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Rocco Hunt e Clementino insieme in "The Album": "È rap al 100%"

di TMNews giovedì 5 novembre 2026
2' di lettura

Milano, 5 nov. (askanews) - Uniti dalla musica con Napoli nel cuore. "The Album" (Epic Records / Sony Music Italy) è il primo LP insieme di Rocco Hunt e Clementino. 15 brani che raccontano le radici comuni di due protagonisti del rap italiano, due anime autentiche che si incontrano. "Già mi piace che stai parlando di anime sicuramente le nostre anime si sono incrociate alla grande il daimon abbiamo seguito, quello che poi alla fine ti porta alla vocazione e la nostra vocazione sicuramente è stata quella di fare Rappi insieme ma già da tanti anni ora finalmente siamo riusciti a mettere insieme le carte e a tirare fuori un album che merita al 100 % perché rappa al 100%".

Con tre parole descrivono questo lavoro. "Beh sicuramente potente, forte, emozionante"

Sono legati da profonda amicizia, che è stata riconosciuta anche da una leggenda come Pino Daniele, che li considerava i suoi "mascalzoni". "Sicuramente Pino Daniele rappresenta la luce, cioè quella luce di speranza che sai che puoi fare, musica buona di qualità e che porta un messaggio importante. Pino Daniele per noi è stato un maestro e anche un punto di arrivo da punto di vista musicale, perché salire sullo stesso palco con lui per noi è stato un motivo di grande orgoglio, è stato come un diploma al conservatorio. Il fatto di poter dire io ho cantato, ho suonato, ho avuto il grande onore di farlo con Pino Daniele".

L'uscita dell'album segna anche il ritorno live per i due artisti che il 10 marzo 2027 si esibiranno per una data speciale al PalaPartenope di Napoli con "Capocannonieri - The show". "Stiamo mettendo su uno show incredibile che farà contente sia i fan della prima ora che gli ultimi arrivati. Come dice Cleme dobbiamo preparare uno show dinamite, quindi il 10 marzo se ne cade ufficialmente il Palo a Partero. Occhio a prendere i biglietti perché stanno finendo ragazzi".

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Italia in primo piano per la transizione ecologica

Rimini, 5 nov. (askanews) - Un valore economico pari a 555 miliardi di euro, a dimostrazione del ruolo di primo piano svolto dall'Italia nella gestione dei rifiuti e nella transizione ecologica. È la fotografia scattata dal nuovo studio realizzato da TEHA Group in collaborazione con CONAI, e presentato a Ecomondo, nel corso di un incontro promosso insieme ad Assoambiente ed Omnisyst, per fare il punto sulla competitività e sulle prospettive della filiera.

"Con questo studio abbiamo delineato un modello fondato su 5 pilastri e 4 leve, che identifica 3 grandi priorità. La prima riguarda la governance e il mercato unico, fondamentali per costruire un vero mercato unico europeo; la seconda punta a riallineare domanda e offerta, favorendo una simbiosi industriale che renda stabile il mercato delle materie prime seconde; la terza, infine, si concentra sulla finanza e sulla disponibilità di investimenti per sostenere l'intero percorso" ha dichiarato Luca Piatto, Responsabile dell'Area Rapporti con il Territorio di CONAI.

Lo studio evidenzia i dati più significativi del settore, ma mostra come il mercato delle materie prime seconde fatichi ancora a svilupparsi, richiamando gli interventi più urgenti a livello europeo.

"Per alcuni materiali riciclati non c'è abbastanza mercato: la plastica ne è l'esempio più evidente, perché oggi quella vergine costa meno di quella riciclata, ed è per questo che dobbiamo sostenere il mercato del riciclo. Partiamo intanto dall'Italia, che esporta ancora una grossa quantità di rifiuti speciali a causa di un forte deficit impiantistico. Faccio un esempio: rimuoviamo l'amianto ovunque, ma non abbiamo impianti dedicati per trattarlo o riciclarlo, per cui siamo costretti a spedirlo in Germania. Dobbiamo colmare al più presto questo divario impiantistico che il nostro Paese ancora affronta" ha aggiunto Chicco Testa, Presidente di Assoambiente.

Servono quindi interventi per tutelare il riciclato europeo rispetto a materie vergini e importate.

"Abbiamo tre attori principali nella filiera: chi produce il residuo, chi lo tratta e chi riutilizza la materia prima seconda ottenuta dal trattamento. Omnisyst si inserisce in questo processo trovando la migliore destinazione per il residuo industriale, affinché venga gestito con la tecnologia più avanzata. Verso gli impianti di trattamento svolgiamo un ruolo di aggregatore, riuscendo così a favorire il setup di flussi continui con volumi che abbiano un reale peso industriale. Infine, forniamo la tecnologia necessaria a tracciare l'intero flusso di materiale, accompagnando la materia prima seconda con un set di dati indispensabile per renderla perfettamente fruibile a chi dovrà riutilizzarla" ha concluso Enrico Meacci, CEO di Omnisyst.

Per superare gli ostacoli che impediscono il riutilizzo dei residui industriali occorre quindi puntare su tracciabilità e digitalizzazione: una svolta necessaria per garantire efficienza e dare reale valore all'intera filiera.

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Israele, seconda giornata di consultazioni per il nuovo governo

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