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PAM: mancano fondi, dobbiamo ridurre aiuti alimentari a Gaza

di TMNews lunedì 19 ottobre 2026
1' di lettura

Gerusalemme, 19 ott. (askanews) - "Negli ultimi otto mesi, il Programma Alimentare Mondiale ha raggiunto tra 1,5 e 1,8 milioni di persone ogni mese, rappresentando per loro un'ancora di salvezza. Tuttavia, anziché riuscire a mantenere o potenziare tale assistenza, ci vediamo costretti a ridurla. E ciò non accade per mancanza di accesso umanitario alla distribuzione di cibo, bensì per carenza di fondi". Lo ha detto Shaun Hughes, Country Director for Palestine del PAM.

"In sostanza - ha aggiunto - passeremo dall'assistere circa il 75% della popolazione con razioni adeguate e consistenti, a coprire forse meno del 50% della popolazione con razioni più ridotte. Sono queste le scelte che dobbiamo compiere per garantire che le nostre risorse raggiungano le persone più vulnerabili e durino il più a lungo possibile".

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"Stop al terrorismo ebraico": ex diplomatici israeliani contro i coloni

Gerusalemme, 19 ott. (askanews) - Ex ambasciatori e diplomatici israeliani in pensione hanno manifestato davanti al ministero degli Esteri, a Gerusalemme, per chiedere la fine delle violenze dei coloni nella Cisgiordania occupata. La protesta segue l'attacco di sabato contro un convoglio di diplomatici europei e alcuni giornalisti. Secondo i testimoni, il sindaco francese Bernard Baudoux, 78 anni, è stato colpito con calci e spranghe. L'Unione europea ha condannato l'aggressione e chiesto a Israele di individuare i responsabili e fermare le violenze contro palestinesi, diplomatici e giornalisti.

Daniel Shek, ex ambasciatore israeliano in Francia: "Siamo rimasti sconvolti da quanto accaduto ieri, quando rappresentanti stranieri, diplomatici e giornalisti, sono stati attaccati da terroristi ebrei. E siamo rimasti sconvolti dalla mancanza di un intervento serio da parte delle forze di sicurezza presenti". "Siamo un gruppo di ex diplomatici di alto livello, perlopiù ambasciatori, che hanno a cuore, e continuano ad avere a cuore, ciò che questo Paese sta facendo e il modo in cui viene percepito nel mondo".

Jeremy Issacharoff, ex ambasciatore israeliano in Germania: "C'erano già stati attacchi contro i palestinesi, ma ora la violenza si è estesa ai rappresentanti stranieri, compresi diplomatici europei e il fotografo del Washington Post. Questi attacchi sono inaccettabili, intollerabili e devono cessare immediatamente. Sono diretti a destabilizzare la situazione in Cisgiordania, soprattutto prima delle elezioni. È per questo che siamo qui: per esprimere la nostra indignazione per quanto sta accadendo in questi territori e perché il governo non sta facendo tutto ciò che dovrebbe per fermarlo".

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COP17, "Biodiversità, azioni insufficienti, serve cambiare passo"

Erevan, 19 ott. (askanews) - Serve fare di più, serve cambiare passo. È questo il messaggio che arriva da Erevan in Armenia, dove si tiene la COP17 dedicata al tema della difesa della biodiversità, altro aspetto cruciale per la difesa del pianeta al tempo della crisi climatica.

"Per la prima volta - ha detto dal palco Astrid Schomaker, direttore esecutivo della Convention delle Nazioni Unite - mettiamo a nudo il nostro progresso collettivo. A metà strada verso il 2030, il rapporto 'State of Biodiversity Action', appena pubblicato, offre un quadro chiaro di quanto è stato attuato dall'adozione del quadro di riferimento. Emerge una mobilitazione degna di nota, ma anche un lavoro ancora in gran parte da completare. Il rapporto globale ci dice che i progressi non stanno avvenendo né al ritmo né su una scala adeguati alle nostre necessità".

Parole che hanno una loro forza e dignità, ma che abbiamo già sentito molte, forse troppe volte, a fronte di impegni concreti e risultati che continuano a non essere all'altezza di una sfida che è, senza dubbio, la più importante del nostro tempo.

Proprio da Erevan era stato lo stesso segretario dell'Onu Guterres pochi giorni fa a dire che insistere nel sostenere i combustibili fossili era un sostegno al suicidio collettivo. Discorso che vale anche per la biodiversità, sempre più a rischio e per di più lontanissima dal dibattito pubblico. Ma nel silenzio si rischiano le estinzioni.

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Il giorno dopo le violenza a Milano, ancora segni delle devastazioni

Milano, 19 ott. (askanews) - Decine di vetrine infrante, negozi devastati e saccheggiati, il giorno dopo il weekend di violenze a Milano, nelle strade del centro ci sono ancora i segni di quello che è successo, ma si lavora per tornare alla normalità e riaprire il prima possibile. Le strade sono state ripulite, i cestini e le transenne con cui i manifestanti avevano costruito barricate e infranto i vetri dei negozi sono stati ripristinati. Anche in piazza Duomo si tappano i buchi del lastricato del sagrato che era stato in parte divelto per lanciare i sassi contro le forze dell'ordine. Pannelli di legno sostituiscono le vetrine, mentre nei negozi si fa la conta dei danni che ammontano a migliaia di euro. Sono stati presi di mira soprattutto negozi di articoli sportivi, scarpe e telefonia.

In pochi vogliono parlare, chi lo fa a microfono spento racconta di attimi di paura, di violenza brutale e di senso di impotenza. Nei due pomeriggi di scontri nel cuore della città, tra il Duomo, via Torino, via Dante e corso Garibaldi, gruppi di giovani e giovanissimi, circa 2.000, molti in nero e alcuni incappucciati, si sono di radunati per mettere a ferro e fuoco la città. La polizia è intervenuta con reparti antisommossa, idranti e blindati, ma i ragazzi hanno agito a macchia di Leopardo, non con cariche di massa ma con continui attacchi e fughe. Almeno 14 agenti sono rimasti feriti soprattutto per le sassaiole. Gli scontri sono avvenuti a margine della grande manifestazione contro il caro-vita e contro il governo. Per i saccheggi ci sono stati oltre 200 fermi, circa 160 persone sono state accompagnate in questura, 32 persone sono state arrestate per gli scontri (13 stranieri, 23 minori), mentre sono in tutto 11 le richieste di custodia cautelare in carcere formulate dalla procura di Milano.

Si teme che fatti del genere possano accadere di nuovo, sui social e nelle chat del "Movimento 17 ottobre": l'annuncio: "Ci saremo ogni sabato". La premier Meloni ha convocato una riunione sull'ordine pubblico, e se la condanna delle violenze è unanime, si assiste allo scambio di accuse tra il sindaco di Milano Sala e il ministro dell'Interno Piantedosi sulla gestione della situazione.

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Droni su San Pietroburgo, Trump attacca Zelensky

San Pietroburgo, 19 ott. (askanews) - Il più grande attacco di droni ucraini contro San Pietroburgo dall'inizio della guerra ha provocato incendi in una raffineria e in un deposito petrolifero. Una persona è morta e cinque sono state ricoverate, mentre l'aeroporto di Pulkovo ha limitato i voli. Le autorità russe sostengono di aver abbattuto 144 droni. Per ore gli abitanti hanno sentito esplosioni e il rumore dei velivoli sopra le case.

Nelle stesse ore, secondo le autorità ucraine, un attacco russo ha incendiato il tetto e alcuni appartamenti di un grattacielo residenziale a Odessa. Un bambino è rimasto ferito e i residenti sono stati evacuati.

È in questa nuova escalation che Donald Trump accusa Volodymyr Zelensky di non voler mettere fine alla guerra. Il presidente americano attribuisce agli attacchi contro le raffinerie russe parte dell'aumento dei prezzi mondiali dei carburanti. Kiev sostiene invece di avere ripreso i bombardamenti dopo 76 violazioni russe della tregua energetica annunciata da Trump.

Lo scontro si estende alla cooperazione militare. Zelensky afferma che gli Stati Uniti abbiano bloccato per tre giorni le informazioni necessarie a individuare i lanci di missili balistici russi.

Il segretario di Stato Marco Rubio nega che vi sia mai stata una sospensione e invita Zelensky a concentrarsi sui negoziati.

"Non so da dove Zelensky prenda queste informazioni o perché dica queste cose alla stampa. Dovreste chiederlo a lui. Non c'è stata alcuna sospensione. Quello su cui dovrebbe concentrarsi, e su cui vogliamo concentrarci anche noi, è mettere fine a questa guerra. È su questo che dovrebbe concentrarsi, è su questo che vogliamo che si concentrino tutti, compresi i russi. È la priorità indicata dal presidente: cercare di mettere fine a questa guerra".

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