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Brasile, Lula in piazza dopo la sconfitta al primo turno delle elezioni

di TMNews venerdì 9 ottobre 2026
1' di lettura

Brasilia, 9 ott. (askanews) - Il presidente brasiliano Luiz Inàcio Lula da Silva saluta i sostenitori durante un comizio elettorale a Brasilia, in vista del ballottaggio del 25 ottobre. Lula cerca di recuperare lo svantaggio dopo il primo turno delle presidenziali, vinto dal conservatore Flavio Bolsonaro, figlio dell'ex presidente Jair Bolsonaro, con il 47% dei voti contro il 45,2% del presidente uscente. Il candidato della destra ha promesso che, in caso di vittoria, concederà la grazia al padre, condannato a 27 anni di carcere per il tentativo di colpo di Stato seguito alla sconfitta elettorale del 2022.

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Legge elettorale, D'Alema: nuovo sistema è una truffa

Genova, 9 ott. (askanews) - "Il nuovo sistema elettorale è una truffa. Ho letto che Arianna Meloni sostiene che siamo entrati nella terza Repubblica. Mi sembra un'affermazione grave perché per fare un'altra Repubblica bisognerebbe cambiare la Costituzione. E l'idea di cambiare la Costituzione con una legge ordinaria rivela una grave carenza di cultura democratica.

D'altro canto per chi viene dal partito neofascista non è una sorpresa che non abbia cultura democratica". Lo ha detto l'ex premier Massimo D'Alema, a margine della presentazione del suo ultimo libro "Eravamo comunisti" presso i Giardini Luzzati di Genova.

Alla domanda sul campo largo ha risposto "deve unirsi perché le divisioni sono state ciò che hanno portato la destra al governo del Paese. Unirsi e anche cercare di produrre una sintesi di una visione dell'Italia futura. D'altro canto, molto di questa visione del futuro è contenuta nelle battaglie che l'opposizione ha compiuto in questi anni".

"È il momento della sintesi - ha ribadito D'Alema - è il momento dell'unità. Non entro nelle discussioni su cosa si deve fare perché non ho questa responsabilità, lascio che se ne occupi chi ha questa responsabilità, posso solo raccomandare di non farsi del male".

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Trump difende la fucilazione di Hasan: "È un maniaco, se lo merita"

Washington, 9 ott. (askanews) - Donald Trump difende la condanna a morte di Nidal Hasan, l'ex maggiore dell'esercito americano che nel 2009 uccise 13 persone nella base militare di Fort Hood, in Texas. Il presidente lo definisce un "pazzo" e sostiene che meriti la fucilazione prevista per il 3 dicembre. Intanto crescono le polemiche sulla decisione del Pentagono di trasmettere l'esecuzione in diretta streaming. L'Alto commissariato dell'Onu per i diritti umani avverte che la trasmissione violerebbe il divieto assoluto di tortura. Critiche arrivano anche da esponenti repubblicani e democratici. Il senatore repubblicano Thom Tillis, pur favorevole all'esecuzione, ha definito lo streaming "oltre ogni limite del disgustoso", paragonando le esecuzioni pubbliche a quelle praticate in Iran e Afghanistan. Se eseguita, sarà la prima fucilazione militare americana dal 1945.

"Oggi si può fare praticamente qualsiasi cosa e non succede niente - afferma Trump - Ma noi stiamo cambiando le cose, lo vedete. Infatti stiamo condannando a morte un uomo che ha ucciso 14 soldati un paio di anni fa. Pena di morte mediante fucilazione, e se la merita. Ha ucciso e ferito moltissime persone. Un pazzo".

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Sanzioni Usa a Corte penale internazionale: "Attacco alla giustizia"

L'Aia, 9 ott. (askanews) - La Corte penale internazionale dell'Aia respinge le nuove sanzioni imposte dagli Stati Uniti, che per la prima volta colpiscono l'istituzione nel suo complesso e non soltanto singoli giudici e procuratori. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha annunciato il divieto di effettuare transazioni con la Corte, accusandola di voler perseguire cittadini americani e rappresentanti di Paesi alleati, tra cui Israele. La presidente Tomoko Akane denuncia un attacco al diritto internazionale e alle vittime dei crimini più gravi. Le misure arrivano dopo mesi di sanzioni contro singoli magistrati e poche ore dopo l'assegnazione del Nobel per la Pace all'ex giudice della Corte Navi Pillay. Washington, che non aderisce alla Corte, minaccia di paralizzarne le attività.

"Oggi, con una decisione senza precedenti nella storia, gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni alla Corte penale internazionale in quanto istituzione. Questo fa seguito a una serie di provvedimenti contro alcuni giudici e procuratori indipendenti che operano al servizio della giustizia. La Corte respinge fermamente queste sanzioni".

"È un attacco contro gli Stati sovrani che hanno creato la Corte. È un attacco contro l'ordinamento giuridico internazionale più in generale. È un attacco contro le vittime delle atrocità di massa, che hanno aspettato anni, a volte decenni, perché i responsabili fossero chiamati a risponderne. Ogni misura adottata contro la Corte si ripercuote, in ultima analisi, su quelle vittime".

"Di fronte a questi attacchi non possiamo rimanere indifferenti. Tutti noi, compresi gli Stati membri, abbiamo il dovere giuridico e morale di agire in difesa dell'ordine internazionale, di difendere il diritto, non la forza. Saremo giudicati dalla storia per le scelte che facciamo oggi. Vi prometto che la Corte penale internazionale continuerà il proprio lavoro senza lasciarsi intimidire, con la ferma determinazione che la giustizia debba prevalere".

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Vienna, in piazza contro il divieto del velo islamico a scuola

Vienna, 9 ott. (askanews) - Manifestazione a Vienna contro il divieto di indossare il velo islamico nelle scuole per le ragazze sotto i 14 anni, entrato in vigore il primo settembre. La misura, approvata dal governo di coalizione austriaco, riguarda le scuole pubbliche e private e prevede, dopo ripetute violazioni, multe ai genitori da 150 a 800 euro. Il governo sostiene che la legge serva a proteggere la libertà e l'autonomia delle ragazze, mentre i manifestanti la considerano discriminatoria nei confronti della minoranza musulmana. La Corte costituzionale austriaca, che nel 2020 aveva annullato un precedente divieto per le bambine sotto i dieci anni, dovrà pronunciarsi sulla nuova legge nel 2027.

Zeyhra Sahin, madre di due figlie: "Fa parte anche della loro identità. Molti pensano che sia un simbolo contrario allo Stato e allo stile di vita europeo. Io non la penso così". Farah Denno, studentessa, 19 anni: "Sono musulmana anch'io e quando avevo 13 o 14 anni ho pensato di indossare il velo. Poi ho deciso da sola di non farlo. E i miei genitori mi hanno sostenuta in ogni caso. Penso che ogni donna debba avere il diritto di decidere da sola quando indossare il velo e quando no, come coprirsi o se non coprirsi affatto".

Fabian Cisar, organizzatore della protesta: "Questa è la prima legge in Austria che discrimina specificamente una minoranza religiosa. E dobbiamo dire che un attacco a una persona è un attacco a tutti noi. Perché questo apre la strada al governo per approvare in futuro altre leggi razziste e che creano divisioni".

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