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Fmi: crescita mondiale al 3,1%, guerra in Iran colpisce i più poveri

di TMNews martedì 13 ottobre 2026
2' di lettura

Bangkok, 13 ott. (askanews) - Il Fondo monetario internazionale rivede al rialzo le previsioni di crescita mondiale per il 2026, portandole al 3,1%, un decimo di punto in più rispetto alle stime precedenti. L'economia globale ha resistito meglio del previsto alle conseguenze della guerra in Iran, grazie soprattutto alla tenuta delle economie avanzate e agli investimenti nell'intelligenza artificiale. Ma i rischi rimangono elevati, avverte la capo economista del Fmi, Silvana Tenreyro, presentando il World Economic Outlook a Bangkok.

A preoccupare il Fondo sono soprattutto le conseguenze della guerra in Medio Oriente, che ha fatto impennare i prezzi dell'energia, penalizzando in particolare i Paesi più poveri e dipendenti dalle importazioni. Le nuove previsioni fotografano un'economia mondiale sempre più divisa. Per il 2026 l'India dovrebbe crescere del 7%, mentre il Medio Oriente e l'Asia centrale registrerebbero una contrazione dello 0,3%. Particolarmente pesante il bilancio previsto per l'Arabia Saudita, con un Pil in calo del 3,3%.

"L'economia mondiale ha mostrato capacità di tenuta - spiega Silvana Tenreyro, capo economista del Fondo monetario internazionale - ma questa tenuta è sotto pressione, con rischi orientati al ribasso. L'attività economica mondiale dovrebbe crescere del 3,1% quest'anno, 40 punti base in meno rispetto all'anno scorso, e si prevede che salga al 3,4% nel 2027".

"In primo luogo, con il riaccendersi delle tensioni in Medio Oriente, i prezzi del petrolio greggio, del gas e dei prodotti petroliferi raffinati, come il diesel e il carburante per aerei, sono aumentati bruscamente. Un'interruzione più prolungata della produzione e dei trasporti in Medio Oriente - aggiunge l'economista - potrebbe portare a prezzi ancora più elevati dell'energia e delle altre materie prime".

"L'economia mondiale - prosegue - ha dimostrato una buona tenuta, ma questa capacità sta arrivando al limite. Dobbiamo quindi passare dalla gestione delle emergenze alla ricostruzione. Dobbiamo recuperare margini di manovra nei bilanci pubblici e rafforzare la capacità dei sistemi produttivi di resistere agli shock. Questo richiede interventi diversi, a seconda di dove si trovino i punti deboli e quali siano le risorse essenziali, dall'energia agli altri fattori produttivi. E' questo il compito di tutti: rafforzare la capacità delle nostre economie di assorbire gli shock e ricostituire le risorse necessarie per affrontare eventuali nuove crisi".

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Italia alla guida della missione Kfor in Kosovo, cerimonia a Pristina

Pristina, 14 ott. (askanews) - Il generale di divisione italiano, Roberto Vergori, ha assunto la guida della Kosovo Force (Kfor), subentrando al generale turco Ozkan Ulutas. Nelle immagini, la cerimonia al quartier generale della missione, alla presenza del ministro della Difesa Guido Crosetto.

Vergori è il quindicesimo comandante italiano della forza multinazionale, impegnata dal 1999 a garantire la sicurezza e la stabilità del Kosovo, in un contesto regionale ancora segnato dalle tensioni tra Belgrado e Pristina.

"Le preoccupazioni non sono aumentate in questo periodo, sono quelle che ci sono state negli ultimi anni. È il motivo per cui noi ci siamo sempre impegnati in questa zona dei Balcani, perché la prima cosa per noi è garantire la sicurezza, intanto nei confini di casa, e questo è uno dei nostri confini", ha spiegato Crosetto, parlando con i giornalisti al termine della cerimonia. Il ministro ha inoltre sottolineato che l'impegno italiano nella regione continuerà anche nell'eventualità di una riduzione della presenza internazionale in Kosovo. "Lo facciamo questa volta riprendendo il comando col generale Vergori, lo facciamo con un impegno che proseguirà anche quando Kfor diminuirà il suo impegno in Kosovo, perché per noi i Balcani rappresentano un punto di riferimento per la nostra sicurezza" ha detto Crosetto.

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Papa, l'oncologo Gelibter analizza il post-intervento e la ripresa

Roma, 14 ott. (askanews) - Il prof. Alain Gelibter, dirigente medico oncologo presso il Policlinico Umberto I di Roma, dove è anche responsabile clinico del PDTA (Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale) per il tumore polmonare, parla dei vari scenari del post-operatorio per Papa Leone, che si è sottoposto a una lobectomia inferiore destra, per l'asportazione di un nodulo polmonare, che si è rivelato un tumore, al Policlinico Gemelli.

"Da quanto sappiamo si tratta di un adenocarcinoma polmonare e questo già ci apre un po' di caratterizzazioni - ha spiegato - la caratterizzazione patologica è quella più importante per capire la diagnosi, la prognosi e soprattutto il tipo di trattamento successivo, se sarà necessario o meno. Su questa base si deciderà poi il tipo di trattamento oppure se il paziente potrà essere candidato solamente al follow-up, in quanto anche da solo l'intervento chirurgico, se il nodulo è solitario, sotto ai 3 centimetri e comunque con linfonodi negativi, questa tipologia di pazienti potrebbe andare anche solamente a follow-up".

Per quanto riguarda la ripresa e le dimissioni dall'ospedale, secondo il prof. Gelibter, "se siamo al primo o al secondo stadio, c'è un buon recupero e non ci sono grosse comorbidità, nell'arco di poche settimane il paziente può riavviare la propria vita normale con le proprie attività e solitamente, a meno che non ci siano poi complicanze post-operatorie, il decorso è questo. L'ospedalizzazione dipende dalle situazioni, ma tra i 7, 10, 14 giorni massimo, se non ci sono complicanze".

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