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Mirandola, perché il marocchino dell'incendio non poteva essere espulso: "Ora a casa col primo barcone"

di Gino Coala sabato 25 maggio 2019
1' di lettura

Il giovane marocchino ritenuto responsabile dell'incendio di Mirandola non poteva essere espulso dall'Italia, almeno prima dell'entrata in vigore dell'ultimo decreto Sicurezza. Il giovane, infatti, al momento della notifica del decreto di espulsione della questura di Roma lo scorso 14 maggio aveva espresso l'intenzione di chiedere asilo. Leggi anche: Mirandola, il nordafricano che ha appiccato l'incendio era irregolare: dov'era poco prima del rogo Dopo l'arresto di oggi, invece, fonti del Viminale riferiscono che "ora lo aspetta il carcere". Il giovane arrestato per il rogo al comando della Polizia municipale nel Modenese, per il quale sono morte due persone, sarà sottoposto alla procedura accelerata di esame della sua istanza di protezione internazionale secondo quanto stabilito dal Decreto Sicurezza, esattamente come per il nigeriano richiedente asilo che stamattina a Torino ha staccato un dito a un poliziotto Finora il marocchino era riuscito a sfuggire a ogni genere di verifica grazie a una serie di trucchi, come ha confermato lo stesso Matteo Salvini: "Aveva dato quattro identità diverse, non è minorenne e grazie al decreto Salvini, va a casa sul primo barcone, troppo comodo l'aereo per certi infami. Grazie al decreto sicurezza questo si può espellere".

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