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Trame, copertine, editing, vendite: l'intelligenza artificiale è già nei libri

Il 92% delle grandi case editrici dichiara di utilizzare la tecnologia sia nei processi produttivi che nella comunicazione. Viene applicata anche nelle attività più “umane” come la revisione
di Jessica Chiti venerdì 9 gennaio 2026

3' di lettura

N el 2025 l’intelligenza artificiale ha varcato stabilmente la soglia delle redazioni editoriali italiane. Secondo la prima indagine sistematica dell’Associazione Italiana Editori (AIE), il 75,3% delle case editrici dichiara di utilizzare strumenti di AI nei processi produttivi e comunicativi. Tra i grandi gruppi con fatturato superiore ai 5 milioni di euro, la quota raggiunge il 96,2%. Anche tra le realtà più piccole la penetrazione è significativa: il 75% negli editori con fatturato tra 1 e 5 milioni e il 62,5% sotto i 100 mila euro. Ma cosa significa, in termini pratici, “usare l’AI” nei libri? Non è un fenomeno limitato a un singolo ambito, ma riguarda diverse attività: il 67,1% degli editori la impiega per ufficio stampa e comunicazione, la stessa percentuale per la generazione dei paratesti e l’arricchimento dei metadati; il 50,7% la usa per immagini di copertina e illustrazioni, mentre il 49,3% la applica ad attività più tradizionalmente umane come editing, revisioni e traduzioni.

L’intelligenza artificiale agisce soprattutto nel lavoro “invisibile” dell’editoria, quello che precede l’arrivo del libro sugli scaffali, entrando persino nella previsione delle vendite (19,2%) e in funzioni amministrative (31,5%). Una presenza massiccia, che solleva questioni non solo operative ma anche etiche e contrattuali: il 58,8% degli intervistati teme violazioni del copyright nei processi di training dei modelli e il 63,9% segnala la necessità di ripensare contratti con autori e collaboratori. L’atteggiamento prevalente nel settore non è né entusiastico né apocalittico, ma pragmatica consapevolezza. Più di un editore su quattro è stato contattato da aziende che sviluppano grandi modelli linguistici, ma solo il 3,7% ha firmato contratti di licenza per l’uso del catalogo; il 37% ha detto no, mentre il 59,3% resta alla finestra, consapevole che la posta in gioco non riguarda solo l’innovazione tecnologica, ma la tutela del lavoro creativo.

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UN DIBATTITO CULTURALE
Dai numeri AIE emerge dunque un quadro in cui l’AI è già parte integrante dell’industria dei libri: una presenza che attraversa processi, ruoli e competenze. Accanto ai dati e alle pratiche industriali, l’intelligenza artificiale è diventata anche materia narrativa e critica, entrando nei libri non solo come tema, ma come dispositivo da interrogare. In questo senso, Critica di ChatGPT di Andrea Santangelo, Telmo Sissa e Marco Borghi (Elèuthera, pp. 160, euro 15) rappresenta uno dei tentativi più lucidi di portare il dibattito sul piano culturale, smontando l’idea dell’AI come strumento neutro, analizzando i modelli linguistici generativi come prodotti di scelte economiche, politiche e simboliche, e mettendo in discussione il loro impatto sul lavoro intellettuale, sulla scrittura e sulla produzione di senso.

Un approccio che dialoga idealmente con la narrativa contemporanea, come dimostra Tokyo Sympathy Tower di Rie Qudan (L’Ippocampo, pp. 144, euro 18), romanzo premiato con l’Akutagawa (uno dei maggiori premi letterari giapponesi) e al centro di un ampio dibattito proprio per l’uso dichiarato marginale ma consapevole - dell’intelligenza artificiale in alcuni passaggi del testo. Qui l’AI non è tanto uno strumento di scrittura quanto un elemento tematico: un’intelligenza chiamata a valutare chi merita empatia, in un futuro prossimo dove la tecnologia rischia di sostituirsi al giudizio umano. Il romanzo interroga il linguaggio, la giustizia, l’identità e la delega decisionale alle macchine, mostrando come l’AI diventi una lente narrativa per osservare le fragilità dell’umano, più che una scorciatoia creativa.

Una riflessione che trova un controcanto anche nell’editoria per ragazzi: Quei misteriosi giocattoli di Chiara Patarino (AncoraWow, pp. 96, euro 12) affronta il rapporto tra bambini e oggetti “intelligenti” attraverso la forma della narrazione, senza tecnicismi né allarmismi, ma con l’obiettivo di stimolare domande su autonomia, responsabilità e immaginazione. Un modo per introdurre il tema dell’AI non come magia o minaccia, ma come costruzione umana da comprendere.

Tre libri diversi per pubblico e registro, ma uniti da un filo comune: l’idea che l’intelligenza artificiale, prima ancora che una tecnologia da usare, sia un fenomeno da raccontare e comprendere. In un’epoca che promette velocità e automazione, i libri continuano a offrire uno spazio di lentezza e di pensiero critico, tanto nella saggistica quanto nella narrativa per adulti e bambini. Ed è forse qui che l’editoria gioca la sua partita più importante: non competere con le macchine, ma aiutare i lettori a capire il mondo che le macchine stanno contribuendo a costruire.

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