Nella nebbia che avvolgeva la brughiera intorno a Legnano (Milano), il 29 novembre 1914 Umberto Blasi batteva il record mondiale di maratona (42 chilometri e 195 metri) con il tempo di 2 ore e 38 minuti netti, appartenuto dal 24 luglio 1908 all’americano John Joseph “Johnny” Hayes che durante l’Olimpiade di Londra dello stesso anno aveva ottenuto il tempo di 2 ore, 55 minuti e 18 secondi, cioè il giorno della famosa corsa di Dorando Petri (Pietri), squalificato perché aiutato da un componente della giuria a tagliare il traguardo.
Umberto era nato a Roma il 12 ottobre 1886 ma si era trasferito al nord per poter gareggiare con maggiore continuità. Alto oltre il metro e novanta, era stato soprannominato “Giraffa” proprio a Londra poiché, al contrario dei moltissimi partecipanti di media/piccola statura e magri, lui spiccava per altezza e robustezza. Nell’occasione peraltro, non brillò e fu costretto al ritiro intorno al 16esimo chilometro. Il suo record resistette fino al 1925 quando un altro americano, Albert “Whitney” Michelsen, il 12 ottobre corse in 2 ore, 29 minuti e 1 secondo. Bisognerà attendere il 10 settembre 1960 durante i Giochi Olimpici di Roma per il nuovo record di 2 ore, 15 minuti e 16 secondi dell’etiope Abebe Bikila che correva scalzo.
Ancora un americano, Leonard Edelen, scese per meno di un minuto il 20 maggio 1963 e l’australiano Derek Clayton che il 3 dicembre 1967 corse in 2 ore, 9 minuti e 36 secondi. Da questo momento in poi iniziò il dominio keniota, prima nel 2003 con Paul Tergat, poi nel 2023 grazie al celebre Kelvin Kiptum e in ultimo a Sebastian Sawe (allenato dall’italiano Claudio Berardelli) che lo scorso 26 aprile, a 31 anni, ha battuto a Londra il record scendendo per la prima volta sotto i 120 minuti con 1 ora, 59 minuti e 30 secondi. Ma torniamo al nostro Blasi. Rientrato a Roma subito dopo il 24 maggio 1915, durante il primo conflitto mondiale venne inquadrato nel Genio Militare, continuando a correre in gare più brevi senza eccellere particolarmente anche se nel 1924 venne selezionato per l’Olimpiade che si sarebbe svolta a Parigi per correre i 10mila metri, mancando di un soffio la qualificazione a vantaggio del fratello Ettore che, purtroppo, si ritirò nel corso della gara. Rimasto comunque nell’ambiente dell’atletica leggera per insegnare ai giovani i valori dello sport, l’11 luglio 1938 morì improvvisamente nei pressi del Campo Guardabassi, cioè in quel che oggi è lo Stadio delle Terme, nella Passeggiata Archeologica di Caracalla. Quando si dice il destino.