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Il Parco del Cilento fra Vico, natura e il maracuoccio

Dal 1998 è Patrimonio dell’Unesco grazie ai prestigiosi siti archeologici di Paestum, Velia e la Certosa di Padula. Ma ecco la vera curiosità
di Sergio De Benedetti martedì 14 aprile 2026

2' di lettura

Il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni è stato istituito nel 1991. Dal 1998 è Patrimonio dell’Unesco grazie ai prestigiosi siti archeologici di Paestum, Velia e la Certosa di Padula. Occupa una superficie di oltre 180 mila ettari prevalentemente nel territorio meridionale della provincia di Salerno. La sede del Parco è a Vallo della Lucania (Salerno) ed è stato istituito per bloccare l’intero territorio dalle speculazioni edilizie e da un distruttivo turismo di massa del quale si parlava fin dal 1973 durante un convegno internazionale tenutosi a Castellabate, sempre nella provincia cilentana.
Dal 2011 il Parco è dotato di una biblioteca digitalizzata di ventimila volumi a Vatolla, frazione di Perdifumo (Salerno), in ricordo del filosofo, storico e giurista Giovan Battista Vico (Napoli 1668/1744) con la messa in rete e supporto multimediale. Il Parco difende strenuamente il Territorio, la sua Geologia e l’Ambiente con la Flora e la Fauna, i numerosi Siti Archeologici ed i Luoghi di particolare interesse paesaggistico e storico.

Nell’ambito delle tante e particolari situazioni tutte estremamente interessanti, la nostra curiosità si è soffermata sulla parola «maracuoccio» che identifica un antico legume cilentano simile ad una piccola cicerchia selvatica (lathyrus cicera), coltivato quasi esclusivamente a Lentiscosa, frazione di Camerota in pieno Parco Nazionale, presidio slow food dal 2016 per tutelarne la biodiversità e la produzione, estremamente limitata.

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Di dimensioni ridotte (3/5 millimetri) e forma quadrata, di colore variato dal verde scuro al marroncino e dal rossastro allo screziato, ha un sapore leggermente amarognolo e l’etimologia del nome potrebbe derivare dal greco «mar» per indicare amaro e dal latino «cuoccio» ovvero baccello. I pochi agricoltori interessati riuniti in una sorta di consorzio preparano il terreno tra ottobre e novembre, seminano da gennaio a marzo e raccolgono a partire dalla fine di giugno quando i baccelli raggiungono la completa essiccazione e sono pronti per essere battuti. Tutto questo senza l’intervento di macchinari di alcun genere e l’uso di fertilizzanti, diserbanti e di altri prodotti chimici di sintesi. La produzione complessiva non supera i quattro/cinque quintali. Questo antico legume infine, è la base principale della cosiddetta “Maracucciata”, una sorta di polenta mista ad una seconda metà di grano e arricchita da olio extravergine, crostini di pane, cipolla, aglio e peperoncino per un perfetto equilibrio nutrizionale. 

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