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Crans-Montana, Maurizio Battista: Gli svizzeri insultano l'Italia? Ecco la risposta

mercoledì 7 gennaio 2026
1' di lettura

L'aggressione alla troupe Rai a Crans Montana ha creato un grande scalpore. Qualche svizzero dietro le telecamere ha insultato l'Italia. E così a mettere le cose in chiaro c'ha pensato Maurizio Battista che in una breve clip su Tik Tok non ha usato giri di parole: "Non faccio mai questo tipo di video, ma oggi è doveroso. Stavo vedendo il servizio dell'aggressione dei giornalisti della RAI lì in Svizzera a quel posto lì, quel bruttissimo, quel bruttissima tragedia e ho visto qualcosa che non mi quadra. Ragazzi siete svizzeri? Ci accontate poco e niente? Siete quattro metri quadri? Sennò parla cioccolata, due mucche e qualche conto corrente un po' non chiaro, perciò valete poco e niente in tutti i sensi e quando dite siamo svizzeri e non napoletani beh, vi dovreste sciacquare la bocca, perché il napoletano c'ha una storia, il napoletano, l'italiano in genere, è il napoletano una storia tante cose che voi svizzeri non sapete manco di che si tratta". E ancora: "perciò già la Svizzera mi sta avanti pratica prima perché la trovo uno stato da poca roba e qua a poca non è manco chiara, perciò insomma rispettate gli italiani, i napoletani nello specifico e soprattutto i giornalisti che stanno lì a fare un servizio su una cosa, su una tragedia che voi avete collaborato a fare". Infine: "Un abbraccio, una vicinanza ai giornalisti, una vicinanza ai parenti dei ragazzi, tutti che siano italiani, che siano francesi e alla Svizzera". 

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Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

Crans-Montana, a Roma la messa per le vittime: da Meloni a Schlein, il cordoglio dei politici

Gli applausi per i familiari delle vittime, le lacrime - appena trattenute - di chi rappresenta le Istituzioni. La politica si unisce nel segno della commozione alla celebrazione in ricordo delle sei giovani vittime italiane della strage della notte di Capodanno al Le Constellation di Crans-Montana, in Svizzera. Su iniziativa della presidente del Consiglio si ritrovano alla Basilica dei SS. Ambrogio e Carlo, nel cuore di Roma, maggioranza e opposizione.

Oltre a Giorgia Meloni, ci sono Antonio Tajani e Matteo Salvini, seduti l'uno accanto all'altro durante la funzione, presieduta dal cardinale Baldassare Reina, vicario della Diocesi di Roma. E ci sono Elly Schlein e Giuseppe Conte, anche loro vicini durante la Messa per commemorare Giovanni Tamburi, Riccardo Minghetti, Chiara Costanzo, Achille Barosi, Sofia Prosperi, Emanuele Galeppini, le sei vittime italiane che hanno trovato la morte mentre festeggiavano l'arrivo del nuovo anno nel disco-bar La Constellation di Crans Montana.

Una fine "insopportabile", che "si doveva evitare", ha detto Reina durante la sua omelia. Il vicario di Sua Santita' per la Diocesi di Roma, davanti ai familiari di cinque dei sei giovani morti nella notte di San Silvestro, ha evocato una "straziante comunione con chi piange i suoi cari". Tutti uniti, "in un dolore che patisce tutto il nostro Paese, facendoci sentire un'unica grande famiglia che soffre". Reina ha parlato di unica famiglia del dolore: "Se tutti ci sentiamo genitori nel dolore, se ci sentiamo fratelli, sorelle, amici in questa tragedia, dobbiamo essere genitori, fratelli, sorelle, amici perché questo non accada più". Dalle cariche dello Stato e leader della politica presenti, fino alla gente comune assiepata dietro le transenne di una Via del Corso, in una Roma sospesa tra le nuvole nere a minacciare la pioggia e il sole, timido, a fare capolino.

Anche Reina, pure in una tragedia, dove "è legittimo domandarci dov'era Dio", non chiude la porta della speranza per "Giovanni, Achille, Emanuele, Chiara, Riccardo e Sofia, i nomi che Dio tiene scritti, indimenticabili nel palmo della sua mano, e che ora piange con le nostre lacrime, in attesa. Perché nulla è finito, nessuno è perduto". 

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"Le iniziative di diverse sigle della sinistra e del sindacato per protestare contro l'intervento americano in Venezuela? Mi pare che non si abbia contezza o che si finga di non vedere qual è la situazione nella quale versa il popolo venezuelano. Quello che mi stupisce, ma anzi non mi stupisce più, è che le immagini raccontano un mondo nel quale la sinistra vive da sempre, cioè un mondo nel quale non è l'ideologia che si piega alla realtà, ma è la realtà che si piega all'ideologia perché vedere degli italiani di estrema sinistra che spiegano a degli esuli venezuelani che cosa significa essere venezuelano io lo considero surreale”.

Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nella conferenza stampa di inizio anno in corso nell'Aula dei gruppi parlamentari della Camera. "Credo che la risposta migliore l'abbiano dati i venezuelani che in queste ore hanno riempito i social media e non soltanto con gioia, speranza per il futuro della loro nazione, e questo è quello che mi interessa. Naturalmente il giudizio è di una sinistra che sta sempre dalla parte sbagliata della storia", ha sottolineato la premier.

Su Trump, invece, ha spiegato che "ci sono molte cose sulle quali io non sono d'accordo, l'ho detto, lo ribadisco. Penso ad esempio che il tema del diritto internazionale sia invece qualcosa che va ampiamente difeso, penso che quando saltano le regole del diritto internazionale siamo tutti chiaramente molto più esposti, e quindi sì, quando non sono d'accordo lo dico, ma lo dico a lui. Dopodiché non ho capito che cosa si sta chiedendo quando si dice che l'Italia deve prendere le distanze dagli Stati Uniti Io penso che la politica estera italiana sia quella che il presidente Mattarella ci ha ricordato qualche giorno fa dicendo che le direttrici della nostra politica estera sono l'Unione Europea e l'Alleanza Atlantica. Quindi cerco le luci piuttosto che le ombre nel mio rapporto, nel rapporto italiano con i suoi partner, europei e atlantici".
 

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