Nel recente discorso di Bari, Giorgia Meloni ha detto: «Noi non siamo negazionisti del cambiamento climatico, noi siamo negazionisti delle idiozie con cui la sinistra ci dice che dobbiamo combattere il cambiamento climatico, perché siamo persone intelligenti». Altri esponenti del governo hanno contrapposto il buon senso, la razionalità e il realismo alle «follie ideologiche ultra-ambientaliste» che danneggiano la nostra industria senza salvare il pianeta. Gli ambientalisti rispondono con toni altrettanto pungenti. Sono frequenti i termini follia e stupidità. Si dibatte poi se sia stupido «dire no all’immigrazione» o sia stupido il contrario. «Stupido» è anche la definizione che Romano Prodi, da Presidente della Commissione europea, dette del patto di stabilità che tuttavia continua a gravare su di noi.
Di stupidità ha recentemente parlato il presidente Mattarella accostando «l’illusione del dominio infallibile delle Intelligenze artificiali e la prevalenza definitiva della stupidità naturale». Inoltre, a proposito di intolleranza e pregiudizi, il presidente ha detto: «Riaffiora, gravissimo, l’antisemitismo, che si alimenta anche di stupidità».
Donald Trump parlando della guerra in Ucraina ha dichiarato: «Fermate questa stupida guerra! Le cose potranno solo peggiorare». E ha polemizzato con coloro che non l’hanno impedita o non la vogliono fermare. Ma la “stupidità” cos’è? Si tratta solo di una pungente espressione polemica del dibattito politico o è davvero una componente che pesa nelle vicende umane? John Maynard Keynes, nel 1919, finita la prima guerra mondiale, partecipò alla Conferenza di pace di Versailles – delegato dal governo britannico – e si dimise polemicamente perché riteneva il Trattato troppo punitivo verso la Germania e causa di future guerre (come infatti accadde vent’anni dopo). Lo spiegò con un libro, diventato celebre, Le conseguenze economiche della pace, dove accusò di ostinata miopia intellettuale, grave imprudenza politica, irrealismo e sciocca avidità gli Stati che a Versailles non si resero conto di portare al disastro il futuro della civiltà europea. Fu profetico.
CONFERENZA DI VERSAILLES
Non so se la Conferenza di Versailles si possa definire un clamoroso caso di “stupidità politica”. In realtà “stupidi” sono i pregiudizi, gli egoismi e le ideologie che accecano. Di fatto la storia, anche recente, mostra che un fenomeno del genere è ricorrente e può riguardare leadership di rilievo, classi dirigenti colte e intelligenti. Ma non lungimiranti, non realiste, non sagge. Del resto «la seconda legge fondamentale della stupidità umana», che lo storico Carlo Cipolla, in un suo saggio, applica agli individui, dice che si può essere stupidi indipendentemente «da qualsiasi altra caratteristica della stessa persona». Dunque non sono esenti le leadership colte e intelligenti, se sono prive di realismo e consapevolezza delle conseguenze di certe scelte. E magari sono imbevute di ideologie. Passando dall’incidenza della stupidità nelle decisioni delle élite, degli Stati, delle organizzazioni sovrannazionali, alla sua influenza nei fenomeni sociali collettivi, viene in mente l’aforisma di Leo Longanesi: «Uno stupido è uno stupido, due stupidi sono due stupidi. Diecimila stupidi sono una forza storica». Lui scriveva nel cuore del Novecento, il secolo che ha visto l’irruzione delle masse, delle ideologie, dei totalitarismi e della loro propaganda. Dunque si riferiva ai fenomeni che producono folla, conformismo e fanatismo.
IL GREGGE
Intendeva dire che la mancanza di senso critico individuale ha un impatto minimo, ma se riguarda una massa di persone che invece di pensare con la propria testa si aggrega come un gregge, per evitare la fatica e il coraggio dell’indipendenza intellettuale, allora si crea una forza d’urto cieca, facilmente manipolabile da macchine del consenso, demagoghi, partiti, lobby e apparati mediatici o economici. Anche in questo caso si potrebbero fare esempi significativi, non solo dei grandi e tragici sommovimenti politici del Novecento, ma pure di più recenti mode ideologiche incruente e movimenti d’opinione dilagati nel mondo. Alla stupidità ha dedicato una riflessione pure il grande Dietrich Bonhoeffer: teologo, pastore evangelico tedesco, docente universitario, oppositore al nazismo e protagonista della resistenza anti hitleriana, impiccato, a39anni, per ordine del Führer nel lager di Flossenbürg il 9 aprile 1945.
Nelle pagine di Resistenza e resa è davvero drastico: «Per il bene la stupidità è un nemico più pericoloso della malvagità. Contro il male è possibile protestare, ci si può compromettere, in caso di necessità è possibile opporsi con la forza; il male porta sempre con sé il germe dell’autodissoluzione, perché dietro di sé nell’uomo lascia almeno un senso di malessere. Ma contro la stupidità non abbiamo difese». È impossibile, dice, trattare con chi è impermeabile agli argomenti razionali e all’evidenza dei fatti. E si tratta «di un difetto che interessa non l’intelletto, ma l’umanità di una persona». Bonhoeffer nota che spesso è l’indottrinamento del potere che «provoca l’istupidimento di una gran parte degli uomini». Con il contagio sociale e la pressione della propaganda l’uomo «viene derubato della sua indipendenza interiore erinuncia così, più o meno consapevolmente, ad assumere un atteggiamento personale davanti alle situazioni che gli si presentano». È la stessa cosa che denunciarono Aleksandr Solzenicyn con il suo «vivere senza menzogna» e Vaclav Havel che esortava a rifiutare la sottomissione alla menzogna nel Potere dei senza potere. Occorre «un atto di liberazione». Bonhoeffer scrive che «la liberazione interiore dell’uomo alla vita responsabile davanti a Dio èl’unica reale vittoria sulla stupidità». Che poi è il primato della voce della coscienza sul conformismo.