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Marco Travaglio contro Giulia Bongiorno: "Checché ne dica la sua cattiva consigliera, Salvini su Open Arms verrebbe assolto"

mercoledì 27 maggio 2020

1' di lettura

Marco Travaglio nel suo editoriale sul Fatto quotidiano si occupa del caso Open Arms e dell'aiuto inaspettato per Matteo Salvini, arrivato da Matteo Renzi e Italia Viva. Dopo varie critiche e accuse di inciuci e do ut des, il direttore del Fatto attacca anche Giulia Bongiorno e prevede che per il leader leghista l'assoluzione grazie al voto dei suoi colleghi parlamentari. 

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"Abbiamo sempre pensato che Salvini dev' essere processato dai giudici e non dai suoi colleghi senatori, ma che nei processi per sequestro di persona e abuso d'ufficio sulle navi delle Ong cariche di migranti bloccate fuori dai porti italiani verrà assolto. Checché ne dica la sua cattiva consigliera Giulia Bongiorno, quella che scambiava Andreotti mafioso e prescritto per assolto e ora teme la condanna del Cazzaro Verde, il sequestro di persona non regge; reggerebbe la vecchia omissione in atti d'ufficio, che però purtroppo non esiste più dal '97, quando l'Ulivo svuotò l'abuso d'ufficio rendendolo impossibile da provare (a meno che si dimostri un "vantaggio patrimoniale" indebito per chi lo compie, e Salvini bloccando i migranti guadagnava voti, non soldi)", pontifica Travaglio.

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Il Ruberti gate? Scene imbarazzanti. Il video rubato in cui il capo di gabinetto del sindaco di Roma Albino Ruberti, dopo una cena, minaccia di morte un commensale che era con lui ha portato alle dimissioni dello stesso braccio operativo del sindaco Gualtieri e al ritiro della candidatura alle politiche di Francesco De Angelis, che era con lui quella sera. Se ci saranno inchieste stabiliranno le colpe, pare che ci sia di mezzo una storia di assicurazioni del Comune di Roma e scambio di favori. 

Questa, in ogni caso, è una bellissima cartolina del Pd romano. Nella Capitale si diceva: "Non solo Cesare deve essere immacolato, anche sua moglie". In questo caso la moglie è Ruberti e Cesare è il sindaco Gualtieri, che rischia di perdere credibilità. Due cose: non è che con le dimissioni di Ruberti può tornare tutto come prima, perché c'è un pentolone da scoperchiare. Seconda cosa: qui si prova la nobiltà della magistratura. Sarebbe bello che l'ex capo di gabinetto venisse trattato dai magistrati, e da certa stampa, così come vengono solitamente trattati i politici di centrodestra. Il video-commento del direttore di Libero Pietro Senaldi.