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La sinistra sputa sul prof ucciso in nome di Allah

di Mauro Zanon domenica 17 maggio 2026

2' di lettura

Non si fermano nemmeno dinanzi alla morte. La sinistra intellettuale francese ha lanciato una crociata mediatica contro il film appena presentato al Festival di Cannes che racconta la tragica parabola di Samuel Paty, il professore di storia e geografia decapitato da un islamista nell’ottobre del 2020 a poche centinaia di metri dalla scuola in cui insegnava, “colpevole” di aver mostrato in classe le vignette di Charlie Hebdo su Maometto. Il film, intitolato “L’Abandon” e diretto da Vincent Garenq, si sofferma sul ruolo distruttivo dei social network nella diffusione della tragica bugia della studentessa che per prima accusò il prof. Paty, della fatwa digitale e dell’insieme di rinunce e reticenze che hanno prodotto l’indicibile, ossia l’assassinio di un umile insegnante di provincia. Ma per l’Huffington Post la pellicola susciterebbe «un profondo malessere», in ragione dei contenuti e della tempistica dell’uscita, avvenuta poche settimane dopo la conclusione del processo d’appello relativo all’attentato. Secondo il giornale progressista il regista ha voluto «sfruttare» la vicenda per migliorare gli incassi.

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La critica dell’Huff Post si attarda anche sul profilo di Stéphane Simon, autore del libro da cui è tratto il film e produttore del progetto. Avendo lavorato in passato per la leader del sovranismo francese Marine Le Pen e per la gollista Valérie Pécresse durante le presidenziali del 2022, Simon è presentato come un profilo sulfureo, uno dei principali fattori che contribuiscono alla sensazione di “malessere” che produrrebbe il film. «Profondo disgusto di fronte ai benpensanti dell’Huffington Post», ha denunciato la saggista Naïma M’Faddel, parlando di un’élite «complice» che «minimizza l’islamismo che ha martirizzato Samuel Paty». Sulla stessa scia, la giornalista dell’Opinion Emmanuelle Ducros, che ha accusato l’Huff Post di non fare informazione, ma di imbastire «processi staliniani» contro il film.

Ma non è tutto. Uno YouTuber che ha grande seguito nelle banlieue multietniche, Grimkujow, ha pubblicato un video subito dopo la proiezione a Cannes, dove era accreditato, accusando il film di islamofobia e di fare propaganda per il Rassemblement national (Rn). «Sapevo che sarebbe stato pessimo, ma è un film pericoloso, pieno di pregiudizi. Tutti i musulmani sono cattivi: nella scena della morte il tizio (l’attentatore ceceno Abdoullakh Anzorov, ndr) grida “Allah Akbar” e arrivano i poliziotti. Stanno girando un film per il Rn a un anno dalle elezioni», ha commentato Grimkujow. Le affermazioni dello YouTuber hanno scatenato una valanga di reazioni indignate. L’eurodeputato Rn Matthieu Valet ha definito le dichiarazioni «disgustose», perché ridicolizzano un attentato islamista basato su «fatti reali». Il presidente dei giovani gollisti Théo Am’Saadi ha accusato Grimkujow e gli altri influencer che gli hanno dato seguito di «sputare sulla memoria» di Samuel Paty. Per il giornalista di CNews Ivan Rioufol sono «collaborazionisti dell’islamismo».

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