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Colmare i vuoti con spiritualità

Viviamo nell’epoca dell’abbondanza materiale e, paradossalmente, della povertà esistenziale
di Steno Sari domenica 19 luglio 2026

2' di lettura

Viviamo nell’epoca dell’abbondanza materiale e, paradossalmente, della povertà esistenziale. Mai come oggi l’uomo ha avuto così tante possibilità di svago, di consumo e di comunicazione; eppure mai come oggi si percepisce un così profondo senso di vuoto. È un vuoto che spesso non fa rumore, ma si manifesta attraverso la noia cronica, la perdita di significato, la solitudine, l’ansia e una crescente incapacità di immaginare il futuro. Quando la vita perde direzione, l’essere umano cerca inevitabilmente qualcosa che colmi quel vuoto. È un bisogno profondamente umano. Il problema nasce quando si scelgono riempitivi invece di contenuti, quando si cerca sollievo anziché significato. Le dipendenze rappresentano una delle risposte più drammatiche a questa ricerca di sollievo. Alcol, sostanze stupefacenti, gioco d’azzardo, pornografia, bulimia, dipendenza digitale e consumismo compulsivo promettono una gratificazione immediata, ma lasciano un deserto ancora più vasto. Offrono l’illusione del benessere senza costruire alcun significato.

Più si cerca di anestetizzare il dolore, più il dolore finisce per rafforzarsi. Esiste però una forma di fuga ancora più silenziosa: rifugiarsi nella mediocrità. Vivere trascinati dagli eventi, accontentarsi di sopravvivere invece di vivere davvero. Anche questa è una prigione. Meno appariscente delle altre dipendenze, ma altrettanto pericolosa, perché spegne lentamente le aspirazioni e abitua a un’esistenza priva di ideali. È il riflesso di una società che ha progressivamente sostituito il valore con il prezzo, l’identità con l’apparenza e le relazioni autentiche con connessioni superficiali. Si è investito molto nella produzione di beni e sempre meno nella costruzione del senso della vita. Così aumentano le opportunità, ma diminuiscono i motivi per cui valga la pena vivere. E quando manca un “perché”, qualunque piacere, per quanto intenso, dura solo il tempo di un istante.

Contrastare questa deriva significa tornare a essere protagonisti della propria esistenza. Riempire i vuoti con ciò che ha valore significa coltivare la spiritualità, costruire relazioni sincere, dedicarsi al servizio degli altri, imparare con curiosità, sviluppare i propri talenti e mettere il bene comune davanti all’interesse personale. La felicità non nasce da ciò che accumuliamo, ma da ciò che costruiamo e da ciò che doniamo. La storia dimostra che le società non decadono soltanto per crisi economiche o conflitti. Decadono quando smarriscono il senso del bene, della responsabilità e della speranza. Per questo il contributo più grande che ciascuno di noi può offrire non è semplicemente evitare il male, ma scegliere consapevolmente il bene, ogni giorno. I vuoti non si colmano con il rumore e con il piacere, ma con uno scopo. E quando una persona scopre che la propria vita può essere utile agli altri, quel vuoto smette di essere una ferita e diventa il luogo da cui nasce la speranza. Perché il senso della vita non si trova consumando di più, ma amando di più, vivendo per qualcosa che vada oltre noi stessi e che ci trascende.

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