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Cristiani in Giordania: "Qui non c'è la guerra, tornino i pellegrini"

di TMNews lunedì 9 febbraio 2026
3' di lettura

Amman, 10 feb. (askanews) - Dal Monte Nebo (luogo in cui Mosè contemplò la Terra Promessa) fino al sito del Battesimo di Gesù, passando per Madaba, dove sorge una delle comunità cristiane più antiche del Medio Oriente. Ed ancora: l'immensità del deserto del Wadi Rum e la meravigliosa Petra. "Welcome Sweet Jordan" recita un cartellone appena fuori dall'aeroporto di Amman, in Giordania, paese che conta 11 milioni di abitanti. Il turismo ha sempre rappresentato una fetta importante dell'economia del Paese arabo, soprattutto il turismo religioso. Ma con il conflitto tra Israele e Hamas, dal 7 ottobre 2023, il turismo è calato del 70%.

L'Opera Romana Pellegrinaggi (in collaborazione con Royal Jordanian, con Jordan Tourism Board e con Ministry of Tourism) ha promosso un viaggio sui luoghi dell'Antico e Nuovo Testamento, proprio con l'obiettivo di rilanciare il turismo religioso in Giordania, assicurando che "il Paese è sicuro" e invitando i pellegrini a "non avere paura". Come spiega mons. Giovanni Pietro Dal Toso, nunzio apostolico in Giordania: "In tutto questo tempo non abbiamo mai avuto problemi. Io non ho mai dovuto nascondermi in casa", dice.

A guidare il gruppo (giornalisti e sacerdoti) madre Rebecca Nazzaro, direttrice dell'Ufficio per la pastorale del pellegrinaggio del Vicariato di Roma - Opera Romana Pellegrinaggi.

"Questa Terra Promessa - sottolinea Madre Rebecca - è un po' la terra che desideriamo tutti: la terra della pace, la terra della verità, la terra della solidarietà, la terra della convivenza, della fraternità di tutti i popoli".

Percorriamo l'autostrada del deserto prima di arrivare ad Anjara, 76 chilometri da Amman. Qui c'è una forte presenza cristiana. Proseguiamo verso il Monte Nebo, il luogo da cui Mosè vide la Terra Promessa e dove morì. Una tappa fondamentale del pellegrinaggio è Madaba, chiamata "Città dei mosaici", riconosciuta dal Vaticano luogo di pellegrinaggio dal 1962. E' qui che, secondo la tradizione cristiana, è avvenuta la decapitazione di San Giovanni Battista. Il parroco della Chiesa, padre Tarek Abu Hanna, racconta: "Anche Madaba è una parte del pellegrinaggio cristiano, dove ci sono Mosè, Giovanni il Battista e dove vive la 'pietra vivente' della comunità cristiana".

C'è poi una realtà poco conosciuta ma che svolge un lavoro importantissimo in Giordania. È l'"Arsenale dell'Incontro" del Sermig, che accoglie bambini e ragazzi disabili per offrire una assistenza sociale preziosa. L'itinerario non può non passare a Macheronte, luogo dove avvenne il martirio di Giovanni Battista e a Betania sul fiume Giordano, dove Gesù ha ricevuto il battesimo da Giovanni. Qui un lembo di fiume traccia il confine tra Giordania e Cisgiordania. Da un lato svettano le bandiere giordane, dall'alta sponda quelle israeliane.

Il pellegrinaggio si conclude con l'attraversamento del deserto del Wadi Rum, chiamato anche Montagne della Luce, con le sue spettacolari formazioni rocciose. E anche se non ci sono legami particolari con le Sacre Scritture, non si può non visitare Petra, una delle sette meraviglie del mondo moderno e riconosciuta Patrimonio dell'Umanità dall'Unesco. Infine il Mar Morto, luogo più basso delle terre emerse, a circa 400 metri.

Testo e immagini di Serena Sartini

Montaggio di Claudia Berardicurti

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