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"Difendiamo integrità territoriale", linea rossa del Messico a Trump

di TMNews martedì 13 gennaio 2026
2' di lettura

Città del Messico, 13 gen. (askanews) - La presidente del Messico, Claudia Sheinbaum, prende posizione dopo un colloquio telefonico con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che aveva evocato la possibilità di operazioni terrestri contro i cartelli della droga. Città del Messico ribadisce il no a qualsiasi intervento militare straniero, pur rivendicando cooperazione e dialogo con Washington.

"Il presidente Trump è stato ricettivo - ha detto Sheinbaum - In genere insiste sulla partecipazione delle forze statunitensi, ma noi diciamo sempre che non è necessario. Siamo molto chiari nella difesa della nostra integrità territoriale e, inoltre, esiste già una collaborazione che sta funzionando. Per questo, non è necessario".

"Non siamo neanche d'accordo - ha aggiunto - sul fatto che la definizione di terrorismo da parte degli Stati Uniti possa implicare un intervento nel nostro Paese. Lo abbiamo chiarito anche sul piano costituzionale, aggiungendo un paragrafo che rende evidente l'opposizione del popolo messicano a qualsiasi forma di interventismo". "Su molti temi non siamo d'accordo con il governo del presidente Trump, ma vogliamo mantenere buone relazioni. Siamo Paesi vicini, partner commerciali, e dobbiamo cercare un'intesa senza rinunciare ai nostri principi".

"Il presidente Trump - ha osservato la presidente del Messico - è stato rispettoso, e lo siamo stati anche noi. Il disaccordo non esclude il rispetto nel modo di comunicare. Abbiamo concordato di continuare a confrontarci, ed è questo l'aspetto essenziale. Abbiamo chiesto questo colloquio perché il tema di un possibile intervento in Messico era stato evocato più volte in pochi giorni. Limitarsi alle dichiarazioni pubbliche sarebbe stato un errore. Serve dialogo, serve comunicazione, per chiarire la nostra posizione e il lavoro congiunto che è già in corso", ha concluso Sheinbaum.

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Nato, Rutte: Groenlandia? Vera questione è difesa estremo nord

Milano, 13 gen. (askanews) - "Il tempo in cui lasciavamo comodamente che gli Usa si assumessero l'onere della nostra sicurezza è finito". Il Segretario Generale della NATO, Mark Rutte, da Bruxelles ha dichiarato di aspettarsi che gli Stati membri si confrontino sui prossimi passi riguardanti la sicurezza nella regione artica nelle prossime settimane, in concomitanza con la spinta del presidente degli Stati Uniti d'America Donald J. Trump sulla sicurezza della Groenlandia.

"Siamo tutti d'accordo sul fatto che quando si tratta dell'Artico, dobbiamo lavorare insieme", ha aggiunto durante una conferenza tenutasi a Bruxelles Renew Europe Global Europe Forum 2026, dove tra l'altro ha confermato che "la macchina da guerra di Putin" resta una minaccia "a lungo termine". E non è la sola.

"La Russia rimane la nostra minaccia più significativa. La macchina da guerra di Putin sforna equipaggiamento militare 24 ore su 24. E Mosca ci sta mettendo alla prova con attacchi informatici, sabotaggi e altro ancora. E non c'è motivo di credere che il modello di azioni aggressive e sconsiderate della Russia cambierà presto. Al contrario, la Russia cerca uno scontro a lungo termine. E non è sola. La Russia sta collaborando con la Cina, con l'Iran e la Corea del Nord. E questi paesi alimentano la guerra di Mosca contro l'Ucraina", ha detto.

Incalzato più volte da domande sulla Groenlandia e sul rapporto tra Danimarca e Stati Uniti d'America, Rutte ha spiegato che possono esserci discussioni e ci sono state tra alleati Nato. Ma "si lavora dietro le quinte. E quando si tratta della questione in gioco qui, e credo che ci sia una questione più grande in gioco qui, e c'è la difesa dell'estremo nord, la difesa della zona artica lì, si può star certi che faremo tutto il possibile per proteggere l'intera Alleanza. Questo è il mio ruolo, garantire la sicurezza di un miliardo di persone".

Lunedì a Bruxelles si tiene un incontro con Danimarca, Groenlandia e Nato, chiesto da Copenaghen, con il segretario generale della Nato Rutte. Il ministro della Difesa danese Troels Lund Poulsen ha dichiarato che incontrerà il segretario generale, come anche la ministra degli Esteri della Groenlandia, Vivian Motzfeldt.

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Genova, in piazza contro il regime in Iran: "Diamo voce al popolo"

Genova, 13 gen. (askanews) - La comunità iraniana è scesa in piazza a Genova per chiedere la fine del regime in Iran e protestare contro la dura repressione delle rivolte nel Paese. Circa 200 manifestanti, tra cui anche cittadini genovesi, si sono radunati nella centrale piazza Matteotti nonostante la pioggia, sventolando bandiere dell'Iran, intonando slogan ed esponendo cartelli a sostegno delle proteste contro il regime degli ayatollah.

"Il regime sta uccidendo il popolo iraniano ma il mondo tace"; "L'Iran è isolato da 5 giorni senza internet: dateci voce"; "Il governo ha ucciso almeno 12mila persone nella proteste dei giorni scorsi"; "Questa non è una protesta civile, è una rivoluzione", si legge su alcuni dei cartelli portati in piazza dalla comunità iraniana. Farbod Alirezaei, portavoce della comunità iraniana a Genova, ha spiegato:

"Siamo uniti non soltanto a Genova ma in tutta Italia e in tutto il mondo per essere la voce del popolo iraniano che è da più di 5 o 6 giorni che non ha più l'accesso al mondo. Siamo in un blackout totale. La comunità iraniana fuori dall'Iran è da più di 5 o 6 giorni che non riesce a contattare i propri familiari. Siamo qui per alzare la voce e dire che tutto il mondo deve fare attenzione a quello che sta accadendo in Iran. Dobbiamo capire che il popolo iraniano sta battagliando con le mani vuote contro un regime che ha tutte le armi e che sta continuando a sparare alla gente con proiettili veri".

Alla manifestazione in segno di solidarietà hanno partecipato anche diversi esponenti del centrodestra e del centrosinistra ligure.

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"Sebbene i bombardamenti e gli scontri a fuoco siano diminuiti durante il cessate il fuoco - ha proseguito Elder - non si sono fermati. Quella che il mondo ora definisce 'calma' sarebbe considerata una crisi in qualsiasi altro luogo. Purtroppo, il cessate il fuoco ha avuto un effetto indesiderato: i bambini palestinesi di Gaza sono scomparsi dalla scena".

Dal cessate il fuoco l'Unicef ha registrato almeno 60 ragazzi e 40 ragazze uccisi nella Striscia di Gaza. Questa cifra, pari a 100, riflette solo gli incidenti per i quali sono disponibili dettagli sufficienti per essere registrati, quindi il numero effettivo di bambini palestinesi uccisi dovrebbe essere più alto, ha precisato il Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia.

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