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Trump: in Venezuela comandiamo noi, Cuba sembra pronta a cadere

di TMNews lunedì 5 gennaio 2026
1' di lettura

A bordo dell'Air Force One, 5 gen. (askanews) - A bordo dell'Air Force One, Donald Trump commenta la situazione a Cuba dopo il sequestro del leader venezuelano, storico alleato dell'Avana. Per il presidente statunitense, l'isola sarebbe ormai vicina al collasso, soprattutto per la crisi dei rifornimenti energetici.

"Cuba è pronta a cadere. Sembra pronta a cadere", ha dichiarato Trump parlando con i giornalisti. Il presidente ha aggiunto di ritenere poco probabile il ricorso alla forza militare contro Cuba, sottoposta a un embargo economico statunitense dal 1962. "Penso che cadrà da sola", ha affermato.

Trump ha anche rivendicato il controllo degli Stati Uniti sulla fase di transizione in Venezuela dopo il sequestro di Nicolàs Maduro. Il presidente parla di contatti con le nuove autorità ad interim, evitando però di entrare nei dettagli politici. "Non chiedetemi chi è al comando, perché vi darei una risposta molto controversa". "Che cosa significa". "Significa che siamo noi a comandare".

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Durante la conferenza Vance ha anche detto: "sappiamo che ci sono avversari ostili che hanno mostrato molto interesse per quel particolare territorio, quella particolare fetta di mondo. Quindi quello che chiediamo agli amici europei è di prendere sul serio la sicurezza di quella parte continentale. Ancora più seriamente, perché se non lo faranno, gli Stati Uniti dovranno fare qualcosa al riguardo. Lascerò questo compito al Presidente, mentre continuiamo a impegnarci nella diplomazia con i nostri amici europei e tutti su questo argomento specifico e ancora una volta grazie a tutti per l'ascolto".

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"La prima volta che sono andato a Caivano, sono piombato il giorno dopo che la preside mi aveva attaccato il telefono in faccia, non credendo che fossi io. Mi ha molto colpito, soprattutto l'aria intorno alla scuola che era piena di erbacce cancellate rotte, arrugginite, fuochi spenti da poco. Non era proprio quello che mi aspettavo di trovare. L'incontro dentro è stato bellissimo, perché la preside mi è venuta incontro abbracciandomi e scusandosi del fatto che il giorno prima mi aveva mandato a quel paese, mi ha presentato tutti gli alunni e lì è stata un po' l'emozione. Ho capito perché la preside si spendeva così tanto per questi ragazzi, perché veramente ho letto nei loro occhi una riconoscenza e l'amore verso la preside che gli aveva teso la mano e loro hanno capito, vincendo la resistenza, che quella mano tesa non solo era una seconda chance che gli si offriva, ma addirittura forse anche l'ultima".

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