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Groenlandia, ministro Esteri danese: "Con Usa prospettive diverse"

giovedì 15 gennaio 2026
1' di lettura

Il ministro degli Esteri danese Lars Løkke Rasmussen e il ministro degli Esteri groenlandese Vivian Motzfeldt hanno espresso la loro reazione ai media a Washington mercoledì dopo l'incontro con i massimi funzionari della Casa Bianca. "Abbiamo avuto quella che definirei una discussione franca ma anche costruttiva. Le discussioni si sono concentrate su come garantire la sicurezza a lungo termine in Groenlandia. E qui le nostre prospettive continuano a divergere, devo dire. Il presidente ha espresso chiaramente il suo punto di vista e noi abbiamo una posizione diversa", sono state le parole del ministro. La Danimarca ritiene che la Groenlandia possa rimanere sicura grazie agli accordi attuali, ha affermato Løkke Rasmussen. L’incontro è avvenuto quando il presidente Donald Trump si è mosso per aumentare la pressione suggerendo che la NATO dovrebbe aiutare gli Stati Uniti ad acquisire l’isola più grande del mondo e affermare che qualsiasi cosa meno del fatto che sia sotto il controllo americano è inaccettabile. Il vicepresidente JD Vance e il segretario di Stato Marco Rubio si sono incontrati con Rasmussen e Motzfeldt per discutere della Groenlandia, un territorio semiautonomo della Danimarca, alleato della NATO.

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Redazione

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La Russia ha ordinato a un diplomatico britannico di lasciare il Paese, accusandolo di spionaggio. Il Servizio federale di sicurezza russo, l'Fsb, sostiene che il membro dello staff dell'ambasciata del Regno Unito, Danae Dholakia, lavorasse per l'intelligence britannica, senza tuttavia fornire prove dell'accusa. L'accreditamento del diplomatico è stato revocato e questi dovrà lasciare il Paese entro 2 settimane. Al sua arrivo al Ministero degli Esteri russo, Dholakia è stata accolta da un gruppo di manifestanti che intonavano slogan e reggevano cartelli come "La Gran Bretagna è uno Stato terrorista" e "Le vostre armi uccidono i bambini". "Mosca non tollererà l'attività di agenti dei servizi segreti britannici non dichiarati in Russia", ha affermato il ministero degli Esteri, aggiungendo che risponderà in modo analogo a qualsiasi azione intrapresa da Londra.

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L’Iran ha riaperto il proprio spazio aereo dopo una chiusura durata quasi cinque ore, che aveva causato cancellazioni, deviazioni e ritardi di numerosi voli. L’avviso di stop è stato rimosso e le compagnie iraniane hanno ripreso regolarmente le operazioni. Intanto cresce la tensione internazionale. Secondo i media americani, gli Stati Uniti sarebbero pronti a un possibile attacco contro Teheran. Dopo i duri avvertimenti dei giorni scorsi per la repressione delle proteste, Donald Trump ha però dichiarato dallo Studio Ovale di essere stato informato che il massacro sarebbe stato fermato e che non ci sarebbero piani di esecuzioni. “Spero sia vero”, ha detto, “verificheremo”. Washington ha comunque avviato l’evacuazione di parte del personale dalle basi in Medio Oriente, dopo le minacce iraniane di ritorsioni. La Farnesina invita gli italiani a lasciare il Paese, mentre il Regno Unito chiude l’ambasciata a Teheran. Prosegue intanto il pugno di ferro del regime, con migliaia di vittime e arresti.

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"Questa volta il giudice sei tu" è uno slogan molto semplice, molto chiaro, e da oggi sarà lo slogan del Comitato del Sì. Qualsiasi riforma non viene fatta e attuata nell'interesse di chi la deve amministrare, ma nell'interesse di chi ne deve beneficiare. Una riforma della sanità è fatta nell'interesse delle persone malate e non dei medici, una riforma della scuola è fatta nell'interesse degli studenti a non degli insegnanti e una riforma della giustizia è fatta nell'interesse dei cittadini, non dei magistrati. La scelta finale se fare o non fare questa riforma spetterà agli italiani. Questa volta il giudice sei tu. Il 22 e 23 marzo vota sì per ribadire che nel nostro ordinamento la giustizia è amministrata in nome del popolo italiano e non di chiunque altro. L'appello di Alessandro Sallusti alla guida del Comitato.

Garlasco, "come è stata uccisa Chiara Poggi": la ricostruzione in un video

L'aggressione che inizia "in cucina", termina con il corpo di Chiara Poggi lanciato nelle scale che conducono allo scantinato della villetta di via Pascoli a Garlasco e il killer che esce di casa. Rispunta dai fascicoli processuali la ricostruzione video amatoriale della dinamica dell'omicidio che la famiglia della 26enne uccisa il 13 agosto 2007 ha prodotto nei processi a carico di Alberto Stasi sin dal 2009. Poco meno di dieci minuti di simulazione 'diretta' dalla voce di Marzio Capra, storico consulente della famiglia, e prodotti al giudice del processo di primo grado con rito abbreviato, Stefano Vitelli.

Un video che torna di attualità dopo che martedì l'ex poliziotto Dario Redaelli, consulente degli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna per madre, padre e fratello della vittima, ha annunciato una nuova consulenza tecnica per dimostrare come l'aggressione che ha portato alla morte di Poggi è iniziata in cucina e non all'ingresso dell'abitazione, come sostenuto dai carabinieri del Ris nel 2007. Una ricostruzione mai accolta dalle sentenze di assoluzione come da quelle di condanna ad Alberto Stasi ma che è stato uno degli elementi che invece ha permesso di ritenere compatibile la finestra temporale dei 23 minuti - fra le 9.12, quando viene disinserito l'allarme di casa Poggi, e le 9.35 quando viene riacceso il pc dell'ex fidanzato - con la durata dell'omicidio e il rientro a casa.

Una "finestra temporale" di "problematica compatibilità" ma che "non esclude" che "l’episodio aggressivo in senso stretto si sia risolto, ad esempio, in una decina di minuti e quindi in un lasso temporale non incompatibile sotto il profilo astratto con un rientro in bicicletta presso la propria abitazione", scrisse il giudice Vitelli nelle motivazioni dell'assoluzione di Stasi, sentenza poi annullata nel 2013 dalla Corte di Cassazione portando al processo bis per non aver dato una lettura "unitaria" degli elementi raccolti e delle prove.

Ora la famiglia Poggi, i suoi difensori e consulenti sono convinti di aver trovato elementi ulteriori a supporto di quella tesi grazie alla "rimasterizzazione" delle fotografie della scena del crimine e all'individuazione nell'incidente probatorio, da parte della perita Denise Albani, del dna di Stasi sulla cannuccia dell'Estathè nella spazzatura contenente anche due fruttoli, una buccia di banana e una confezione di biscotti. A cui bisogna aggiungere l'attesa discovery delle nuove analisi, commissionate sempre dai Poggi, sui 'monili' della 26enne indossati quel giorno e che fanno parte dei 4 braccialetti, 2 orecchini con perla, una collana di metallo con ciondolo, una cavigliera in metallo e un orologio restituiti alla famiglia nel 2019 su ordine della Corte d'assise d'appello di Milano, 12 anni dopo l'omicidio.