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Se inseguendo il destino dei libri si scovano storie da romanzo

In un volume le vicende rocambolesche di 10 titoli: dalla ricerca del manoscritto della Divina Commedia, fino agli scritti giovanili di Hemingway dimenticati in treno
di Bruno Magi mercoledì 4 febbraio 2026

3' di lettura

Il destino? Vocabolo spesso evocato nell’ambito letterario. I racconti sulla sorte dei protagonisti nei romanzi e affini scorrono veloci fra le righe, catturano le aspettative, indignano, oppure entusiasmano. Ma quello che non immaginavamo è che anche i libri, mentre venivano scritti, avevano già un destino segnato. Lo racconta un libro frizzante, Un destino già scritto-Storie di libri che hanno sfidato l'oblio, di Luca Cena (Sperling e Kupfer, euro 19, 90) perché pag. 208, ci sono opere la cui storia è avvincente quanto quella contenuta nelle loro pagine. Sono dieci le vicende raccontate, la prospettiva di lettura ci arriva dall'autore stesso, Luca Cena, un Indiana Jones di storie antiche, libraio antiquario, ogni giorno racconta sui social ed è diventato una star del settore. Il filo conduttore è romanzato, ma il protagonista, Corrado ha una vita simile a quella di Luca Cena, un tourbillon in giro per il mondo, alla ricerca di capolavori dimenticati. Un giorno riceve una telefonata da una ragazza francese, Claire, vorrebbe ricomprare un libro che Corrado aveva acquistato molti anni prima da Edmond Duval, «uno splendido esemplare di libraio parigino vecchio stampo che gli raccontava avventure pazzesche di mercanti francesi che avevano sfidato la morte pur di accaparrarsi i libri più rari al mondo». Di conseguenza, ecco le fantastiche storie sul destino dei libri, a partire addirittura dai Promessi sposi, che l'editore francese Le Monnier, sbarcato a Firenze, aveva pubblicato senza il consenso dell'autore. Divenne un'occasione per stabilire finalmente il concetto del diritto d'autore, contro ogni pirateria letteraria.

Ed è ancora oggi in corso un’estenuante ricerca sulla Divina Commedia: al contrario di Boccaccio o Petrarca dell'opera di Dante non esiste alcun manoscritto autografo, nessun foglio, nessuna pergamena, solo copie di copie. Il fiorentino per eccellenza ha raccontato tutto di sé, ma è come se la sua gigantesca opera celestiale sia stata messa su carta da un fantasma. Ci sono state mille piste di ricerca che vanno da Verona al Vaticano ad Avignone, e mille volte l'opera del fiorentino più illustre cacciato via dai concittadini corse il rischio di essere smarrita. È come inseguire le orme del santo Graal. Il massimo del destino persecutorio fu raggiunto da Il dottor Zivago, vittima nella Russia sovietica e consegnato da Pasternak a Sergio D'Angelo, redattore di Radio Mosca, che portò in Italia le 433 pagine dattiloscritte, avvolte in una carta di giornale, legate con uno spago, di un capolavoro, per consegnarle alla Feltrinelli.

Fu messo all’indice in patria, dove si affermava che lo spirito del romanzo era di «non accettazione della Rivoluzione socialista», e aveva distrutto l'intellighentia russa fisicamente e moralmente, portando solo sofferenza al popolo. Il ministro degli Esteri aveva aggiunto che era una «maliziosa calunnia dell'Urss». Parlando di Hemingway, la perdita dei suoi Juvenalia, gli scritti giovanili, divenne occasione per sprigionare una forza rabbiosa che lo avrebbe fatto salire ancora più in alto. Era il 1922, quando l’adorata prima moglie, Elizabeth Adley Richardson, era rimasta ad attenderlo nella loro casa di Parigi, lui si trovava in Svizzera. Quando Ernest la invitò a raggiungerlo a Losanna, presa da felice entusiasmo, raccolse tutti gli scritti del marito, appunti e dattiloscritti, e li mise nella valigia prediletta. C’erano undici racconti e venti poesie, scritte fra il 1921 e il 1922, ma anche tutte le note manoscritte di un romanzo solo immaginato.

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Hadley lo sapeva bene, e in quella raccolta aveva riposto tutto il suo amore per Ernest, mettendo in valigia anche la prima delle sue famose macchine portatili, una corona numero 3 pieghevole. Era l’ideale per un giovane corrispondente che voleva diventare, e ci sarebbe riuscito, un grande inviato. Ma il destino (quello del titolo), era in agguato. Il treno per Losanna tardava nella partenza, Hadley decide di scendere per prendere una bottiglia d'acqua, affidando i bagagli a un facchino, ma quando tornò quella grande valigia non c’era più. Lei pianse sino all'arrivo, il dolore era enorme, pensava a quello di Ernest, intuiva la crisi fra loro. Il racconto di chiusura si intitola La tariffa delle puttane di Venegia, pubblicato nel 1535, autore Anonimo, profilo ovviamente erotico, ma non solo, racconta la storia della Venezia rinascimentale, quella che con la tassa sulla prostituzione varava quattro galere all’anno. Ma c’è ancora molto da scoprire, con Vasillij Grossman, Bruno Schulz, Herman Melville, e persino un Don Chisciotte apocrifo. Perché il destino è una macina che non si ferma mai.

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