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Elogio del cane libero e pure disobbediente

Molti considerano Fido un fedele servitore da plasmare come vogliono, ignorando che ha una sua personalità
di Bruna Magi venerdì 17 luglio 2026

3' di lettura

Ma perché un cane deve essere obbligato all’obbedienza con tutti gli umani? Che cosa sappiamo di quanto prova davvero quando impartiamo un ordine, lui abbassa la coda e va a cuccia? Lo spiegano i “Troglodita tribe”, coppia di scrittori già nota per aver attaccato l’insostenibilità di alcune celebri fiabe, ed ora in libreria con un divertente e istruttivo A cuccia vacci tu! Elogio del cane disobbediente (Meltemi editore, pag.180 euro 15), affinché il cane non sia mai più considerato come un oggetto delle nostre decisioni. Anzi il libro vuole insegnarci che la cinofilia non deve restare semplicemente una tecnica, ma diventare un forma di governo che si esprime nelle pratiche di cura e coesistenza.

«La cinofilia, nella sua versione contemporanea, non deve opprimere, ma coinvolgere. Purtroppo, nella maggior parte dei casi, restiamo al punto di partenza, cioè quello di creare corpi docili, addestrati, plasmati dalle regole della pubblicità, vittime degli input che li riduce come animaletti da circo. “Seduto, zampa, terra, al piede”! Che tristezza». Scrivono ancora gli autori: «Non è un caso se l’immagine del cane-figlio sbarazzino e allegro, quasi una macchietta, torna cosi di frequente nella pubblicità».

PROFUMI E ODORI

Purtroppo i cani attori sono addestrati per recitare la parte del quattrozampe che tutti vorrebbero. Tanto che gli allevatori devono spesso affrontare una richiesta che li lascia sconcertati, cioè quella di acquistare il cane stesso che interpreta la pubblicità.

In Italia fu famosissimo un cucciolo di labrador color miele che rincorreva un rotolo di carta igienica. Oggi vanno forte anche i cani profumati, che sponsorizzano persino “acqua di colonia canina”, quando in realtà «correggere gli odori di un cane significa trasformare radicalmente una qualità irrinunciabile per la sua essenza. Cancellando il suo odore, che ci infastidisce, annulliamo anche la sua identità».

Ed è molto significativo, e malinconico al tempo stesso, il brano, riportato nel libro, del filosofo ed etologo Roberto Marchesini, che immagina il cane accucciato sul divano, pulito, profumato e ritenuto felice della sua condizione, in realtà lui sogna di immergere il naso in un tappeto di foglie umide, di rotolarsi nel fango, rincorrere fantasmi di vapore nel respiro ansimante di fatica «vibrante nel corpo, di brividi per un desiderio inesprimibile se non con l’azione».

Perché gli occhi di un cane lontano dal suo mondo sono malinonici come inchiostro corsaro su una lettera che nessuno leggerà. Perché oggi tutti sopportano gli animali, ma nessuno sopporta l’animalità.

Ci sono lati anche peggiori, che noi ignoriamo, o dimentichiamo, perché ci limitiamo a considerarli semplicemente fedeli servitori, che non hanno più alcuna personalità. Anche in questo caso viene citato un famoso etologo, Raymond Coppinger, il quale critica pesantemente le modalità di addestramento dei cani da assistenza, parla addirittura di manipolazione genetica. Sostiene che i cani addestrati e condizionati per servire i bisogni degli esseri umani perdono la loro autonomia e diventano soltanto esecutori, esseri plasmati per servire, privi di possibilità di scelta o ribellione. E dietro la relazione di affetto e assistenza, c’è in realtà una forma di schiavismo.

«Questi cani non corrono, non inseguono, non fanno mosse improvvise, non hanno alcuna tendenza innata a inseguire un gatto, uno scoiattolo, oppure fare a botte con un altro cane». Insomma noi li consideriamo degli eroi, ma siamo soltanto sfruttatori. Poiché ci fa soffrire molto sorvoliamo sul capitolo dedicato ai cosiddetti cani eroi, cioè quelli addestrati alla guerra. Ma proviamo a capire perché a volte il nostro cane si mostra disobbediente: non bisogna leggerla come una rottura nei confronti del padrone, ma a volte il cane considera l’ordine irrilevante, perché magari ai suoi occhi in quel momento appare insensato: ma è una forma di disobbedienza positiva, che mette in atto per difesa, e preservare la propria autenticità dai tentativi di manipolazione degli umani. Anche loro hanno una dignità da difendere. E anche perché tentare di essere padroni del nostro miglior amico è un’operazione illogica.

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