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Natalie Portman: giorni "orribili", Trump e Ice "una vergogna"

di TMNews lunedì 26 gennaio 2026
1' di lettura

Park City (Utah), 26 gen. (askanews) - L'attrice Natalie Portman ha attaccato il presidente Donald Trump e l'Immigration and Customs Enforcement (ICE) dopo l'uccisione di un cittadino statunitense da parte di agenti federali a Minneapolis. Parlando al Sundance Film Festival, dove presenta il film The Gallerist, Portman ha definito quanto sta accadendo negli Stati Uniti "una vergogna" e ha chiesto che le operazioni federali sull'immigrazione vengano fermate.

"Scusate, mi sto un po' emozionando, perché è stata davvero una giornata orribile, una settimana orribile. È molto bello essere a un festival, in una comunità creativa che celebra il cinema insieme, ma quello che sta succedendo nel nostro Paese è semplicemente osceno. E quello che Trump, Kristi Noem e l'ICE stanno facendo ai nostri cittadini e alle persone senza documenti è una vergogna e deve finire".

"Sono molto colpita da tutte le persone che stanno scendendo in campo per sostenersi a vicenda come comunità, mostrando il lato migliore dell'America, comportandosi da vicini e cittadini esemplari. Ma è troppo, deve finire".

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Gaza, alla Corte suprema israeliana il ricorso sull'accesso dei media

Gerusalemme, 26 gen. (askanews) - La Corte suprema israeliana ha tenuto un'udienza sul ricorso presentato dalla Foreign Press Association, che rappresenta i media internazionali in Israele e nei Territori palestinesi. L'organizzazione chiede l'accesso indipendente dei giornalisti alla Striscia di Gaza. La decisione è attesa nei prossimi giorni.

"Abbiamo presentato questo ricorso nel settembre 2024 e da allora ci battiamo perché ai giornalisti sia consentito entrare a Gaza - dice Tania Kraemer, presidente Foreign Press Association -. Oggi per noi è stata una giornata molto importante e confidiamo che la Corte consenta ai reporter di lavorare in modo indipendente".

"Siamo soddisfatti dell'udienza di oggi. I giudici hanno ascoltato, hanno posto domande e ci hanno dato la possibilità di esporre le nostre ragioni. Siamo fiduciosi - afferma Josef Federman, vicepresidente Foreign Press Association - che la Corte prenda la decisione giusta e permetta ai giornalisti di fare il loro lavoro a Gaza".

Gilead Sher, legale Foreign Press Association: "La Corte suprema ha appena esaminato il caso e riteniamo sia in grado di trovare un equilibrio tra le esigenze di sicurezza e la libertà di stampa, di espressione e di informazione indipendente. Attendiamo la decisione, che dovrebbe arrivare entro pochi giorni".

Per Thibaut Bruttin, direttore generale Reporters Sans Frontières, "è stata un'udienza decisiva per un procedimento che si trascina da tempo, con nove rinvii e ulteriori ritardi. Il divieto imposto dall'esercito israeliano alla stampa internazionale non è comprensibile secondo gli standard internazionali della libertà di informazione". "Il dibattito deve spostarsi dal 'no' all'accesso a Gaza al 'come'. La stampa internazionale chiede di entrare in modo indipendente, non come embedded e non passando da Rafah. Se queste condizioni non vengono garantite, sorge il dubbio che si voglia impedire la copertura di ciò che accade nella Striscia".

TMNews

Gaza, Israele accetta una riapertura parziale del valico di Rafah

Roma, 26 gen. (askanews) - Nelle immagini, camion carichi di aiuti e materiali da costruzione in coda davanti al valico di Rafah, sul lato egiziano, in attesa del via libera per entrare a Gaza.

Israele ha accettato di aprire il valico tra la Striscia di Gaza e l'Egitto una volta concluse le ricerche dell'ultimo ostaggio deceduto ancora da recuperare, Ran Gvili. Lo ha annunciato l'ufficio del primo ministro israeliano, Benjamin Nethanyahu, su X. Per ora ha acconsentito ha un'apertura "parziale".

"Come parte del piano in 20 punti del presidente Trump, Israele ha accettato una riapertura limitata del valico di frontiera, riservato ai pedoni e soggetto a un meccanismo di ispezione israeliano completo".

L'apertura del passaggio - ha precisato Israele - è subordinata al fatto che Hamas compia uno sforzo "al 100 per cento" per individuare il corpo, non è condizionata al suo effettivo ritrovamento. Il lato di Gaza del valico, sotto controllo militare israeliano, è rimasto uno degli elementi chiave ancora irrisolti del cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti nell'ottobre scorso. La sua riapertura è richiesta da tempo dalle Nazioni Unite e dalla comunità umanitaria. Secondo i media israeliani anche gli emissari del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, Jared Kushner e Steve Witkoff, hanno esortato Netanyahu a riaprirlo senza aspettare la restituzione della salma.

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Nuova indagine dell'Ue su X e l'uso dell'IA Grok

Roma, 26 gen. (askanews) - La Commissione europea ha avviato una nuova indagine formale su X, il social di Elon Musk; nel mirino, il sistema di intelligenza artificiale Grok.

La procedura, precisa l'Europa, estende l'indagine lanciata nel 2023 per verificare se la piattaforma possa aver violato le normative del Digital Services Act (Dsa). "Noi crediamo che X abbia violato il Dsa" ha detto un portavoce a Bruxelles. Nelle ultime settimane e mesi abbiamo visto contenuti antisemiti, materiale di finte donne realizzato in modo non consensuale e contenuti su abusi di minori" ha detto. Si dovrà infatti valutare, precisa l'Europa, se l'azienda abbia adeguatamente valutato e mitigato i rischi associati all'attuazione delle funzionalità di Grok su X nell'Ue. E questo include i rischi relativi alla diffusione di contenuti illegali, come immagini manipolate a sfondo sessuale o che possano equivalere a pedopornografia.

Rischi che, sostiene la Commissione europea "sembrano essersi concretizzati, esponendo i cittadini dell'Ue a gravi danni".

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Mega gonfiabili di Trump e Putin: protesta di Greenpeace a Bruxelles

Roma, 26 gen. (askanews) - Gli attivisti di Greenpeace hanno esposto due mega gonfiabili con i volti rispettivamente del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e del collega russo Vladimir Putin nel quartiere europeo di Bruxelles per protestare contro la "dipendenza dai combustibili fossili di altri paesi". "Siamo qui per mettere in guardia l'Unione Europea dal commettere lo stesso errore che abbiamo commesso con la Russia, rendendoci dipendenti da un partner inaffidabile: gli Stati Uniti di Trump", afferma Thomas Gelin, responsabile della campagna di Greenpeace.

"E il problema che abbiamo è che vediamo l'Unione Europea passare dal gas russo a quello statunitense, il che, in un certo senso, è altrettanto problematico. Quindi siamo qui per mettere in guardia l'Unione Europea dal commettere lo stesso errore che abbiamo commesso con la Russia, rendendoci dipendenti da un partner inaffidabile: gli Stati Uniti di Trump", ha spiegato Gelin.

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