Più di 12mila pezzi (per la precisione 12.060 ).Mentre papa Leone inaugura, a Barcellona, la torre di Gesù Cristo, l’ultima della Sagrada Família (quella vera) completata dopo 144 annidi cantiere, la Lego ne manda in vendita un’altra (quella finta, il set più grande mai prodotto dall’azienda danese al costo di 749,99 euro). In effetti è difficile immaginare un bimbo tanto metodico e appassionato da mettersi in cameretta e ricostruire tutte le diciotto guglie di Gaudí, intarsiate e arzigogolate alla maniera dell’architetto catalano: ma il punto è proprio questo, i Lego (quantomeno quelli di alcune serie come la “Architecture” di cui fa parte la Sagrada Famìlia) non sono un gioco da ragazzi.
NON UN GIOCO DA RAGAZZI
Sulla scatola c’è scritto “18+” e non è un vezzo. È, invece, che Lego è stata sufficientemente lungimirante da fiutare un affare mica tanto scontato. Tra il 2003 e il 2004, infatti, la società di Billund stava sfiorando il fallimento, e si è salvata cambiando cliente (o meglio target, come dicono gli analisti di mercato): è così che sono nate le prime linee espressamente ideate per gli adulti. C’è il “Jurassic world” (lo scheletro, in plastica, di un Triceratopo costa on-line sul sito ufficiale 99,99 euro); c’è la “Star wars” (La morte nera, 9.023 pezzi, vite venduta alla cifra record di 999,99 euro); c’è la “Lego icons” (il modellino di una bicicletta da poco più di mille mattoncini viene 119,99 euro); e c’è, appunto, la “Architecture” (con un catalogo vastissimo che va da Notre-Dame alla Fontana di Trevi). Un po’ l’effetto nostalgia, un po’ il fascino di quei pezzettini di plastica dura che formano un puzzle in 3d, un po’ pure la pandemia che una mano alla moda l’ha data eccome (quando eravamo tappati in casa e avevamo esaurito le serie su Netflix).
Vanno forte, i Lego. Ma vanno forte pure dove non t’aspetti, sul fronte finanziario. Uno studio della Higher school of Economics di Mosca ha deciso, tempo fa, di spulciare e analizzare i prezzi di 2.322 set venduti tra il 1987 e il 2015, e ha scoperto (sorpresa ma neanche tanto, poi ci arriviamo) che la loro rivalutazione media era dell’11% all’anno. Si può sforbiciarla dall’inflazione e assestarla a un più reale 8%, ma rimane più alta di quella dei francobolli (più 2,9% su base annua), del vino di pregio (più 4,1%) e addirittura dell’oro (più 3,3%). La notizia è, tra l’altro, una notizia a metà, perché chili colleziona e chi ci gioca, con quei mattoncini, lo sa benissimo: a scadenza di qualche anno, alle volte anche senza preavviso, Lego ritira i suoi set dal mercato e, a quel punto, domanda e offerta fanno il resto. Per dire: il “Café corner”, che è uscito nel 2007 a circa 120 euro, oggi su eBay viaggia tra i 785 euro (per una scatola aperta) e gli oltre 2.500 (per quella sigillata); un casco da pilota di Star wars, che nel 2020 era venduto a 30 dollari, ora ne vale anche 200.
C’è chi investe nel mattone e chi nel mattoncino (e non è detto sia un mercato meno redditizio, anzi: i margini di guadagno possono arrivare al 250%). Chiaro, funziona con le edizioni limitate e non con la scatola a caso presa alle casse del super: ma c’è chi, negli Stati Uniti, spergiura di aver investito così 65mila dollari, praticamente un fondo pensione. Gli adulti pazzi per i Lego si son dati persino una sigla, Afol (Adult fans of Lego): si scambiano set e pezzi su alcune piattaforme dedicate come BrickLink, controllano siti come BrickEconomy per tenere il borsino e si segnalano le serie in via di ritiro, cioè quelle su cui conviene puntare prima che spariscano dagli scaffali (una dritta: il momento buono per comprare è quando i rivenditori ufficiali scontano gli ultimi pezzi per svuotare i magazzini, però non ditelo troppo in giro che una cosa del genere, sul mercato tradizionale, sarebbe speculazione).
I NUOVI “KIDULT”
Ma che ci si può fare se un giocattolo nato nel 1949 per insegnare ai bimbi a costruire è diventato, quasi un secolo dopo, un bene rifugio per adulti che non vogliono smettere di farlo? Colpa dei “kidult”, crasi che unisce i termini inglesi kid e adult, cioè bambino e adulto, cioè di quei grandicelli, magari anche un po’ attempati, trentenni, quarantenni, persino di più, che nei negozi di giocattoli ci vanno ma senza i nipotini di copertura. E non solo per i Lego: l’ultimo rapporto della società di ricerche di mercato americana Circana sul settore dice che, nei cinque grandi mercati europei (Francia, Germania, Regno Unito, Spagna e ovviamente Italia) questo segmento vale addirittura 4,5 miliardi di euro e rappresenta il 28,5% di tutte le vendite di giocattoli. Cosa non si fa per tornare ragazzini.