"Mi stupisce che non siate d'accordo neanche stavolta, che abbiamo la stessa posizione della maggior parte dei Paesi Ue. Il vostro mantra non era "dobbiamo stare dalla parte dell'Europa"? A meno che non intendevate che dobbiamo stare dalla parte della sinistra europea, in tal caso non posso aiutarvi". Queste le parole di Giorgia Meloni nell’Aula della Camera in replica dopo la discussione generale sulle comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo, nonché sugli sviluppi della crisi in Medioriente. E ancora, sempre riferendosi alle opposizioni: "Sappiamo che la tentazione diciamo di esportare la democrazia e il modello valoriale occidentale basato sulla libertà, basato sul rispetto della dignità umana, con la forza è da molti anni argomento di dibattito. Io personalmente ho detto in molte occasioni che non ne sono mai stata una fervida sostenitrice, ma chiaramente è un dilemma molto complesso. Da una parte il rischio di dar vita a un atto di arroganza tipica di una visione se vogliamo eurocentrica del mondo, dall'altra il dubbio se sia giusto rimanere inermi di fronte al massacro di innocenti, quando si avrebbe la possibilità di agire. Però mi si consenta di aggiungere che c'è un dilemma ancora più complesso di questo, ed è capire come sia possibile che alcuni sposino l'una e l'altra tesi con la stessa convinzione, in modo altalenante, con una disinvoltura sorprendente".
Poi il riferimento "ad alcuni degli interventi che ho sentito, particolarmente in questo caso dai colleghi del Pd, De Luca, Braga, che dicevano 'la democrazia non si esporta con le bombe', perché signori scusate viva gli americani che liberano l'Europa dal nazifascismo, ma no agli americani che liberano dalla dittatura altri popoli in altre parti del mondo. Viva i bombardamenti degli Stati Uniti di Bill Clinton alla Serbia, per fermare i massacri di civili in Kosovo e la partecipazione italiana a quei bombardamenti senza passare dal Parlamento della Repubblica italiana, ma no agli interventi militari per fermare i massacri in Iran o in altre parti del mondo. Viva gli attacchi americani sotto Obama in Libia per rimuovere l'impresentabile dittatore Gheddafi, ma no a rimuovere il presentabilissimo dittatore Maduro. Ora io francamente non condivido questo strabismo ed è difficile oggettivamente capire come questo possa stare insieme, cioè non credo che il tema del diritto internazionale si possa risolvere stabilendo che un attacco unilaterale, un bombardamento o la rimozione di un dittatore vanno bene quando a capo degli Stati Uniti c'è un governo democratico e non vanno più bene quando a capo degli Stati Uniti c'è un governo repubblicano".
Per quanto riguarda le contestazioni sulle energie rinnovabili, il presidente del Consiglio insiste: "Non è vero che noi abbiamo bloccato o demonizzato le rinnovabili. Assolutamente no, i provvedimenti di questo Governo dimostrano che non è così. Noi abbiamo fatto semmai un'altra cosa: siamo intervenuti sulle enormi speculazioni che si annidavano dietro le rinnovabili. In particolare, siamo intervenuti su quelle rendite eterne che i consumatori pagano in bolletta su impianti che sono già stati pagati dai consumatori in bolletta. E quindi sì, su questo siamo intervenuti. La posizione del Governo è: sì alle rinnovabili, no alle speculazioni per le rinnovabili. E anche questo mi pare un tema sul quale ci si potrebbe tranquillamente trovare". Finita qui? Niente affatto: le opposizioni chiedono "che torni in Parlamento venerdì quando ci sarà l'Odg del Consiglio europeo. L'Odg del Consiglio europeo c'è da mesi, c'è la bozza delle conclusioni. Non volete accogliere il mio invito? Va bene, ma non vi trincerate dietro questioni che non stanno né in cielo né in terra".
Non manca la risposta a Roberto Speranza: "Il collega Speranza mi legge l'articolo 11 della Costituzione come se l'Italia stesse partecipando a una guerra. Devo ricordare al collega Speranza che è stato un governo di sinistra a partecipare a una guerra, bombardando la ex Jugoslavia, con gli americani, senza passare dal Parlamento. E immagino che sia stato assertivo come allora". E, sempre contro il M5s: "Questo governo è stato l'unico a chiedere contributi per miliardi al sistema bancario. Mi chiedo perché non lo abbiate fatto quando eravate al governo nonostante i proventi miliardari che le banche facevano grazie ai vostri provvedimenti". Poi la stoccata finale: "Colleghi, per favore, è anche tardi...". La premier si rivolge alle opposizioni e, in particolare ai 5 stelle, che la contestano interrompendola. "Sono molto contenta - ironizza - di essere diversa da voi".
Fonte video: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev
L’esercito messicano ha arrestato nel nord-ovest del Paese Audias Flores Silva, noto come 'El Jardinero', considerato uno dei principali leader del Cartello Jalisco Nuova Generazione (Cjng). L’operazione rappresenta un nuovo duro colpo per l’organizzazione criminale, a due mesi dall’uccisione del suo capo, Nemesio Oseguera Cervantes, detto 'El Mencho'. Flores Silva, ritenuto il possibile successore del leader ucciso, era ricercato anche dagli Stati Uniti, che avevano offerto una ricompensa di 5 milioni di dollari per informazioni utili alla sua cattura.
Crollata una parete del Lindy’s Diner, storico locale sulla Route 66 nel centro di Albuquerque, in New Mexico. Non sono stati segnalati feriti. Il Comune ha comunicato che l’edificio era stato dichiarato inagibile la settimana scorsa a causa di problemi strutturali. Nel crollo, ripreso in diretta da una telecamera fissa, si è sollevata una nuvola di polvere che si è riversata sul marciapiede.
Sono 14 le persone morte a causa di un incidente ferroviario che si è verificato nella notte nei pressi di Giacarta, in Indonesia. La conferma è arrivata da Bobby Rasyidin, CEO della compagnia ferroviaria statale PT Kereta Api Indonesia. I corpi sono stati trasportati in ospedale per l'identificazione. L'incidente è avvenuto lunedì, quando un treno a lunga percorrenza si è scontrato con la carrozza di coda di un treno pendolare fermo alla stazione di Bekasi Timur, alla periferia di Giacarta. Oltre 80 i feriti.
Circa 10mila agricoltori provenienti da tutta Italia in strada al Brennero, per protestare contro le normative doganali europee che, secondo Coldiretti, danneggiano il lavoro agricolo nazionale e alterano la concorrenza nel mercato. L'associazione sottolinea l'urgenza di una revisione del codice doganale per difendere la sovranità alimentare e contrastare l’aumento dei costi di produzione che colpiscono sia gli agricoltori che i consumatori. Nel corso della manifestazione, gli agricoltori hanno ribadito la necessità di introdurre l’obbligo di etichettatura di origine per tutti i prodotti alimentari, al fine di garantire maggiore trasparenza e difendere l'autenticità del Made in Italy. Coldiretti ha lanciato un appello all'Unione Europea per un intervento legislativo che permetta agli Stati membri di stabilire chiaramente l'origine dei prodotti, in particolare quelli a base di materie prime agricole. La protesta ha anche messo in evidenza l’importanza strategica del settore agroalimentare, che rappresenta il 13% del Pil italiano e fornisce milioni di posti di lavoro.