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Andrea Segre: perché le merci possono muoversi e le persone no?

sabato 9 settembre 2017
1' di lettura

Roma, (askanews) - "Integrazione, accoglienza sembrano delle parole positive contro respingimento e repulsione: in realtà secondo me dobbiamo spostare il dibattito. Molte persone che conosco che vorrebbero viaggiare, non hanno voglia di essere accolte, hanno voglia di viaggiare, hanno voglia di raggiungere, come Suada, un parente, un amico, una città dove sanno che c'è qualcuno che gli può dare un lavoro, hanno voglia di muoversi a volte anche per amore, non soltanto per dolore e quindi dobbiamo riflettere su come noi riusciamo a costruire un mondo in cui il diritto alla mobilità diventi più ampio possibile": lo ha dichiarato il regista di "Io sono Li" (2011) e "Mare chiuso" (2012). Andrea Segre ha presentato in Senato il suo ultimo lungometraggio "L'ordine delle cose", già presentato a Venezia e che vede protagonista un alto funzionario del ministero degli Interni specializzato in missioni internazionali contro l'immigrazione irregolare che ha il volto di Paolo Pierobon. Nel cast anche Giuseppe Battiston, Valentina Carnelutti e Roberto Citran. "E' una trasformazione epocale, sì certo, ma d'altronde la maggior parte dei vestiti che ho indosso sono fatti dall'altra parte del mondo, perché i prodotti e le merci si possono muovere, le persone no? Questa è la domanda che ci dobbiamo porre, non se fare accoglienza o respingimento, altrimenti stiamo sempre un po' fermi", ha aggiunto l'autore de "La prima neve" (2013). Il film "L'ordine delle cose", che ha il patrocinio di Amnesty International Italia, esce in sala il 7 settembre.

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Borgo Monchiero, un'amicizia fa rinascere un monastero nelle Langhe

Milano, 20 apr. (askanews) - Langhe, terra di amicizia, di saper vivere e bellezza. E questa storia racconta proprio tutto questo, oltre alla tutela dei nostri paesaggi. In provincia di Cuneo, Borgo Monchiero Heritage by Atmosphere restituisce nuova vita a un antico monastero del XVIII secolo. E grazie a un intervento di recupero e valorizzazione, l'antico complesso monastico si trasforma in dimora di charme dal respiro internazionale, nato dal sogno condiviso dei proprietari Franco Giampetruzzi e Gian Maria Debenedetti. Sono amici e soci da 30 anni. Entrambi dal mondo dell'energia, in cerca di un ritorno alle origini liguri-piemontesi. Il primo ha trovato "il posto magico", il secondo in esso ha ritrovato i luoghi della sua infanzia. Luoghi non geografici ma artistici e sentimentali.

Debenedetti infatti racconta che giunto a Borgo Monchiero per un sopralluogo si è ritrovato nella piazza del Paese dedicata a Eso Peluzzi, pittore amato dalla nonna materna. E subito riaffiorano i ricordi da bambino: i manifesti delle sue mostre, che tappezzavano la casa dei nonni, evocano momenti d'infanzia proustiani, rendendo il posto "magico" e destinato. "Quindi per me questa cosa è stata, al di là del posto magico che io ho visto lì, è stata quel qualcosa che mi ha riportato bambino e che mi ha fatto dire, sì, forse questo posto mi sta chiamando. E appena entrati poi all'interno dell'edificio, la fortuna è stata che ho ritrovato anche questi manifesti, al di là dei quadri di Eso Peluzzi, perché alcuni erano già appesi alle pareti, che io però quadri che non conoscevo, quindi non li avrei riconosciuto, se non fosse stato uno per la targa della piazzetta, ma soprattutto quando poi sono entrati, oltre ai quadri c'erano questi manifesti che io avevo visto per i primi 15 anni della mia vita a casa dei miei nonni. Questo è stato un po' il motivo che, ripeto, al di là della bellezza del posto, mi ha fatto dire, sì, questo è il posto giusto. Era destino? Era destino, sì, era destino, probabilmente sì", dice.

Giampetruzzi invece ci spiega il progetto che punta alla rinascita di un borgo storico, diventando destinazione dove design, arte, benessere e gastronomia dialogano con l'identità autentica del territorio. "Questo è un posto dove c'era il comune, un posto dove c'era la scuola, dove c'è un santuario, dove c'è una casa, un monastero, noi chiamiamo monastero, è una casa degli esercizi spirituali, dove c'era l'oratorio, che era una chiesa-museo, e questo era un centro di vita. Quindi quello che abbiamo cercato di fare, anche nel rivitalizzare i rapporti con chi risiede o con chi, diciamo, anticamente veniva in quel posto, è proprio di ripristinare e rivitalizzare questo centro, questo borgo, quindi a tutti gli effetti farlo tornare, almeno dal punto di vista dell'arte, oltre che ovviamente dell'ospitalità, un centro di vita", chiosa.

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A LOL 6 da Mandelli a Minaccioni, tra improvvisazioni e strategie

Roma, 20 apr. (askanews) - "LOL: Chi ride è fuori" torna con la sesta stagione su Prime Video: dal 23 aprile si potranno vedere i primi 5 episodi e il 30 aprile, con l'ultimo, si scoprirà chi è il comico vincitore di quest'anno. Arbitri e conduttori di quest'edizione saranno Alessandro Siani e Angelo Pintus, che controlleranno chi tra Carlo Amleto, Barbara Foria , Giovanni Esposito, Sergio Friscia, Scintilla, UfoZero2, Yoko Yamada, Francesco Mandelli, Paola Minaccioni e Valentina Barbieri riderà per primo.

E proprio questi ultimi tre concorrenti raccontano così la loro avventura: "Mi facevano molto più paura persone che empaticamente, all'istante, mi mettono di buonumore e mi fanno ridere, tipo Giovanni Esposito e Sergio Friscia, io li temevo perché appena li vedi è cos', no? - ha detto Minaccioni - E ho scoperto che pure lui era pericolosissimo. Abbiamo fatto comunque un'ammucchiata io e te. Ammazza, abbiamo un po' ammucchiato io e te". Valentina Barbieri ha rivelato: "Delle persone all'interno del programma uno che temevo è lui, ma mi faceva ridere perché soprattutto ha un tipo di comicità, di personaggi che. E poi ovviamente non era solo sul palco, ma ti veniva proprio addosso il personaggio".

Mandelli, a questo punto, sembra essere stato uno degli avversari più ostici per i colleghi, soprattutto per la sua capacità di improvvisare: "Sapevo che alla fine c'era qualcosa che poteva saltare fuori, magari nel cercare di non ridere, scaraventarsi contro un muro, darsi una martellata sulla mano. Poteva succedere di tutto, quindi non avevo una vera e propria strategia però poi delle cose vengono sempre fuori" ha concluso.

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L'ex presidente Radev conquista la maggioranza in Parlamento bulgaro

Sofia, 20 apr. (askanews) - Euroscettico e filorusso, l'ex presidente bulgaro Rumen Radev col suo partito anti-corruzione ha ottenuto la maggioranza dei seggi nel Parlamento di Sofia nelle elezioni di domenica 19 aprile, le ottave in 5 anni che si sono tenute dopo che le proteste per le accuse di corruzione al governo e lo stallo politico hanno costretto alle dimissioni il precedente esecutivo alla fine del 2025. Se nelle recenti elezioni in Ungheria si è affermata la destra moderata ed europeista contro il sovranista Viktor Orban, la conferma di Radev rischia di diventare una nuova sponda per Mosca all'interno dello scacchiere europeo.

Il suo partito Bulgaria Progressista (PB) si è assicurato una maggioranza di circa 130 seggi nel Parlamento su 240 con circa il 44,7% delle preferenze. Il partito di Radev ha battuto la coalizione liberale PP-DB e il partito GERB dell'ex primo ministro Boiko Borisov.

Generale dell'Aeronautica militare, già presidente della Repubblica bulgara per due mandati consecutivi dal 2016, Radev propone una linea politica che combina lotta senza quartiere alla corruzione, misure economiche volte a proteggere le fasce più deboli dall'inflazione e un approccio conservatore, poco euro-entusiasta, accompagnato da aperture verso una distensione con la Russia.

"Bulgaria Progressista ha vinto in modo decisivo. Questa è una vittoria della speranza sulla sfiducia; è una vittoria della libertà sulla paura." Ha dichiarato Radev nel suo primo discorso, aggiugendo di essere alla ricerca di partner di coalizione ma soprattutto di voler riaprire il dialogo con la Russia e ha auspicato che l'Europa sia molto più pragmatica nella sua missione e nelle sue azioni.

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Cartone ondulato, settore solido e sostenibile

Milano, 20 apr. (askanews) - Il cartone ondulato si conferma una delle eccellenze del sistema produttivo italiano, capace di coniugare sostenibilità, innovazione e radicamento territoriale. È il quadro emerso dall'Assemblea Nazionale dell'Associazione Italiana Scatolifici, che ha riunito a Milano Marittima imprese e stakeholder del settore. Circa 300 aziende, in larga parte PMI, che continuano a dimostrare resilienza nonostante uno scenario economico globale fortemente incerto.

L'intervista a Andrea Mecarozzi, Presidente Associazione Italiana Scatolifiici: "Quando si parla di economia circolare, i riflettori si accendono solitamente sulle smart city, sulle energie rinnovabili e poco spesso su di noi. E invece noi aziende, noi PMI italiane, siamo l'economia circolare. Il nostro tessuto produttivo italiano, infatti, è caratterizzato da una molteplicità di PMI, molte volte a capitale strettamente italiano. Le stesse sono inserite profondamente nel tessuto sociale dove vanno ad operare e tante volte operano proprio braccio a braccio con i settori produttivi e acquisiscono specificità adatte a questi settori".

Dal punto di vista ambientale, i numeri confermano la centralità del cartone ondulato nella transizione ecologica: il tasso di riciclo ha già raggiunto il 92,5%, superando gli obiettivi europei fissati al 2030. L'Italia si posiziona inoltre come secondo produttore europeo, con un utilizzo di materia prima riciclata pari all'85%.

Le parole di Francesco Bettoli, Senior researcher Ipsos Doxa: "Per l'imballaggio in cartone ondulato emerge un quadro sicuramente positivo. Innanzitutto lato consumatori, la familiarità con questo prodotto è sicuramente sempre più diffusa, anche grazie alla forte spinta che viene data dall'e-commerce che porta i prodotti all'interno delle famiglie italiane sempre con maggior frequenza. La soddisfazione è molto elevata per il prodotto, in generale e soprattutto rispetto a una serie di aspetti come ad esempio la sostenibilità, largamente riconosciuta al cartone".

Sul fronte normativo, però, restano alcune incognite. I nuovi regolamenti europei su imballaggi e deforestazione rappresentano un'opportunità, ma anche una sfida per le PMI, chiamate ad affrontare costi e complessità di adeguamento. La richiesta del settore è chiara: accompagnare la transizione con strumenti concreti. Nel frattempo, il cartone ondulato cambia ruolo: da semplice imballaggio a infrastruttura strategica per produzione, distribuzione e sostenibilità. Un'evoluzione che potrebbe rafforzarne il peso nel dialogo con istituzioni e mercato.

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