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Milan, perché Allegri ora può dare lo strappo

di Luciano Moggi martedì 20 gennaio 2026

3' di lettura

La classifica sta prendendo una fisionomia che difficilmente cambierà fino alla fine del campionato. Tre squadre in lizza per il titolo, con particolare citazione per Milan e Inter e con qualche riserva per il Napoli, ma solo per gli infortuni che gli sono capitati finora. A meno che il mercato non riesca a riparare l’irreparabile di qualche altra outsider. Attualmente al comando c’è l’Inter, che cerca di scomparire dai radar degli inseguitori con le sue otto vittorie negli ultimi nove turni. Ed è il Milan a cercare di impedirne la fuga, vincendo in casa con il Lecce per 1-0 dopo aver battuto il Como nel recupero per 3-1. Non avendo impegni di coppa da onorare, il Milan potrà studiarsi per tutta la settimana il prossimo avversario, tra l’altro non facile trattandosi della Roma di Gasperini, reduce dalla vittoria in trasferta sul Torino per 2-0. Nel frattempo l’Inter si dovrà confrontare a San Siro con l’Arsenal, attuale capolista sia in Premier che in Champions, in un match importante per restare tra le prime otto. «Per battere questo avversario dovremo giocare con grande personalità».

Il Napoli ha invece faticato a battere il Sassuolo (1-0 al Maradona), a causa delle tante assenze per gli infortuni di cui è stato vittima in precedenza e anche durante la partita stessa (Rrahmani e Politano). In Champions stasera sarà di scena contro il Copenhagen. Sarà un Napoli ancora in forte emergenza sia in Danimarca che a Torino contro la Juve, tant’è che Conte a chi gli chiede il perché di tanti infortuni risponde di rivolgersi al dottore e Stellini si rivolge al club per un intervento rapido sul mercato.

La Juventus, reduce da due vittorie che sembravano aver riportato autostima nell’ambiente, cade in Sardegna per 1-0 contro il Cagliari. I media già ipotizzavano la squadra bianconera competitiva ai massimo livelli sotto la guida esperta e intelligente di Spalletti e i tifosi assaporavano l’idea di rivederla forte come una volta. Nessuno che abbia però evidenziato le difficoltà che incontra la Juve, meglio predisposta ad agire di rimessa che a fare la gara. Infatti a Raggio Emilia contro il Sassuolo andavano in vantaggio con un autogol appena all’inizio e all’Allianz, contro la Cremonese, nei primi 15’ un gran tiro di Miretti sbatteva sulla testa di Bremer, quasi tramortendolo, deviando involontariamente la palla nella rete avversaria per il vantaggio iniziale. Da quel momento sia nell’una che nell’altra partita gli avversari cercavano di recuperare lo svantaggio e la Juventus li sapeva contenere e addirittura andava più volte in gol. Forte di queste vittorie probabilmente la Juventus era scesa in campo con l’ambizione di fare la partita per battere la squadra sarda e invece sono venuti fuori ancora una volta i suoi limiti di costruzione, anche se è stata encomiabile sotto il profilo agonistico e dell’impegno.

Tant’è che anche Spalletti nelle dichiarazioni di fine gara, mentre ringraziai suoi per l’impegno profuso, ammette che ci vuole più bravura e mestiere soprattutto per portare a proprio vantaggio il singolo episodio. Poi sembra lanciare degli avvisi ai suoi che assomigliano più a messaggi cifrati che a raccomandazioni, magari cercando di confondere le idee ai prossimi avversari: «Il tempo passa per non ripassare più» e «una rondine non fa primavera e neanche un branco di rondini fa l’estate». Che cosa abbia voluto dire difficile saperlo, vedremo se ha capito qualcosa il Benfica prossimo avversario di Champions.

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