di lavoratori impiegati nei progetti idroelettrici lungo il fiume Trishuli.

In Tibet, secondo i media di Stato cinesi, le vittime sono almeno 16 e i dispersi 546. Le autorità hanno perso i contatti con 261 cittadini stranieri provenienti da 23 Paesi.

Il presidente cinese Xi Jinping ha assicurato che Pechino sta compiendo "ogni sforzo" per ritrovare i dispersi. Il bilancio complessivo della catastrofe sale così ad almeno 919 morti e 4.793 persone ancora disperse.

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Aarau (Svizzera), 31 ago. (askanews) - È ancora caccia all'autore o agli autori della sparatoria al rave di Aarau, in Svizzera, costata la vita alla 22enne italiana Maria Spinelli e nella quale sono rimaste ferite altre cinque persone, tra cui due italiani in modo lieve. La polizia non sa ancora se abbia agito una sola persona o più persone, né come siano fuggite.

Sul posto sono state trovate munizioni di due calibri diversi, tra cui bossoli compatibili con armi come fucili d'assalto. Secondo gli investigatori, i colpi sarebbero partiti da due punti distinti.

"Al momento - dice Michael Leupold, comandante della polizia cantonale dell'Argovia - stiamo lavorando su tre ipotesi, ma in questa fase non possiamo privilegiarne nessuna. La prima è un attentato terroristico, la seconda una strage, la terza un semplice atto criminale di cui ancora non conosciamo il movente: un regolamento di conti all'interno di un determinato ambiente, oppure qualcosa di completamente diverso".

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Usa-Iran, nuovi attacchi diretti dopo un mese di tregua

Milano, 31 ago. (askanews) - Le immagini diffuse dai Guardiani della rivoluzione mostrano una salva di missili iraniani. È la risposta di Teheran ai primi attacchi americani sul territorio iraniano dopo circa un mese di tregua militare, in una guerra che va avanti da sei mesi e che ora torna a riaccendersi.

Gli Stati Uniti hanno annunciato ieri di avere colpito due lanciarazzi iraniani sull'isola di Larak, nello Stretto di Hormuz. Secondo il Comando centrale americano, appartenevano ai Pasdaran e rappresentavano una minaccia imminente perché sarebbero stati usati per posare altre mine nello stretto.

Poche ore dopo, l'Iran ha dichiarato di avere attaccato con missili balistici due basi aeree americane in Giordania, parlando di "gravi danni". Ma l'esercito giordano ha affermato di avere intercettato otto missili, senza indicarne l'origine.

Lo scambio arriva in una fase in cui le ostilità sembravano essersi attenuate. Nelle ultime settimane l'amministrazione Trump aveva puntato soprattutto sulla pressione economica contro Teheran, più che sui raid. Ma la tensione nello Stretto di Hormuz resta altissima.

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Cuba, ristoranti aperti tra blackout e prodotti introvabili

L'Avana, 29 ago. (askanews) - Gestire un ristorante a Cuba oggi sembra una sfida contro la logica. All'Avana, anche locali famosi come La Guarida, reso celebre dal film "Fragola e cioccolato", mostrano sale vuote e terrazze chiuse. Blackout, carenze di prodotti, prezzi in aumento e crollo del turismo rendono difficile restare aperti.

Dainel Castillo, proprietario di un ristorante: "Ci sono diverse sfide: bisogna fare i conti con la luce, con i prezzi, con l'approvvigionamento. L'ingrediente più difficile da trovare è l'olio da cucina: una bottiglia costa intorno ai 4.000 o 5.000 pesos. Ma, sapete, i cubani trovano sempre un modo. Compriamo strutto e cuciniamo con lo strutto".

Yosbel Leon, dipendente di un ristorante: "Le persone che possono risparmiare un po' di denaro, quelle che hanno davvero soldi, sono molto poche tra i cubani comuni. Direi forse solo il 10 o il 15% della popolazione ha la possibilità di mangiare al ristorante. Nel 90% dei ristoranti, con i prezzi che hanno, il 90% dei cubani non può permetterselo".

Victor Estevez, proprietario di un ristorante: "Siamo nel pieno di una crisi, la peggiore crisi del turismo cubano. È stato un momento estremamente difficile perché, per esempio, i ristoranti lavorano con il turismo; e il turismo non c'è, è praticamente a zero, e abbiamo dovuto reinventarci in questo senso".

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