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La Russia e l'Occidente, un caso aperto da 200 anni

Adelphi ripubblica il saggio del 1848 del poeta amato da Puskin e Tolstoj, utilissimo per comprendere le mire di Putin
di Roberto Coaloa martedì 26 maggio 2026

3' di lettura

Del poeta russo dell'Ottocento, Fëdor Ivanovic Tjutcev (1803-1873) Adelphi propone un volume, La Russia e l’Occidente, a cura di Marco Filoni e con un saggio di Massimo Cacciari (pag.230, €14). È singolare che un autore scoperto come poeta nientemeno che da Puškin e che Tolstoj adorava, tanto da affermare che «senza di lui non si può vivere», cercasse nella sua maturità di affermarsi come abile diplomatico ed esperto di relazioni internazionali, affidando ai saggi il meglio di sé. Oggi, come allora, sono le sue poesie ad essere amate, mentre i suoi saggi sono finiti in un andito buio, accanto a polverosi cimeli dell’impero russo. Sul pensiero politico di Tjutcev, tuttavia, si continua a discutere, dimenticando, però, come quelle dottrine politiche destinate ad un grande impero slavo furono cancellate, già durante la vita del diplomatico russo, dalla sconfitta dello Zar Nicola I nella guerra di Crimea.

Si dimentica, poi, che il vero slavofilismo fu incarnato da pensatori reazionari come Dostoevskij e come sul tema della Russia e della rivoluzione abbia scritto pensieri profondissimi l’anziano Tolstoj nei primi anni del Novecento. Inoltre la Russia è crollata durante la Prima guerra mondiale. Sono seguiti Lenin e Stalin, che hanno costruito un impero ateo, lontano da quella Russia “santa” agognata da Tjutcev.Eppure, ancora oggi, nella Russia di Putin, esiste un pensiero ostile contro l’Occidente (colpevole di aver disintegrato l’unica cristiana e innescato il 1789), mentre le memorie della Rivoluzione del 1917 e del rivoluzionario Lenin vengono lentamente e inesorabilmente smantellate. Distinguiamo, innanzitutto lo slavofilismo dal russofilismo. Non si può parlare di slavofilismo per Tjutcev considerando il suo interesse e il suo sostegno alla Grecia ortodossa e alle sue lotte. Piuttosto si può pensare a un suo grande russofilismo, ovvero alla sua fedeltà a chi personificava la Russia, cioè lo Zar. Il suo sogno, infranto crudelmente dalla sconfitta nella guerra di Crimea, era il ritorno della “Seconda Roma”, la città di Bisanzio-Costantinopoli, nel suo seno: la vera terra ortodossa, la Russia.

Il testo che dà il titolo al volume, La Russia e l’Occidente, è stato ritrovato nell’archivio di Tjutcev dopo la sua morte: il trattato è incompiuto, ma secondo il piano dell’opera (presente in due versioni quasi identiche e riportato nell’edizione Adelphi alla fine del saggio, a p. 63) il secondo e l’ottavo capitolo sono stati poi realizzati nei saggi La questione romana e La Russia e la Rivoluzione. Il testo è datato 12 aprile 1848 ed è stato scritto come memorandum per lo Zar Nicola I. Di certo il manoscritto era circolato, tanto che il 22 luglio 1848 lo scrittore Stepan Petrovic Ševyrëv scriveva allo storico Michail Petrovic Pogodin che il memorandum, scritto da Tjutcev, fu letto dallo Zar, che desiderava fosse stampato. Nicola I, dopo averlo letto, dichiarò: «Qui ci sono tutti i miei pensieri». La Russia e la Rivoluzione è un testo per gli storici, da studiare accuratamente perché appare nell’anno rivoluzionario 1848. Una versione di La questione romana è pubblicata il 1° gennaio 1850 sulla Revue des Deux Mondes. La “questione romana” è un tema importante per i russi dell’Ottocento. Lo Zar si recò a Roma nel 1846. A difendere il Papa, però, furono le truppe francesi. È il periodo complesso del 1848, che lasciò segni duraturi in tutta Europa. Pagine memorabili scrissero Rosmini in missione a Roma, senza dimenticare il tema dell’incivilimento, che riaprì il dibattito filosofico e politico sotto il segno di un revival di Gian Domenico Romagnosi.

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Tjutcev fu ostile al 1848, alla “civilizzazione”, all’Europa. Ridicolizzò i polacchi schiacciati dall’esercito dello Zar e approvò le baionette russe contro l’Ungheria rivoluzionaria del 1849. Oggi, il dandy Tjutcev brinderebbe con champagne ai bombardamenti contro i civili ucraini: «per riunire sotto la bandiera russa le fraterne generazioni di slavi». P.s. Massimo Cacciari e Marco Filoni presenteranno il saggio oggi a Milano alle ore 19 al Chiostro dell’ex Convento di Santa Maria della Vittoria (Via De Amicis 17).

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