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Tutte le facce della Luna in mostra tra cielo e terra

A Jesolo una grande esposizione dedicata al satellite e al modo in cui lo guardiamo
di Dario Pregnolato venerdì 31 luglio 2026

3' di lettura

È sospesa, accogliente, ammaliante. Sembra quasi di sentire riecheggiare i versi di Leopardi: Che fai tu, luna, in ciel? Dimmi, che fai, silenziosa luna?, si domandò in Canto notturno di un pastore errante dell'Asia il poeta recanatese, quasi a meravigliarsi della sua presenza, così glaciale “solido nulla”, non toccata dalle miserie umane, ma alla quale confidare la propria condizione di inadeguatezza. «Io venia pien d'angoscia a rimirarti», nella lirica Alla Luna, Leopardi trasforma il nostro satellite in una presenza che non consola, ma che rimane. Perché l'osservazione della Luna è anche un’esperienza interiore, come lasciano trasparire Due uomini che contemplano la Luna di Caspar David Friedrich, dove la Luna è al centro dell'attesa, riflesso d’argento di un infinito che ci portiamo dentro.

Una sistole-diastole tra i nostri abissi e l'infinito cielo stellato, che in Van Gogh prende vita in un tumulto che vede la Luna vibrare nel cielo vorticante de La notte stellata (1889). Perché poeti e pittori non hanno guardato alla Luna solo come corpo celeste, ma come specchio della meraviglia, che riflette non solo la luce solare ma anche i nostri stati d'animo. Sua maestà, la Luna è sbarcata a Jesolo e sarà proprio lei ad accogliervi al primo piano del Jmuseo, vicino piazza Brescia.

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LE CONQUISTE
Sospesa e illuminata, poetica e sublime. Tecnicamente una “mappaluna”, un mosaico globale della Luna completamente illuminato con una vista a 360°, comprensiva della faccia nascosta. Moon – Tra Terra e Spazio, organizzata da Monimò srl, in collaborazione con comune di Jesolo, Pleiadi Benefit Corporation, Inaf (Istituto Nazionale di Astrofisica) e Uai (Unione Astrofili Italiani), inaugurata in questi giorni e visitabile fino al 6 gennaio 2027, è un’occasione imperdibile e tappa che merita prima di un tuffo al mare.

Articolata su due piani, da un lato ci consente di rituffarci nelle varie conquiste del passato, dal primo cannocchiale costruito da Galileo Galilei nel 1610 che ci mostrò la vera conformazione della Luna, la cui superficie, lungi dall’essere perfetta, risulta coperta di crateri, vallate, e zone più scure che Hevelius, fondatore della topografia lunare, definì mari lunari. Conquiste dell’osservazione e di studi, prodromici alle conquiste dell'esplorazione spaziale. E qui viene il bello della mostra, che al secondo piano si rivela molto di più, perché il visitatore diventa parte attiva, testando dapprima il suo peso sui vari pianeti, perché se la massa è la quantità di materia di cui siamo fatti e, doveroso ricordarlo, rimane la stessa sulla Terra, sulla Luna o sui vari pianeti, il peso dipende dalla gravità, che sulla Luna è circa un sesto rispetto alla Terra, mentre su Giove è ben 2,35 volte più forte di quella terrestre, mentre quella di Saturno è più simile alla nostra.

LE BOTTIGLIE COSMICHE
Ma la mostra, attraverso le bottiglie cosmiche, ci offre l'opportunità di testare anche come sentiremo il peso degli oggetti, sui diversi pianeti. Piccolo spoiler, la bottiglia del Sole non è sollevabile, considerando che contiene il 99,8% della massa del Sistema solare e un’accelerazione di gravità 28 volte superiore a quella terrestre, anche se la densità media non è la più alta, questo perché al netto del nucleo densissimo, nel complesso il Sole è una grande sfera di plasma. Ma pronti a metterci alla prova, perché le sagome di Juri Gagarin, primo uomo nello spazio nel 1961, Neil Armstrong, primo uomo a mettere piede sulla Luna il 21 luglio 1969, e Christina Koch, prima donna a viaggiare oltre l’orbita terrestre e in orbita lunare, ci introducono a quella che è una vera scuola per astronauti, la sezione più interattiva e memorabile, dove la mostra diventa body-on, con il visitatore che non guarda soltanto, ma prova. Perché la Luna non è solo il luogo dove siamo stati, ma dove torneremo con la missione Artemis.

Ecco, dunque, la ruota orbitale per allenare mente ed equilibrio, poi una reaction challenge per allenare i riflessi, un simulatore di forza centrifuga, un human Yo-Yo a simulare la gravità lunare, un divertentissimo freefall slide, scivolo a caduta libera con pendenza quasi verticale e per concludere, per i più audaci, una bella centrifuga. Decisamente suggestiva, e per certi versi inquietante, la VR Moonwalk, che permette di esplorare la superficie lunare in realtà virtuale e, alzando lo sguardo, di osservare là in lontananza, attorniata da un buio irreale quanto profondo, la nostra Terra «una splendida oasi nella grande distesa dello spazio – per dirla con le parole di James Arthur Lovell -...quanto ai colori, le acque sono tutte di un azzurro intenso...».

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