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Bellini, Carpaccio e l'eredità del genio Cipriani

Nel 1948 si inventò un cocktail composto a base di prosecco e polpa frullata fresca di pesca bianca. Il conseguente colore rosato gli ricordò un dipinto visto qualche tempo prima
di Sergio De Benedetti martedì 7 aprile 2026

2' di lettura

Giuseppe Cipriani nel 1923 era impiegato in un albergo di Venezia in qualità di tuttofare. “Ragazzo del ’900”, nato a Verona, nel 1917 partì per la guerra e ritornò nel 1919. Molto considerato professionalmente nonostante la sua giovane età, nel 1926 strinse amicizia con Harry Pickering, giovane americano di Boston e nipote di una facoltosa signora statunitense che, per ragioni ignote ma sulla quale intervennero pettegolezzi a non finire, all’inizio dell’anno successivo sparì improvvisamente lasciandolo senza soldi.

Certo della correttezza del ragazzo, Giuseppe gli prestò 10mila lire convinto che li avrebbe riavuti con gli interessi. E così avvenne: nel febbraio del 1931 Harry tornò a Venezia e consegnò a Giuseppe 40mila lire e questo concreto capitale gli permise di rilevare un locale nei pressi di Piazza San Marco che, in onore dell’amico ritrovato, chiamò Harry’s Bar e che divenne punto di riferimento del jet setinternazionale. Così “Joseph”, lavorando sodo, aprì in successione una locanda a Torcello, rilevò un albergo alla Giudecca ed inaugurò a New York un secondo Harry’s Bar frequentato, tra gli altri, da Ernest Hemingway, Sinclair Lewis, Orson Welles, Groucho Marx e Joe Di Maggio. Nel 1948 Cipriani si inventò un cocktail che chiamò “Bellini” e composto a base di prosecco e polpa frullata fresca di pesca bianca. Il conseguente colore rosato gli ricordò un dipinto del pittore Giovanni Bellini (1430/1516) che aveva visto qualche tempo prima presso la Pinacoteca dell’Accademia.

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Ma ancor più famoso è il così detto “Carpaccio” inventato due anni dopo per la sua grande amica, contessa Amalia Nani Mocenigo, alla quale i medici avevano proibito di mangiare carne cotta. Qui infatti è il colore rosso del controfiletto di manzo che domina attraverso piccole strisce di carne cruda alle quali vengono aggiunti olio e limone con scaglie di formaggio grana ma non si disdegnano preziose comparse di tartufo bianco e di quanto vi possa venire in mente a piacere. Stavolta ad ispirarlo fu un quadro di Vittore Carpaccio (1465/1526) che Giuseppe vide ad una mostra di opere provenienti da tutto il mondo dedicata all’artista veneziano nel Palazzo Ducale ed abitualmente a Parigi nel Museo del Louvre. Va detto che in seguito per definire questa pietanza di qualunque componente di base e/o di sostegno, il termine carpaccio è diventato mondiale nel definire una portata fortemente variegata. Cipriani si è spento a Venezia nel 1980 lasciando una scia imprenditoriale di grande prestigio raccolta dalla famiglia.

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