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Segreti, misteri e tradimenti: l'amore ai tempi del cloud

Esce oggi il thriller psicologico sullo strano caso di un vedovo che scopre la scelta della moglie di negargli l’accesso al cellulare. E a parte della sua vita
mercoledì 22 aprile 2026

3' di lettura

Dopo Le chiavi di casa (2023), Paolo RicchiuD to, avvocato romano esperto di questioni legali legate all’universo del web, torna al thriller con Non sai niente di me (Giunti, 300 pp., 18,90), romanzo che esplorai terreni insidiosi dell’amicizia e dell’amore, della fiducia e degli insondabili crocevia in cui il destino ci pone. Il romanzo, come Le chiavi di casa, inizia presentandoci una coppia perfetta, Valerio e Anna: belli, giovani e con un grande avvenire davanti a sé. Anzi, per la verità Anna un grande avvenire l’ha avuto dietro le spalle, come avrebbe detto Vittorio Gassman, perché, nella prima gioventù, era una promessa del violino; ma poi una caduta che le ha lesionato un tendine le ha reso impossibile suonare per più di venti minuti di seguito e, dunque, l’ha costretta ad archiviare il progetto di diventare una virtuosa dell’archetto.

Ma se si chiude una porta, si apre un portone: e dunque, dapprima, Anna si è riciclata, quasi per caso, come insegnante di musica in una scuola privata; poi ha incontrato Valerio, finanziere rampante, ed è stato subito amore, anzi, il grande amore, quello che dura tutta la vita, quello fatto di serate felici, nel tiepido autunno romano, passate sotto il plaid sul terrazzo, quello fatto di passeggiate sulla spiaggia appena la stagione inclina al bello, e di tanti progetti per il futuro. Troppo bello per essere vero? Proprio così. E infatti Non sai niente di me ci mostra subito come tanta apparente perfezione mostri la corda: Valerio ha ripreso la sua inesausta attività di casanova da strapazzo, dopo un evento doloroso che ha messo alla prova la tenuta della coppia (la quale, se traballa così, tanto solida in fondo non doveva esserlo). E non ci sarà tempo per riavvicinarsi, perché Anna, che si muove sempre in bicicletta, muore travolta da un’auto pirata.

Valerio, però, quando gli sono riconsegnati gli effetti personali di Anna, scopre che il suo smartphone non è accessibile: non solo non ne conosce il Pin, ma, come scopre in un crescendo di accanimento che lo porta quasi fuori di sé, Anna ha stipulato una clausola col produttore del telefono, vietandogli di dare ai familiari le credenziali per accedere ai contenuti nel dispositivo; e, cosa ancora più strana, ha nominato un erede digitale, ovvero, una persona cui è stata delegata la custodia dei dati, e che, sola, può accedere al cloud dove sono archiviati; l’identità di questo erede, inoltre, è strettamente confidenziale e non può essere rivelata.

Un classico meccanismo di proiezione è la gelosia, si sa: il fedifrago, solitamente, è geloso, gelosissimo, perché, sapendo che cosa lui stesso combina non appena il partner si volta dall’altra parte, sospetta che anche la controparte si comporti potenzialmente come lui. E Valerio, che definisce le sue scappatelle “digressioni” senza importanza, ora si persuade che Anna avesse un amante, e che tanta riservatezza miri a proteggerne l’identità. Se il privato di Valerio esplode, tra vedovanza e gelosia postuma, anche lavorativamente il periodo è critico: la società in cui lavora, infatti, si è legata a doppio filo a un Consorzio dai conti molto poco limpidi, guidato da un potente personaggio, il Presidente, mai noto con altro nome nel corso del romanzo, una sorta di Innominato post-moderno di grande spregiudicatezza e con una ferita lancinante nell’animo, che lo ha parecchio incattivito.

Fra disastri familiari e paventate catastrofi lavorative, il mondo di Valerio rischia davvero di esplodere: ma per fortuna ci sono gli amici, come Alex, il suo capo, che gli ha spesso tenuto bordone coprendo le sue scappatelle, o come Giuseppe, fidato compagno di studi, che ha saputo conquistare anche la fiducia di Anna, diventando per lei un amico fidato. Ma tutto questo non basta...

Non sai niente di me corre, con una scrittura velocissima, verso l’amaro finale, in una sorta di rivisitazione in chiave 2.0 del giallo classico, che non sempre, in Italia (ricordate I giovedì della signora Giulia o Una storia semplice?) si conclude con la lineare triade: riunione dei sospettati – rivelazione del colpevole – punizione.

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