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Carburanti, G7 rilascia 100 milioni di barili da riserve in 4 mesi

di TMNews venerdì 2 ottobre 2026
2' di lettura

Roma, 2 ott. (askanews) - I leader del G7 si sono riuniti in teleconferenza per discutere del tema carburanti; un vertice convocato dalla presidenza di turno francese, con all'ordine del giorno le misure per allentare i prezzi e garantire le forniture.

È stata decisa una risposta coordinata alla volatilità dei mercati energetici.

Per ridurre i prezzi dei prodotti petroliferi, in particolare del diesel, i paesi del G7, insieme ai loro partner, "rilasceranno fino a 100 milioni di barili di petrolio dalle loro riserve strategiche nell'arco di 4 mesi, sotto il coordinamento dell'Agenzia Internazionale dell'Energia" ha annunciato su X il prepsidente francese Emmanuel Macron.

Nel suo intervento, la premier Giorgia Meloni, ha riferito Palazzo Chigi, ha parlato delle iniziative del governo per contenere l'impatto dei rincari su famiglie e imprese: il tetto ai prezzi dei carburanti ottenuto dalle principali compagnie petrolifere, gli interventi sulle accise e le proposte presentate alla Commissione europea. Ha inoltre sostenuto, ha sottolineato ancora Chigi, "un'azione coordinata sulle scorte, mirata sul gasolio" e rilanciato la proposta di un "dialogo strutturato" tra il G7 e i Paesi del Golfo.

"Di fronte a una volatilità senza precedenti nei mercati petroliferi, con prezzi in forte aumento che minacciano la stabilità economica e il benessere dei nostri cittadini, abbiamo concordato misure decisive e coordinate per stabilizzare le forniture energetiche immediate, proteggere le famiglie e le imprese dagli shock dei prezzi e rafforzare la resilienza a lungo termine dei sistemi energetici globali" hanno affermato i leader dei paesi del G7 in una dichiarazione congiunta dopo il vertice.

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Nations League, i tifosi irlandesi: non giocate il ritorno con Israele

Milano, 2 ott. (askanews) - I tifosi irlandesi di calcio hanno protestato davanti alla Dublin Arena per chiedere alla nazionale di boicottare la partita di ritorno della Nations League contro Israele.

"L'Irlanda non dovrebbe assecondare il genocidio - dice un tifoso - Abbiamo già giocato una partita contro Israele, responsabile di genocidio, e abbiamo violato il boicottaggio per i palestinesi. Non vogliamo che i giocatori lo facciano di nuovo. Non vogliamo che la Federazione irlandese lo faccia di nuovo, deve intervenire, con il sostegno del governo, si spera, ma anche senza, e fermare la partita".

"Sono venuta qui perché ho dei familiari a Gaza - dice una ragazza palestinese - e il minimo che posso fare per loro è parlare a loro nome e manifestare a loro nome".

"Ritengo che lo sport sia una questione politica - dice una tifosa - E sono state moltissime le occasioni in cui la gente ha boicottato degli eventi. Sono pienamente solidale con la campagna BDS (ndr Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni) di cui faccio parte. L'unico modo per fermare questo genocidio e lo stato di apartheid di Israele è quindi il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni. Dobbiamo quindi boicottare Israele".

Dopo lunghe discussioni su un possibile boicottaggio, in segno di protesta contro la guerra a Gaza, i giocatori irlandesi hanno deciso di disputare la partita di andata, che si è svolta in Ungheria in uno stadio praticamente vuoto, vinta per 3-0.

I calciatori irlandesi indossavano fasce nere al braccio, e i capitani di entrambe le squadre non si sono stretti la mano né si sono scambiati i gagliardetti prima del calcio d'inizio.

La partita di ritorno è in programma domenica, ancora una volta in campo neutro, in Serbia.

TMNews

Dpfp, Giorgetti: contesto complesso, difficile fare previsioni

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"Con questi numeri e tenuto conto di una crescita del Pil che abbiamo aggiornato per quanto riguarda il 2026 all'1%, rispetto all'originaria, prudente, stima dello 0,6%, il tasso di crescita programmatico si attesta allo 0,8% nel 2027, 0,9% nel 2028 e 0,8% nel 2029", ha aggiunto.

Il deficit, invece "dovrebbe stare sotto il 3% anche nel 2026, ma come sapete non basta, le nostre previsioni sono, tenendo conto della spesa supplementare consentita dalle regole europee, che salga al 3,4% nel '27, 3,3% nel 2028 2,4% nel 2029" ha detto Giorgetti.

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Ora spetta allo stesso Sanchez decidere se cercare di portare a termine la legislatura - con all'orizzonte la legge di bilancio - oppure indire elezioni anticipate, come già chiesto dal leader dell'opposizione di centrodestra del Partido Popular, Alberto Nunez Feijòo. A Madrid si parla di un annuncio del capo del governo sulla sorte della legislatura già lunedì, dopo una pausa di riflessione nel fine settimana.

Il voto anticipato potrebbe non essere la scelta peggiore per il partito socialista (Psoe) di Sanchez: il governo ora può scaricare la colpa su un socio sempre più scomodo nella maggioranza, i nazionalisti catalani di centodestra - l'esecutivo ha infatti insistito oggi per un voto palese per alzata di mano; ma soprattutto, può cercare di sfruttare l'indignazione popolare per la bocciatura dei decreti, che potrebbe creare un'onda elettorale in grado di spingere i socialisti del Psoe e i partiti alla sua sinistra a una quota tale da potersela giocare con la destra del Pp e l'ultradestra di Vox.

Non a caso la ministra della Casa del governo Sanchez, Isabel Rodriguez oggi durante il suo intervento in aula ha lodato i manifestanti: "Una democrazia avanzata come quella spagnola non può permettersi un solo sfratto di più. È un'immagine che non avremmo mai dovuto vedere. Quell'immagine, quel dramma, quella tragedia, quel fallimento collettivo hanno portato alla mobilitazione sociale e, quando c'è mobilitazione sociale, la democrazia non si indebolisce, ma si rafforza".

Un ritorno alle urne comporta anche dei rischi, soprattutto per la mancanza di un leader chiaro nel principale alleato del governo a sinistra, il partito Sumar: ma andare al voto subito, forse già a fine novembre, con al centro del dibattito un problema sociale storico in Spagna come quello degli alloggi, piuttosto che la crisi dei migranti di Ceuta rappresenta un'occasione forse irripetibile per un governo già in crisi di credibilità.

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