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La reggia da sogno degli Asburgo diventata il castello maledetto

In mostra la collezione egizia di Massimiliano, l’arciduca che volle la sontuosa dimora triestina ma non riuscì mai ad abitarla perché morì fucilato in Messico
di Caterina Maniaci martedì 7 aprile 2026

4' di lettura

Lo avevano a lungo sognato, progettato. Nei giorni passati a immaginarlo quel palazzo si trasformava sempre più in castello delle fiabe, in dimora ideale. Il luogo in cui crescere la famiglia, trascorrere la vecchiaia: il castello di Miramare, sul promontorio di Grignano, alle porte di Trieste. Si adattava perfettamente a incarnare una sorta di vasta Wunderkammer da metà Ottocento, una camera delle meraviglie, ricca di opere d’arte, arredi raffinati, oggetti curiosi, come imponeva la sua moda più moda del momento. E il mare onnipresente, visibile da ogni stanza, il fragore delle onde e il respiro della risacca. Dietro, un giardino creato da piante di ogni genere, vasche, fontane.

Invece par Massimiliano d’Asburgo imperatore del Messico, diventò l’amaro rimpianto fino all’ultimo giorno, e per Carlotta, principessa del Belgio, sua moglie, l’immagine stessa della rovina, della disperazione. Non volle più rivederlo. Arrivando a Trieste, è un’apparizione bianca, contro il cielo screziato da nuvole e vento. Un’immagine ammaliante, eppure un po’ inquietante. Visitata da migliaia di turisti è un museo e spesso ospita mostre ed eventi culturali. Da qualche giorno ha aperto i battenti Una sfinge l’attrae, titolo accattivante per la rassegna che presenta più di cento reperti in prestito dal Kunsthistorisches Museum di Vienna e dal Winckelmann di Trieste.

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Sono una vasta parte della collezione egizia di Massimiliano D’Asburgo che venne spostata nella capitale austriaca nel 1891 e che oggi torna a Miramare, alle Scuderie del Castello fino al primo novembre, con la collaborazione scientifica del museo egizio di Torino, e l’organizzazione di MondoMostre. Un percorso alla scoperta della religione, la cultura, lavita quotidiana dell’Antico Egitto ma racconta anche la storia di come l’arciduca Massimiliano d’Austria costituì la raccolta, in un periodo in cui dominava l’egittomania, che comunque è anche un fenomeno contemporaneo. Rappresenta anche un capitolo della storia del collezionismo europeo e di quella di un personaggio dalla vita romanzesca, segnata dal tragico epilogo della fucilazione in Messico. Fratello minore dell’imperatore Francesco Giuseppe, Massimiliano arriva sulla costa adriatica a metà Ottocento e sceglie subito questo lembo di mare per costruire il futuro castello di Miramare. Sullo sfondo Trieste, città eclettica e cosmopolita, simbolo di quella Mitteleuropa incenerita dalla prima guerra mondiale.

Colto, curioso e molto attratto dalle civiltà antiche, l’arciduca immagina di creare qui un museo ideale. La sua passione per l’Egitto – che si stadi nuovo diffondendo dopo la prima “impennata” nel periodo napoleonico – prende forma in una collezione costruita attraverso acquisti mirati, contatti diplomatici e studi affidati a specialisti. Non solo prestigio personale, dunque, ma anche un sostegno alla ricerca e alla divulgazione. La collezione nasce negli anni Cinquanta dell’Ottocento, quando Massimiliano acquista un primo nucleo di reperti da Anton von Laurin, già console ad Alessandria d’Egitto; la raccolta si amplia negli anni successivi attraverso nuove acquisizioni. Tra gli oggetti esposti ora ci sono amuleti protettivi, frammenti di sarcofagi e stele incise. Dopo la morte dell’arciduca, la storia della collezione prende un’altra direzione: Miramare entra nel sistema delle residenze imperiali e i reperti vengono trasferiti a Vienna, dove restano per oltre un secolo.

Il progetto concepito da Massimiliano e che ha come centro il castello triestino è destinato dunque a rimanere incompiuto. Divenuto imperatore del Messico nel 1864, fin dall’inizio il suo impero oltreoceano si rivela tragicamente fragile. Nel 1867 Massimiliano viene catturato dai repubblicani e fucilato a Querétaro: ha solo 34 anni. Carlotta rimane sola; i destini personali si intrecciano con quelli della dinastia a capo dell’impero austro-ungarico, attraverso i tanti lutti, le guerre, le discordie familiari. La moglie di Massimiliano va d’accordo con la suocera Sofia di Baviera, e già solo per questo non sarebbe stato facile avere buoni rapporti con la cognata, l’imperatrice Elisabetta, l’universalmente nota Sissi, che sarebbe assurta al ruolo di mito dopo la morte, anch’essa tragica, accoltellata da un anarchico italiano a Ginevra nel 1898. Del resto, anche Carlotta ha una forte personalità, tanto da diventare un punto di riferimento per il marito.

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Dopo la fucilazione di Massimiliano in Messico Carlotta, già provata psichicamente, non si riprende mai del tutto e trascorre il resto della sua vita in Europa, spegnendosi nel 1927 in Belgio. Miramare, per lei, è del tutto avvolta nelle nebbie del passato e dei ricordi. Così tetri da far nascere una leggenda: quella di una “maledizione” scagliata proprio da Carlotta secondo la quale chiunque pernotti nel castello è destinato a una morte prematura e violenta in terra straniera. E forse non è corretto dire che Massimiliano e Carlotta non siano più tornati a Miramare. Perché sono ancora in molti a giurare che si trovano ancora qui, in forma di fantasmi malinconici costretti a vagare solo di notte nelle stanze del loro castello.

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