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Vittorio Feltri sul coming-out di Gabriel Grako: "Costretti a osannare e dipingere i gay come eroi"

di Vittorio Feltri venerdì 13 novembre 2020

3' di lettura

Nell'edizione di venerdì 12 novembre del quotidiano Libero si parla di Gabriel Garko e del suo coming-out, dopo anni di ambiguità e voci. Vittorio Feltri risponde a Paolo Isotta, clicca qui per leggere l'articolo che apre la discussione.

Caro e amato Maestro, sono lento e tonto, ma batti e ribatti alla fine ci sono arrivato. Avevo equivocato sulla tua prima epistola apostolica all'Orobico che qui si batte non il petto, ma il duro cranio. Credevo che il tuo dire volesse indurmi non solo a restare incantato davanti alla tua magnifica prosa bensì ad aderire alla tua perorazione circa il diritto di giocare le proprie passioni liberamente, verso qualunque forma carnale maschile o femminile consenziente, senza dover rendere conto a nessuna autorità clericale o moralistica delle pratiche sotto le lenzuola o sopra i canapè.

Di tutte queste simpatici esercizi di ascetica leggera, mi dichiarai onestamente, come si usa tra amici - e tale sei massimamente tu, vecchio ricchione, e i miei pazienti lettori - non più in grado di essere fresco cronista ma al massimo storico propenso alla nostalgia di godurie perdute. Detto questo manifestai la propensione un tempo vivace e oggi nebbiosa che mi accomuna a Saffo e alle sue lesbiche discendenti: abbiamo il medesimo oggetto di desiderio che nella lingua partenopea mi risulta chiamarsi puchiacca, con gusto omopateico. Qui ahimè non si puchiacca più.

Ora capisco. E correggimi se ho ancora una volta male inteso. 1) Hai svelato settimane fa su "Il Fatto quotidiano" che la storia che l'ufficio stampa dell'attore Garko ha diffuso sul medesimo in questo decennio è due volte menzognera. 2) Dapprima infatti per compiacere il sentimento dominante i manager dell'immagine di questo bell'imbusto hanno fatto credere che propendesse per le signorine, inventandosi storie confacenti ad attrarre le simpatie del pubblico benpensante e il consenso della morale ecclesiastica. 3) In seguito, essendo mutata la cultura delle masse, gli uffici stampa hanno venduto l'immagine di un Garko finalmente libero di dichiararsi omosessuale, ovviamente previo pagamento della parcella perché la rivelazione avrebbe giovato allo share della tivù oggetto dello scoop. 4) Per perfezionare il ricamo ad uso del consumo e dell'approvazione di massa, non si poteva però far passare Garko per un libero frocio svolazzante di maschietto in maschione. Ma gli si è incollato addosso una specie di fidanzato permanente, un muscoloso e federe lavoratore della Malpensa. 5) Tu hai tolto il velo da questo inganno, altrettanto moralistico come quello per cui prima gli uffici stampa avevano pitturato Garko come un principe azzurro per fanciulle in fiore. 6) Mi chiedi perché questa rivelazione sia passata sotto silenzio, persino presso i più acclarati nemici del politicamente corretto. Ho capito giusto?

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La mia risposta è questa: Paolino, sei un bambino di settant' anni, ingenuo come i pargoli evangelici. La morale prevalente, o egemonica, di cui sono interpreti i giornali di carta e quelli elettronici, coi rispettivi filosofi di riferimento, è mutevole sì, ma - a differenze delle donne - non lo è qual piuma al vento. Cambia sì, ma si sposta piano. Come chiedeva al suo cocchiere il Gran Cancelliere di Milano Antonio Ferrer per non turbare la folla: «Adelante, Pedro, con juicio, si puedes». Il popolo bue ci cascò. Ambientando l'episodio nel '600, Manzoni, che sarà stata un po' prolisso ma conosceva l'animo degli umani d'alto e basso reddito, ha descritto perfettamente qui la regola aurea della manipolazione della volontà generale. Il conformismo si sposta sì, ma lentamente. Chi lo cavalca disponendo di strumenti finanziari adeguati, non dà strappi violenti, altrimenti la folla lo lincerebbe. Ieri era monogamico ed eterosessuale. Poi sempre etero sì, ma - come scriveva García Márquez - assecondando il cuore, in cui «ci sono più stanze che in un casino».

Ora il conformismo è diventato una coperta affettuosa che avvolge i gay erigendoli a eroi, per cui si è obbligati a ossequiarli con un linguaggio da galateo di Sua Maestà, e lo fanno con una certa soddisfazione anche in Vaticano. Ma che per un po' di anni i meravigliosi gay fingano, se vogliono davvero essere osannati come Garko e compagnia inculante, di essere monogamici. E se proprio devono cambiare chiappa, lo facciano con l'animo spezzato. Tranquillo, verrà presto il tempo in cui prevarrà il motto che «al cul non si comanda» , calma però. Come tu sai bene, Maestro Paolo, e i miei pazienti lettori, sono così anticonformista da essere fermo al conformismo di tenermi felicemente una sola e pazientissima moglie, Dio la benedica.

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Questa, in ogni caso, è una bellissima cartolina del Pd romano. Nella Capitale si diceva: "Non solo Cesare deve essere immacolato, anche sua moglie". In questo caso la moglie è Ruberti e Cesare è il sindaco Gualtieri, che rischia di perdere credibilità. Due cose: non è che con le dimissioni di Ruberti può tornare tutto come prima, perché c'è un pentolone da scoperchiare. Seconda cosa: qui si prova la nobiltà della magistratura. Sarebbe bello che l'ex capo di gabinetto venisse trattato dai magistrati, e da certa stampa, così come vengono solitamente trattati i politici di centrodestra. Il video-commento del direttore di Libero Pietro Senaldi.