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Sub, la parola della settimana

La sua prima attestazione risalirebbe al 1954 nel giudizio di un altro linguista, Bruno Migliorini, che l’ha accolto fra i lemmi di un repertorio alfabetico
di Massimo Arcangeli domenica 17 maggio 2026

2' di lettura

Auto per automobile, bici per bicicletta, foto per fotografia, info per informazione, mega per megabyte, moto per motocicletta, pro per professionista, tele per televisione, ma anche radio e super al posto dei maschili radioricevitore e supercarburante e video in quanto prodotto della sostantivazione del prefissoide video-. Sono alcuni vocaboli dell’italiano corrente, paragonabili ad altri come extra (non pagare gli extra), contro (i pro e i contro) o post (pubblicare un post), originati dal troncamento di una parola piena, al pari di sub – abbreviazione di subacqueo, ma anche di subalterno e submarine (‘sommergibile’) –, e ridotti al suo solo primo elemento. Sub, come sinonimo di sommozzatore, «forse stimolato alquanto dall’ingl. sub», secondo un linguista, sebbene il troncone lessicale, nella lingua di Albione, stia «per submarine, substitute e altre parole» (Ivan Klajn, Influssi inglesi nella lingua italiana, Firenze, Olschki, 1972, p. 172), è documentato da noi a partire dagli anni Cinquanta.

La sua prima attestazione risalirebbe al 1954 nel giudizio di un altro linguista, Bruno Migliorini, che l’ha accolto fra i lemmi di un repertorio alfabetico (Appendice di dodicimila voci) in coda alla decima edizione (Milano, Hoepli, 1963) del Dizionario moderno delle parole che non si trovano nei dizionari comuni di Alfredo Panzini. Nel 1960 sub, ad attestare la fortuna del termine già a quell’altezza, comparirà nel titolo di una guida per gli appassionati di immersioni (Giovanni Morgentale, Sport sub. Manuale pratico, Milano, Zibetti). Nel 1982 lo scrittore Giuseppe Cassieri, nel puntare il suo sguardo, in un ritratto sferzante del consumismo e dei suoi martellamenti pubblicitari e mediatici, su un uomo che tenta invano di isolarsi dal fracasso del mondo con le cuffie audio sempre incollate all’orecchio, immagina di far risalire a un certo punto il personaggio, armato di fucile, verso la superficie del mare, paragonandolo a un «sub in apnea che abbia intravisto un capodoglio» (L’uomo in cuffia, Milano, Bompiani, p. 89). Oggi, ci fosse stato un capodoglio al posto di una grotta, avremmo forse raccontato un’altra storia.

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