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Papa su precarietà dei giovani: "Come montagna impossibile da scalare"

di TMNews venerdì 12 maggio 2023
1' di lettura

Roma, 12 mag. (askanews) - "Forse mai come in questo tempo tra guerra e pandemie, spostamenti di massa e crisi climatiche il futuro appare incerto. Amici: il futuro è incerto, non solo appare. Tutto va veloce eppure le certezze acquisite passano in fretta. Infatti la velocità che ci circonda accresce la fragilità che ci portiamo dentro. E in questo contesto di incertezza e fragilità le giovani generazioni sperimentano più di tutti una sensazione di precarità per cui il domani sembra una montagna impossibile da scalare": così Papa Francesco, intervenendo agli Stati generali della Natalità a Roma. Accanto, sul palco, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

"Questa è la crisi di oggi: la difficoltà a trovare un lavoro stabile, difficoltà a mantenerlo, case dal costo proibitivo, affitti alle stelle, salari insufficienti sono problemi reali. Sono problemi che interpellano la politica perché è sotto gli occhi di tutti che il mercato libero senza l'indispensabile correttivi diventa selvaggio e produce situazioni di diseguaglianze sempre più gravi", ha sottolineato.

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Vinitaly, Brunello di Montalcino: dati positivi, ma serve stabilità

Verona, 14 apr. (askanews) - "Noi come consorzio del vino di Montalcino stiamo cercando di governare la crisi, stiamo cercando di capire quelle che sono le reali giacenze in questo momento dei vini, ma vediamo comunque che i dati che sono usciti, riferiti anche al fascettato, mostrano un segno di stabilità, quindi in un momento come questo di forte tensione siamo molto soddisfatti di quello che stiamo vedendo nel primo trimestre. Tuttavia, chiaramente, siamo un po' preoccupati da quello che accade specialmente in Medio Oriente, con la crisi del petrolio e di tutta quella che è anche la parte dei fertilizzanti, che anche per noi comunque sono un asset strategico per le nostre colture, quindi dobbiamo capire bene quello che sta succedendo. Quello che chiediamo sostanzialmente alle istituzioni è un ritorno alla stabilità, che è l'unica cosa che ci serve per programmare bene il futuro". Lo ha detto ad askanews da Vinitaly il presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino, Giacomo Bartolomei.

"Siamo fiduciosi - ha aggiunto - per quella che che sarà la stagione turistica anche perché l'Italia comunque è una destinazione molto importante e la Toscana in particolar modo ha sempre tantissimi visitatori e abbiamo tanti americani che visitano le nostre colline e questo ci rende sempre molto orgogliosi soprattutto sono un turismo altospendente, quindi anche per il nostro vino e per la nostra gastronomia è fondamentale la loro presenza siamo guardando ripeto con molta attenzione a quello che succede perché chiaramente ci può indirizzare in senso positivo o negativo l'andamento veramente di una stagione, quindi anche qui ci vuole un ritorno veramente a una stabilità delle cose".

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Vinitaly, Fai Cisl: impegno per centralità di persone e lavoro

Verona, 14 apr. (askanews) - Formazione, attenzione alle persone e alla centralità del lavoro anche nel settore vitivinicolo. A Vinitaly a Verona Fai Cisl ha preso parte a due appuntamenti, per ribadire il proprio impegno al fianco dei lavoratori in dialogo con le imprese.

"Parlare del lavoro, soprattutto della qualità del lavoro - ha detto ad askanews Antonio Castellucci, reggente nazionale Fai Cisl - è fondamentale in un'iniziativa come questa durante una vetrina che sicuramente è tra le più importanti del nostro Paese ed è indubbio che farlo significa parlare di persone. Noi stiamo focalizzando la nostra attenzione in modo particolare sulla persona, sulle competenze della persona, sulla formazione e penso che è indiscutibile questo, anche perché noi abbiamo necessità di recuperare una fiducia verso il settore, soprattutto dei giovani. I dati sono allarmanti, dei ragazzi, dei giovani che vanno via, delle donne che non lavorano, quindi abbiamo necessità di fare sistema, di fare rete e soprattutto di avviare un patto generazionale, un patto sociale per il lavoro, dove bisogna recuperare queste fasce di giovani e di donne".

Per il sindacato un aspetto basilare dell'azione sta nel ricucire su misura competenze e tutele per i lavoratori tramite la contrattazione, la formazione continua, le politiche attive del lavoro. "Noi abbiamo nel nostro Paese tante agricolture - ha aggiunto Castellucci - e abbiamo tante sfaccettature, tante realtà e e quindi bisogna davvero fare un lavoro molto importante e questo lo facciamo anche attraverso gli enti bilaterali che sono sostanzialmente un po' la leva per la formazione anche a livello territoriale".

La relazione con il territorio passa anche attraverso i rapporti con una associazione affiliata come Terra Viva, anch'essa presente con un suo stand alla fiera veronese. "Naturalmente la persona diventa centrale - ha detto Claudio Risso, presidente nazionale di Terra Viva - perché chi fa questo lavoro mette sempre al centro le persone. Quando si lavora dentro una vigna, quando si lavora dentro una cantina, c'è un rapporto molto stretto tra le persone, di divisione di compiti anche di solidarietà. Ma mettere al centro la persona vuole anche dire impegnarsi per semplificare e la grande malattia della quale patisce la vitivinicoltura italiana. Voi pensate che per tappare una bottiglia dal momento dell'impianto di una vigna un produttore deve fare 20 passaggi: questo non vuol dire fare centralità, questo vuol dire appesantire con la burocrazia il il lavoro delle persone".

Con di fronte le sfide della transizione ecologica e tecnologica, dalla crisi climatica, dell'instabilità geopolitica e della frammentazione produttiva, Fai CIsl vuole operare per rendere più attrattivo il lavoro agroalimentare e debellare le forme di sfruttamento come caporalato così come la concorrenza sleale.

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Vinitaly, Pandolfo (Sant'Andrea): "Fieri per i 5 riconoscimenti"

Verona, 14 apr. (askanews) - "Sicuramente è un Vinitaly in un momento particolare per il vino, per la situazione internazionale e il calo dei consumi. È una fiera di passaggio, di riflessione e studio, per capire cosa migliorare e far sì che il vino - che ci accompagna da 6-7 mila anni - resti una bevanda tipica nostra e piacevole. Credo che il vino faccia parte della cultura italiana, dell'animo di ognuno di noi: tutti abbiamo un nonno o un parente che faceva il vino in casa. Questo patrimonio culturale, rafforzato dal riconoscimento UNESCO della cucina italiana, è eccezionale: il vino ci deve accompagnare. È compito delle cantine produrre, raccontare e far assaggiare i vini, legati al territorio. Il vino non è alcol, ma cultura, passione, territorio: serve ad apprezzare, rilassarsi e stare con gli amici. Siamo contentissimi di questa manifestazione e dei 5 riconoscimenti presi da noi per i vini del territorio: Vermentino, Moscato di Terracina, Circeo, tutti molto legati alla nostra terra. Il Vinitaly è il concorso internazionale più importante al mondo, con la fiera più prestigiosa: vincere una piccola bandierina da mettere su Circeo o Terracina, nelle nostre zone stupende, è una grande soddisfazione, per noi e per chi ci visita" afferma Andrea Pandolfo, titolare insieme con il padre di Cantina Sant'Andrea. "A volte a livello mediatico ci sono cose strane: la dieta mediterranea è la migliore per la longevità, e un bicchiere di vino a tavola ne fa parte. Bere giusto rilassa e fa stare bene. Forse il nostro errore è stato trasformare il vino in qualcosa di troppo tecnico, da assaggiare e degustare. Facciamolo tornare alle origini, ai banchetti romani: il vino deve recuperare la convivialità. In cantina lo dico sempre: il buon piatto e il bicchiere di vino non sono un fine, ma un mezzo per una bella serata, con la coppietta o gli amici, per ricordare 'ho mangiato e bevuto bene, sono stato bene'. Quella è l'emozione che dobbiamo trasmettere con il vino", aggiunge.

A confermare questo percorso per Cantina Sant'Andrea, anche i recenti riconoscimenti ottenuti nella guida 5StarWines - the Book 2027 - presentata nel corso di questa edizione di Vinitaly - dove diverse etichette della cantina hanno superato i 90 punti: l'Oppidum 2025 (90 punti), il Vermentino "253 Giorni" 2025 e il Circeo DOC Bianco Riflessi 2025, entrambi con 91 punti, e ancora il Capitolium 2023 e l'Hum Vigna Campo Soriano 2024, che raggiungono i 92 punti, a testimonianza di una qualità sempre più definita e riconoscibile.

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Hormuz, il rischio di uno shock petrolifero più grave del '73

Milano, 14 apr. (askanews) - Peggio del 1973, ma con effetti meno immediati. Allora bastò togliere dal mercato il 7% del petrolio mondiale per trascinare l'Occidente nella stagflazione e lasciare in Italia il ricordo delle domeniche a piedi.

Oggi dallo Stretto di Hormuz restano bloccati circa 20 milioni di barili al giorno, quasi tre volte il volume tolto dal mercato dall'embargo di allora. E insieme al petrolio passano da lì gas naturale liquefatto, fertilizzanti, materie prime decisive.

A lanciare l'allarme è l'Agenzia internazionale dell'energia. "Il mondo sta affrontando la più grande sfida alla sicurezza energetica della storia - ha detto il direttore esecutivo dell'agenzia Fatih Birol - riguarda il petrolio, il gas naturale, ma anche altre materie prime vitali come fertilizzanti, petrolchimici, elio e altre ancora".

Il punto è che questa crisi, per ora, si vede meno. Dopo il '73 il mondo ha costruito difese che allora non aveva: scorte strategiche, rotte alternative, mercati capaci di assorbire almeno una parte dello shock. I Paesi che aderiscono all'Agenzia internazionale dell'energia dispongono di oltre 1,2 miliardi di barili di riserve e ne stanno già immettendo sul mercato 400 milioni. L'Arabia Saudita dirotta una parte del greggio verso il Mar Rosso. E basta anche solo una tregua annunciata per far scendere il Brent, pure se Hormuz resta di fatto paralizzato.

Tutto ciò però non significa che il rischio sia minore. Significa che la crisi degli approvvigionamenti di petrolio e di altre materie prime, arriva in modo più lento, meno visibile, e con effetti potenzialmente più duraturi.

Il vero limite della crisi attuale, quindi, non è solo tecnico. È politico. Se il blocco si prolunga, le crisi energetiche non si manifestano quando finiscono i barili, ma molto prima: quando salgono troppo le bollette, quando i fertilizzanti o l'elio, fondamentale per la costruzione dei chip, mancano, quando le imprese fermano la produzione e i governi non riescono più a reggere il costo sociale. In altre parole, il sistema può avere ancora riserve fisiche, ma la crisi può diventare ingestibile prima che quelle riserve finiscano, perché a cedere potrebbe essere la tenuta dei governi, delle imprese e dell'opinione pubblica.

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