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L'arte giapponese che trasforma le crepe in speranza

Kintsugi, la tecnica che consiste nel riparare un vaso rotto utilizzando lacca mescolata a polvere d'oro
di Steno Sari domenica 12 luglio 2026

2' di lettura

Esiste un’antica arte giapponese, chiamata Kintsugi, che consiste nel riparare un vaso rotto utilizzando una lacca mescolata a polvere d’oro. Invece di nascondere le crepe, le mette in evidenza. Le ferite non vengono cancellate: diventano parte della storia dell’oggetto e ne accrescono il valore. È un’arte che parla anche all’essere umano.

Tutti, prima o poi, attraversiamo momenti difficili: un fallimento, una delusione, una perdita, una malattia o quella sottile amarezza che ci fa dubitare del senso del cammino. In quei momenti ci sentiamo come un vaso infranto: fragili, dispersi, incapaci di ritrovare la forma di prima. La cultura contemporanea ci spinge spesso a nascondere le fragilità, come se fossero un difetto da cancellare. Il Kintsugi propone invece un’altra visione: le crepe non vanno sempre occultate. Possono diventare il punto da cui nasce una nuova forza.

La resilienza non è far finta che nulla sia accaduto. È la capacità di affrontare i cambiamenti e le difficoltà senza lasciarsene schiacciare. È il coraggio di rialzarsi dopo ogni caduta, trovando un senso anche nelle ferite, che diventano esperienza, sensibilità e maturità. Le persone che ammiriamo non sono quelle che non sono mai cadute, ma quelle che hanno saputo rialzarsi, magari segnate, ma più forti di prima. Non si sono lasciate definire dalle battute d’arresto, ma le hanno trasformate in qualcosa che le ha aiutate a crescere.

In questo senso, le cicatrici non sono semplici segni del passato, ma tracce vive di un percorso che continua a costruirsi. Anche ciò che sembrava averci spezzato può diventare un punto di svolta, se non lo rifiutiamo e lo attraversiamo con consapevolezza. La vita non torna mai esattamente come prima, ma può diventare diversa in meglio: più profonda, più autentica, più capace di comprendere anche le fragilità degli altri.

Le difficoltà non sono mai desiderabili, e nessuno cerca il dolore. Ma quando arriva, possiamo scegliere se subirlo o trasformarlo in un nuovo inizio. Le crepe della vita possono diventare linee d’oro se impariamo a vederle non solo come segni di perdita, ma come tracce di ciò che abbiamo superato. Ogni vita conserva un valore che va oltre errori e stagioni buie. Finché esiste una speranza e la volontà di ricominciare, nessuna frattura è definitiva.

Come il vaso riparato dall’artigiano giapponese, anche noi possiamo scoprire che la nostra storia non è meno bella a causa delle crepe che si sono aperte nel tempo. Talvolta è proprio attraverso di esse che passa la luce. Il Kintsugi insegna che le ferite non sempre diminuiscono il valore di una vita: a volte ne rivelano la bellezza più autentica. È scritto nel libro dei Proverbi: “Il giusto si rialza, anche se cade sette volte” (24,16, TILC). La sua forza sta nel non arrendersi mai definitivamente: si rialza, impara e continua con perseveranza. Ciò che conta non è quante volte si cade, ma la determinazione a rialzarsi ogni volta.

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kintsugi

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