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"Das Boot", su Sky la serie tedesca sulla Seconda Guerra Mondiale

sabato 5 gennaio 2019
1' di lettura

Roma, (askanews) - Una storia di sopravvivenza che esplora il tormento emotivo della vita durante la Seconda Guerra Mondiale, raccontando il conflitto dal punto di vista dei soldati tedeschi. Dopo il successo di "Babylon Berlin", dal 4 gennaio arriva in prima tv su Sky Atlantic una nuova serie tedesca, "Das Boot". È il 1942 e il nuovo sommergibile U-612 è pronto a salpare dalle coste francesi occupate dai nazisti per una missione nell'Atlantico. A bordo 40 giovani della Marina che condividono una missione e gli angusti spazi del sottomarino. La serie in 8 episodi è ispirata all'omonimo romanzo di Lothar-G nther Buchheim e al film del 1981 (noto in Italia con il titolo di U-Boot 96), che ottenne sei nomination agli Oscar del 1983. La serie è stata girata a Monaco di Baviera, La Rochelle, Praga e Malta e, già prima del debutto in Germania e Austria, è stata venduta in oltre 100 territori in tutto il mondo. Nel cast, tra gli altri Lizzy Caplan (Masters of Sex), Vicky Krieps (Il filo nascosto), Rick Okon (Tatort), Tom Wlaschiha (Il Trono di Spade), Vincent Kartheiser (Mad Men), August Wittgenstein (The Crown), James D'Arcy (MARVEL's Agent Carter), Rainer Bock (Bastardi senza gloria), Leonard Scheicher (Finsterworld). La regia è dell'austriaco Andreas Prochaska.

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Tommaso Cerno conduce "2 di Picche" su Rai 2: scontrarsi è bellissimo

Roma, 5 mar. (askanews) - "I cittadini da tanto tempo in Italia, la sensazione che ho io, è che si sentano dei 2 di Picche. Sembra sempre che ti capitino le cose sopra la testa, che il mondo sia pieno di Assi di Cuori, di Regine di Fiori dai Fanti di Quadri, cioé che qualcuno decida il gioco. Mentre in realtà nella carte sappiamo che il gioco è più complesso. Quindi il 2 di Picche vuol dire anche provare a stare dalla parte del buon senso, dalla parte del cittadino debole, dalla parte di chi crede di non avere voce, però poi magari ce l'ha": così il giornalista e direttore de Il Giornale, Tommaso Cerno, in conferenza stampa con il Direttore Approfondimento Paolo Corsini per presentare "2 di Picche", una striscia quotidiana di approfondimento giornalistico dedicata all'analisi dell'attualità nazionale ed internazionale e dei temi al centro del dibattito, che andrà in onda dal lunedì al venerdì dalle 14 alle 14.05 su Rai 2, a partire dal 9 marzo.

"Quindi la prima puntata sarà dedicata a questo provare a spiegare perché alcune cose, dove tutti pensano di avere ragione, e questo fa parte, fortunatamente, della democrazia, scontrarsi è bellissimo. Quando mi trovo in 4 persone a un dibattito e 3 la pensano come me, chiedo, scusate, potete sostituirmi, mi sembra non sia un dibattito. Ma quanto è bello non pensarla allo stesso modo?", ha aggiunto.

TMNews

Il sogno di Marco Belinelli in film. Ai giovani dico: crederci sempre

Roma, 5 mar. (askanews) - Il coraggio di sognare in grande, quel sogno che si costruisce piano piano, con tanti sacrifici, senza mollare mai. E soprattutto l'amore assoluto per il basket, una vita dedicata alla palla e al canestro. Questo racconta il documentario "The Basketball Dream - Marco Belinelli", regia di Giorgio Testi, un ritratto autentico e molto personale dell'unico giocatore italiano ad aver vinto un titolo NBA, al cinema solo il 16, 17 e 18 marzo, con eventi speciali per le scuole (il 17 e 18), a cura di Giffoni Innovation Hub.

Il film ricostruisce la carriera del giovanissimo Marco che dai palleggi in giardino a San Giovanni in Persiceto (Bologna) conquista gli Stati Uniti, con pazienza e perseveranza, tra salite e discese, sconfitte, panchine e canestri, fino allo storico titolo del 2014 con i San Antonio Spurs. Un cerchio che poi si chiude con il ritorno a Bologna e lo scudetto con la Virtus. Il "Dream" del titolo è anche un messaggio per i ragazzi, dice:

"Crederci sempre. Per me è stato importante fin dall'inizio avere questo amore per lo sport, per la pallacanestro ovviamente nel mio caso, di rispettarlo, di fare sacrifici, di aspettare soprattutto che le cose accadessero al loro tempo. Non ho mai avuto la fretta di voler arrivare... Soprattutto in questo mondo di oggi si è portati a volere tutto subito, quindi avere pazienza, amore per quello che si fa, rispettare quello che si fa e sicuramente dedicare tanto, in questo caso ovviamente all'allenamento, per essere la migliore versione di quello che si può essere" spiega.

Nel film, tra partite, amici e testimonianze di campioni come Andrea Bargnani, Tony Parker e Baron Davis, emerge un ragazzo semplice che ha sempre avuto alle spalle una famiglia che non ha mai smesso di credere nel suo sogno.

"Per me è stato molto importante il voler comunque centrare i miei obiettivi; quindi prima di tutto crescere come giocatore, migliorarmi anno dopo anno, per poi ovviamente pensare agli obiettivi, che per un giocatore di basket o comunque per uno sportivo, è quello di portare a casa i risultati, portare a casa trofei, però ci arrivi solamente se sei circondato comunque anche da una famiglia, da amici, dalla moglie, fidanzata, ecc. che ti supporta e ti sa consigliare nella maniera giusta in quel momento".

E sul ritiro ad agosto 2025 a 39 anni, come si vede anche nel film, dice: "Da un certo punto di vista io ho dato veramente tutto alla pallacanestro"... "Non ci sono rimpianti, sai, molte persone mi hanno chiesto: ti manca un po'? Ti manca l'adrenalina che vivi in quei momenti? Onestamente in questo momento no, perché ho comunque una vita bella e piena, mia moglie e le mie splendide bimbe, non ho neanche tempo di pensare a tante altre cose. Quindi mi godo veramente la vita alla giornata".

"The Basketball Dream - Marco Belinelli" è prodotto da Red Private con Rai Documentari e realizzato con il patrocinio della Federazione Italiana Pallacanestro e della Lega Basket Serie A,

TMNews

Nicola Pedde: "La strategia dell'Iran è alzare i costi della guerra"

Milano, 5 mar. (askanews) - La crisi mediorientale in corso rappresenta un'escalation senza precedenti, con scontri diretti tra Israele, Stati Uniti d'America e Iran che hanno superato decenni di linee rosse, coinvolgendo Libano, Yemen, Iraq, Golfo Persico e non solo. Va detto che dopo l'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, il conflitto si è esteso al sistema di alleanze iraniano e ha colpito il cuore della Repubblica Islamica, con colpi militari intensi che hanno indebolito Hezbollah, Hamas e i Pasdaran, mentre Teheran resiste puntando sulla regionalizzazione, mirando anche ad alzare i costi della guerra per gli avversari.

Nicola Pedde, direttore generale dell'Institute for Global Studies, spiega così le radici del conflitto:

"Nasce sostanzialmente dalla volontà ormai deliberata di Stati Uniti d'America e Israele di riuscire a provocare il regime change in un paese che per quasi 50 anni è stato governato da una teocrazia che, sin dai suoi albori, ha avuto una forte postura anti-americana ed anti-israeliana. Nel corso degli ultimi due anni sono state superate tutte le linee rosse che avevano impedito per decenni lo scontro diretto tra Israele, Usa e Iran. Dopo il 7 ottobre, quindi dopo l'attacco di Hamas a Israele, sono iniziate dinamiche di conflitto mediorientali che hanno interessato da prima il sistema delle alleanze dell'Iran e poi hanno colpito direttamente il cuore della Repubblica Islamica".

Sul futuro, Pedde avverte dell'incertezza: "Dove ci porterà questa crisi è più difficile da dire in questo momento perché siamo ancora nella fase dinamica del combattimento, ci sono delle importanti evoluzioni sul piano militare perché l'Iran è stato ovviamente colpito militarmente in modo molto intenso, ma dall'altra parte l'Iran è un paese particolare, ha una forte capacità di resilienza, ha un sistema reticolare di organizzazione della propria struttura politica e militare e quindi non basta eliminare i vertici per far cadere il paese. Il potenziale missilistico degli iraniani sembrerebbe essere ancora almeno parzialmente intatto e questo potrebbe consentire all'Iran di prolungare la durata di questo conflitto, che è il vero obiettivo dei vertici della Repubblica Islamica in questo momento. E' imprevedibile l'evoluzione, ma allo stato attuale siamo in una dinamica che non lascia presagire presumibilmente una fine molto rapida".

Il nucleare e le dinamiche interne hanno ovviamente un ruolo rilevante. Alla domanda su come si sia arrivati a questo punto, inclusa la gestione del nucleare iraniano, Pedde analizza le divisioni interne: "La questione del nucleare è stata dibattuta per anni: è da diversi decenni ormai che sentiamo dire come l'Iran sarebbe ormai prossimo alla realizzazione di un'arma nucleare. In realtà la questione nucleare è molto articolata, molto parte di un sistema decisionale in Iran fortemente polarizzato, dove anzi la componente che più tenacemente ha ostacolato lo sviluppo dell'arma nucleare nel paese è stata quella paradossalmente eliminata nella prima fase dell'attacco, cioè la prima generazione, la leadership e la prima generazione del potere", afferma.

Il direttore generale di Institute for Global Studies segnala quanto il precipitare della situazione e del dossier nucleare iraniano ruoti intorno alla cosiddetta "seconda generazione": "Oggi questa trasformazione del paese successivamente all'avvio della guerra ha portato ad un risultato pratico che è quello - sostanzialmente - della transizione del potere nelle mani della seconda generazione e soprattutto della IRGC dei Pasdaran che sul nucleare hanno idee molto diverse dalla generazione precedente: sono molto più assertivi e da tempo sfidavano la guida stessa sostenendo che l'unica vera strategia di deterrenza per l'Iran sarebbe stata quella di sviluppare un ordigno nucleare. Quindi non è chiaro adesso quanto e come questa politica possa mutare in conseguenza dell'attacco e quali possano essere le direttrici della politica estera iraniana e soprattutto quella di sicurezza", dichiara.

Chiediamo allora a Pedde di descrivere gli obiettivi attuali di Teheran: "Sicuramente in questa fase caratterizzata dal conflitto le priorità sono quelle di sopravvivenza, sono quelle di durata del conflitto, perché l'obiettivo dell'Iran in questa fase è quella di innalzare enormemente il costo politico ed economico del conflitto attraverso la sua regionalizzazione nella prospettiva, idealmente dal punto di vista di Teheran, di costringere gli Stati Uniti e Israele ad un negoziato però gestito secondo condizioni diverse rispetto a quelle che erano state avviate a Ginevra nell'ultima fase prima del conflitto. In questo senso possiamo dire che l'obiettivo di colpire Israele per l'Iran diventa quasi secondario. Il primo obiettivo oggi è quello dell'innalzamento del conflitto nel Golfo attraverso le operazioni militari che sono volte a colpire i principali attori della regione, le monarchie del Golfo e soprattutto il sistema economico, gli impianti di petrolio e gas e il sistema dei transiti marittimi all'interno del corridoio dello stretto di Hormuz", ha concluso.

Intervista di Cristina Giuliano

Montaggio askanews

Immagini: askanews, afp

TMNews

Ucraina, scambio di prigionieri. In 400 tornano a casa

Milano, 5 mar. (askanews) - Le immagini diffuse dalla presidenza ucraina mostrano prigionieri di guerra ucraini arrivare in Ucraina dopo essere stati rilasciati da Mosca. Secondo fonti ufficiali, si è verificato uno scambio in cui 200 soldati russi catturati sono stati scambiati con 200 ucraini catturati. Mosca e Kiev rilasceranno un totale di 500 prigionieri di guerra tra giovedì e venerdì, ha affermato il capo negoziatore russo.

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