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Lungo raggio dopo il Golfo, Idee per Viaggiare punta sul 2027

di TMNews mercoledì 14 ottobre 2026
2' di lettura

Rimini, 14 ott. (askanews) - C'è stata una primavera in cui uno scalo a Dubai o a Doha bastava a far rinviare un viaggio. Il conflitto nel Golfo ha frenato il lungo raggio, e al Ttg di Rimini i tour operator fanno i conti con quei mesi. Lo racconta Danilo Curzi, ceo e co-founder di Idee per Viaggiare. "E' ovvio che il turismo, per prosperare, ha bisogno di serenità - spiega -: una vita quotidiana serena predispone anche al viaggio, uno dei momenti più ambiti e cercati dalle persone. Se tutto questo viene meno, è normale che si registri una flessione".

Il bilancio dell'anno, che si chiude il 31 ottobre, segna un calo tra il 6 e l'8 per cento. Da luglio però il lungo raggio è tornato a crescere, e Natale e Capodanno corrono oltre le attese. Curzi guarda alle ultime settimane. "Possiamo dire che a settembre e in queste prime due settimane di ottobre i numeri confermano un ritorno ai livelli di produzione precedenti. C'è però da sottolineare che ciò avviene ancora senza quelle destinazioni che stanno vivendo una fase molto lenta".

Sono i soggiorni in Medio Oriente a ripartire più piano. Intanto al Ttg il tour operator presenta Archimede Plus, la nuova piattaforma per le agenzie, cuore di un investimento in tecnologia da 5 milioni in due anni. E apre Marocco ed Egitto, con un team di sei persone, quattro appena assunte. Sul 2027 i primi numeri sono già sul tavolo.

"Gli italiani negli ultimi anni - prosegue Curzi - hanno percepito che prenotare prima è più conveniente, si può scegliere e ci si può organizzare meglio. Quindi i numeri stanno dicendo che c'è una seppur lieve ma positiva e ottimistica crescita".

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Sovraindebitamento, convegno alla Camera

Roma, 14 ott. (askanews) - "Il codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza è una buona norma ma molte persone hanno difficoltà di accesso alle misure loro destinate. Abbiamo deciso di proporre alcune modifiche al Codice come lo stop temporaneo ai pignoramenti - uno stop automatico, che scatti per legge senza bisogno di attendere un provvedimento, per dare il tempo al debitore di poter preparare le pratiche -, l'esclusione automatica dalla liquidazione dell'unica macchina del debitore se serve per lavorare o per curarsi, senza doverla chiedere e ottenere volta per volta, la riduzione dei tempi della giustizia e dell'accesso alle pratiche affinché il debitore abbia certezza dell'esdebitazione e maggiore flessibilità per i piani di rientro perché non ha senso proporre piani rigorosi che il debitore non può rispettare. Sono misure di buon senso economico perché non solo aiutano chi è in difficoltà ma offrono maggiori garanzie ai creditori stessi sulla possibilità di rientrare del credito". Lo ha dichiarato Letizia Giorgianni, deputato di Fratelli d'Italia in Commissione Bilancio a Montecitorio, intervenuta nel corso del convegno "Ripartire si può. Dai debiti alla ripartenza: nuove tutele per chi vuole tornare a lavorare e produrre" svoltosi presso la Sala Regina della Camera dei deputati.

Sono diversi i profili di chi può trovarsi schiacciato dai debiti, come ha spiegato Elvira Carpentieri, avvocato dello Sportello 'Ripartenza Consumerismo': "Ripartire è possibile e fortunatamente la legge italiana ce lo permette, offrendo una seconda opportunità grazie a un meccanismo che funziona, anche se ha bisogno di manutenzione. La persona sovraindebitata nella maggior parte dei casi non è lo scialacquatore o il furbetto che poi presenta il conto allo Stato: sono pensionati che hanno avuto problemi di salute, genitori separati, famiglie che necessitano di cure continuative per uno dei figli. Non sono persone che hanno sbagliato i conti: è la vita che ha cambiato le cifre. E la manutenzione deve partire da punti precisi. Serve una sospensione automatica delle procedure esecutive dal momento in cui il debitore affida l'incarico all'organismo di composizione della crisi: una protezione che scatta per legge - non una concessione da chiedere - a tempo determinato, con il giudice informato dal primo giorno e con decadenze automatiche per chi non fa sul serio. Serve che l'unica autovettura della famiglia resti fuori dalla liquidazione di diritto, in automatico, quando è necessaria per lavorare, per curarsi o per far studiare i figli: oggi la sua sorte dipende dalla sensibilità del singolo tribunale, e una prassi non è un diritto - la prassi si concede, il diritto si pretende. Serve una via di ristrutturazione per chi ha chiuso un'attività e oggi vive di stipendio o di pensione. E servono piani di rientro sostenibili, perché il piano sostenibile paga e il piano strangolato salta. Dobbiamo mettere queste persone in grado di onorare i propri debiti, come hanno sempre fatto: rendendo il debito sostenibile, nell'interesse loro e dei loro creditori".

A illustrare gli obiettivi delle modifiche è stata Carolina Varchi, segretario di presidenza della Camera dei deputati: "Ripartire si può e si deve. Abbiamo constatato una difficoltà di accesso alle norme attualmente in vigore e crediamo che sia il caso di allargare ulteriormente la platea per consentire a più famiglie e imprese di poter ripartire dopo un momento di difficoltà. La nostra proposta di legge va in questa direzione anche in termini di snellimento della procedura da sovraindebitamento, con tutele che operino in automatico, per legge, senza aggiungere passaggi e udienze, e con costi più sostenibili per chi ne fa richiesta".

A dare la misura del fenomeno, con i dati ufficiali, è stato Francesco Cacciola, avvocato, presidente dell'Osservatorio nazionale sul debito: "L'Italia vive un paradosso: le famiglie sono tra le meno indebitate d'Europa - lo certifica la Banca d'Italia - e insieme, secondo l'ISTAT, 5,7 milioni di persone vivono in povertà assoluta. Non è la febbre di chi ha speso troppo: è la caduta di chi non ha rete. E la domanda di queste procedure cresce: i procedimenti aperti in un anno sono passati da circa 7.000 nel 2023 a oltre 10.600 nel 2025, secondo i dati del Ministero della giustizia. Ma quasi sei su dieci finiscono in liquidazione, nei piani omologati i creditori recuperano in media tra il 23 e il 38 per cento del dovuto, e la sola omologazione richiede tra i quattordici e i sedici mesi. Intanto ogni anno vanno all'asta circa settantacinquemila immobili, aggiudicati quasi sempre sotto il valore di stima: la famiglia perde la casa e, quando il ricavato non basta, conserva il debito - è la pagina in cui perdono tutti. I numeri dicono una cosa semplice: quando una tutela scatta subito e una soluzione ordinata arriva prima del colpo di martello, si chiude prima e si perde meno, per i debitori come per i creditori".

Le conclusioni sono state affidate a Luigi Gabriele, presidente di Consumerismo: "Bisogna ripartire per forza, non si può lasciare nessuno indietro. Ci stiamo lavorando, anche se con i tempi della politica non andiamo troppo d'accordo. Ma li dobbiamo rispettare. Entro la fine della legislatura cercheremo di portare a casa quello che serve fare, ovvero dei correttivi alla legge sul sovraindebitamento - a partire dalle tutele automatiche, che non costano nulla e cambiano tutto - perché così non va".

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Mobilità, in Italia 1 famiglia su 5 fatica per i costi

Roma, 14 ott. (askanews) - "In Italia quasi 5 milioni di famiglie, 1 su 5, faticano a sostenere il costo della mobilità e in quasi 1 comune su 10 le alternative all'auto non sono sufficienti. È il possesso forzato dell'auto: non puoi farne a meno anche quando non te la puoi permettere". così Esther Marchetti, Clean Transport Advocacy Manager di Transport&Environment Italia durante la presentazione del rapporto sul transport poverty, commissionato da T&E, la principale organizzazione europea per la decarbonizzazione dei trasporti, a TESSA, agenzia di ricerca dell'Università degli Studi della Tuscia.

La povertà dei trasporti non coincide con la povertà economica: misura costi di mobilità insostenibili (affordability), disponibilità di alternative all'auto (availability) e accessibilità dei servizi fondamentali, come lavoro, scuola, sanità (accessibility). Dal report emerge un quadro a tinte fosche: costi in crescita nonostante i salari fermi, (nel 2024 le famiglie hanno speso in media 297 euro al mese per i trasporti, il 10,78% del budget); caro carburante che incide in maniera preponderante almeno sulle 643.189 famiglie comprese nelle fasce più povere della popolazione; auto - sia nuove che usate - appannaggio di pochi che se le possono permettere e quasi un comune su dieci (9,7%) è ad alta criticità per scarsità di treni, trasporto pubblico e collegamenti alle principali arterie stradali, soprattutto lungo l'arco alpino e appenninico, nelle isole e nelle aree interne del Sud.

"Tagliare le accise può servire in emergenza, ma costa miliardi, vale per tutte le persone allo stesso modo senza distinzione di reddito e il problema rimane. Quelle risorse vanno invece indirizzate per offrire alternative all'auto dove si può e auto e auto pulite e accessibili economicamente dove invece l'automobile resta necessaria. Possiamo continuare a rincorrere le emergenze oppure possiamo intervenire sulle cause del problema e proteggere le famiglie nel tempo" conclude Marchetti.

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Menopausa, i sintomi restano un tabù

Roma, 14 ott. (askanews) - Si parla sempre più apertamente di menopausa, ma molte donne continuano a nasconderne i sintomi e a convivere con disturbi che incidono sulla qualità della vita. È quanto emerge da una ricerca AstraRicerche per Bayer Italia, condotta su mille donne tra i 50 e i 70 anni, in vista della Giornata mondiale della menopausa del 18 ottobre.

Il 70,6% delle intervistate percepisce una maggiore apertura sul tema rispetto al passato, ma per il 65,2% se ne parla ancora troppo poco.

Le parole di Rossella Nappi, Presidente International Menopause Society: "Le donne in menopausa possono soffrire di sintomi moderati severi sul versante del sistema nervoso centrale, in particolar modo le vampate di calore, i disturbi del sonno e tutto ciò riguardo ad esso. I disturbi dell'umore, la nebbia cognitiva, la fatica e così via. Questi sintomi impattano fortemente sulla qualità della vita e uno degli errori più comuni che si fanno è che la menopausa, essendo naturale, debba essere sopportata dalle donne. Questo è un gravissimo errore da un punto di vista clinico, ma soprattutto è un'omissione nei confronti della cura della donna. Ma per il 65,2% se ne parla ancora troppo poco".

Vampate e insonnia sono tra i disturbi più impattanti: il 40,7% delle intervistate riferisce problemi del sonno moderati o severi, mentre il 37,3% soffre di vampate di intensità moderata o severa.

Nuovamente, Rossella Nappi, Presidente International Menopause Society: "Oggi la ricerca scientifica ci ha messo a disposizione nuove armi formidabili che vanno direttamente al bersaglio. Per esempio, terapie per le vampate di calore, l'insonnia e tutto quello che ruota intorno sono delle molecole innovative che vanno a colpire quella zona del cervello senza essere psicofarmaci che è responsabile del meccanismo della vampata di calore".

L'obiettivo, sottolinea la ricerca, è favorire un dialogo più aperto con i professionisti sanitari, per individuare soluzioni adatte alle esigenze individuali e non considerare i sintomi come qualcosa da sopportare.

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