È il 18 giugno 2019, il giorno successivo al ricovero fatale al Santo Spirito di Roma. Il quotidiano romano Leggo rende noto, in maniera piuttosto indistinta, un episodio che riguarda Andrea Camilleri, avvenuto sei mesi prima, cioè il 4 dicembre 2018. Nella notte un’ambulanza è accorsa in via Asiago 8, dove al quarto piano ha trovato lo scrittore 93enne in una pozza di sangue per via di un profondo taglio di lametta al polso sinistro. La famiglia si è opposta alla richiesta di immediato ricovero per cui i sanitari hanno provveduto alle cure del caso. «Cosa è successo quel 4 dicembre?», si chiede il giornale.
«Un incidente? Una lite? Il maestro aveva deciso di farla finita?». Non si avrà mai risposta e nessuno la cercherà. La famiglia insieme con l’entourage faranno sempre quadrato contro ogni indiscrezione - ma non smentiranno il foglio capitolino - e lo stesso Camilleri non ne farà mai cenno. L’ipotesi del tentato suicidio, la più verosimile, rimarrà vaga, una delle tante possibili. Anziché permettere di fare luce sul Camilleri più umano e intimo, il più vicino e amabile, si preferirà che la filama venga piano piano dimenticata perché non entri nella cronologia dello scrittore.
4 DICEMBRE 2018
Ma cosa succede a Camilleri nella giornata del 4 dicembre 2018? È un giorno certamente di afflizione, non tanto perla cecità che pure è diventata totale, quanto perché per l’indomani è fissato l’abbattimento nelle campagne di Porto Empedocle della casa dei nonni materni dove Camilleri ha trascorso un’infanzia felice. Un luogo così amato che, superata la crisi, comincerà subito a scrivere un libro come scrigno dei ricordi infantili custoditi in casa dei nonni Fragapane, La casina di campagna, che uscirà il 20 giugno e sarà l’ultimo che vedrà pubblicato. L’evento temuto e atteso non basta certo a spiegare un gesto disperato, ma indica uno stato d’animo provato. Che tale è da un bel pezzo. Sei mesi prima, l’11 giugno 2018, al teatro greco di Siracusa Camilleri ha interpretato Conversazione su Tiresia nei modi di un canto di morte che ha impressionato tutti per immedesimazione e potenza espressiva.
Ma bisogna tornare indietro di altri nove mesi e risalire al giorno del suo 92esimo compleanno per trovare un altro mistero nella vita dello scrittore: la stampa commissionata personalmente a un piccolo editore milanese, Henry Beyle, lo stesso che pubblicherà La casina di campagna, di millecinquecento copie numerate di un libro, Parla, ti ascolto, che è il solo del suo vasto repertorio a non andare in libreria. Si tratta di un’edizione sibi et paucis tra le cui pagine i destinatari trovano una cartolina dentro una busta con una dedica: «Ho il piacere di farti avere questo libro che vorrei leggessero solo i miei amici». In calce soltanto il nome, «Andrea». Nel colophon compare la data del 6 settembre 2017, in coerenza con quella di nascita. Si tratta quindi di un regalo. Che maschera però un retro-proposito. Cosa intende Camilleri con il piacere di farsi leggere solo dagli amici? Vuole forse confidare loro un segreto, condividere un momento speciale, un’emozione forte?
Chi legge il romanzo viene colpito non tanto dal tenore nosologico che richiama le morbosità di Un sabato, con gli amici del 2013 (stessa costruzione sintattica), ma dall’inaspettato senso di ricerca della fede che Camilleri ritiene di poter confessare solo a quanti lo conoscono meglio e gli sono vicini - lo stesso peraltro che ha colto l’altrettanto ateo Bufalino in tarda età.
LA PROFEZIA
Il titolo richiama il canonico invito del confessore al penitente, le due figure cardine di un romanzo girato sul tormento di Giuseppe Barreca che è posseduto da un demone: la forte attrazione sessuale per una bambina di quattro anni, compagna del figlio, che sulla spiaggia gli si è stretta al petto dopo una leggera ferita e lui ne ha sentito il sangue congiungersi al proprio. Per lui è la “farfalla azzurra”, retaggio di un episodio traumatico vissuto da bambino quando aveva catturato una farfalla e l’aveva stritolata rimanendo con la mano colorata di azzurro. In nome dell’efferato rapporto tra eros e thanatos, Barreca deve perciò possedere la bambina oppure ucciderla. Padre Giacomo che lo ascolta ha un solo modo per fermarlo: ucciderlo prima lui.
Un romanzo di limiti di coscienza dunque, che a rileggere dopo l’oscuro episodio del 4 dicembre 2018, nasconde a pagina 118 (un caso, of course) una chiave sfuggita a tutti: la scena del tentativo di suicidio di Barreca che troppo da vicino richiama l’episodio in casa Camilleri. Vale rileggerla: «Si alza, va alla scrivania, apre la valigetta e che vi sta sopra, prende il bisturi, esce dallo studio, va in bagno. Si spoglia completamente nudo, riempie la vasca d’acqua calda, tenendo sempre il bisturi in mano, si infila dentro. Poi si scalfisce appena la vena del polso con un rapido colpo. Tanto basta perché il sangue fuoriesca immediato, gli scorra lungo il braccio, goccioli dentro l’acqua.
D’istinto afferra la mano ferita e si porta il polso tagliato alle labbra e così comincia a suggere il suo stesso sangue. Solo che il sapore sulla sua lingua si trasforma di colpo. Non è più il suo sangue ma quello della farfalla azzurra che comincia a inghiottire avidamente. No, non può suicidarsi. Salta fuori dalla vasca stringendosi forte il polso ferito, apre l’armadietto di pronto soccorso, si tampona la ferita, ci mette un cerotto. Poi tenta di fare un po’ di pulizia». La modalità è la stessa che ricorre nel referto dei sanitari giunti a salvare lo scrittore dal dissanguamento.
Camilleri ha voluto far sapere ai suoi amici che si sarebbe tolto la vita (non certo per le ragioni che smaniano Barreca) indicando anzitempo come avrebbe fatto o ha tentato il suicidio ricordandosi del suo personaggio più angosciato? Sempreché si sia trattato di un atto volontario. Altrimenti resta da chiedersi perché abbia voluto scrivere un libro così traumatico e farlo leggere solo alla sua cerchia.