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Ezra Pound visto e raccontato dai grandi del Novecento

Eugenio Montale lo chiama zio Ez. "Una specie di Carducci americano", per il celebre autore di Ossi di seppia
di Lorenzo Cafarchio giovedì 7 maggio 2026

2' di lettura

I tipi di Cinabro Edizioni hanno dato alle stampe Omaggio a Ezra Pound (214 pp.; 20,00€). Siamo davanti alla riproposizione dell’edizione originale dell’opera pubblicata, la prima volta, nel novembre del 1972 come numero speciale del mensile La Destra. E gli atti di ossequio di chi sono? Andiamo da Ernest Hemingway a Giovanni Papini passando per Jorge Louis Borges, Wyndham Lewis arrivando fino a Eugenio Montale e T.S. Eliot. Fabrizio Vincenti, giornalista e autori di alcuni saggi proprio sul poeta americano, ha curato la prefazione a questa nuova edizione. Conversando ci racconta che «è il momento di tornare a una nuova riscoperta di Pound che permetta anche alle nuove generazioni di avvicinarsi a lui. Magari attraverso l’ausilio dei suoi aforismi. Un modo per rendere fruibile a tutti la sua grandezza». Scorgendo le pagine c’è una giornata a Ferrara dello statunitense accompagnato da Piero Buscaroli. Ci sono i ricordi di Hemingway, momenti di vita personale. «Una cosa che mi preme sottolineare: Ezra non è mai stato pietoso».

I suoi carcerieri dopo il 25 aprile 1945 possono dire lo stesso? Prima internato in un campo di prigionia nei pressi di Pisa, poi rinchiuso fino al 1958 nel manicomio criminale di Saint Elizabeth a Washington. Wyndham Lewis invece vede nella penna di Pound non l’anima di Whitman o di Twain, ma il tratto del pittore James MacNeil Whistler «dolce maestro della finezza e della disinvoltura». Una scoperta, quindi, non solo dell’Europa, ma anche dell’Estremo Oriente dove la durezza a stelle e strisce si perde nel battito di ali di una farfalla.

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Eugenio Montale, invece, lo chiama zio Ez. «Una specie di Carducci americano», per l’autore di Ossi di seppia. «Il prigioniero di Pisa e di Washington, grande musicista della poesia e forse grande poeta, meritava l’omaggio di un giovane che non appartiene alla cappella dei suoi ammiratori politici», queste le parole di congedo di Montale.

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