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De Maistre-Mazzini ai lati opposti della provvidenza

I due non si sono mai incontrati, ma tra i due c’è un anello che li salda: Adam Mickiewicz
di Giovanni Longoni lunedì 14 settembre 2026

2' di lettura

Nell’autunno del 1792 le truppe francesi invadono la Savoia. Joseph de Maistre, magistrato quarantenne di Chambéry, abbandona la sua casa di notte e non vi tornerà mai più. Aveva creduto nei Lumi, nella massoneria, nella ragione riformatrice e li vede trasformarsi in ghigliottina. Fugge a Losanna, poi a Cagliari, infine ambasciatore del re di Sardegna a San Pietroburgo, dove scrive le opere più dure del pensiero controrivoluzionario. Per de Maistre, la Rivoluzione non è un incidente ma un castigo divino e il boia — non il filosofo — è la vera colonna della società: senza di lui l’ordine crolla nel caos. Detestava contratti sociali, parlamenti, diritti dell’uomo: credeva solo nel trono, nell’altare e nel mistero che regge le nazioni più della loro volontà. Muore a Torino nel 1821, profeta di una restaurazione che i suoi stessi re tradirono con le prime concessioni costituzionali.

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Nel 1830, in una cella della fortezza di Savona, un ventiquattrenne carbonaro genovese scrive su foglietti di contrabbando il progetto di una nuova setta patriottica. È Giuseppe Mazzini e da quella prigione nasce la Giovine Italia: unità, repubblica, indipendenza, missione. E terrorismo. Per Mazzini la nazione non è affare di confini o di re ma un dovere sacro, frammento del disegno di Dio nella storia: ogni popolo ha un compito da compiere per l’umanità. Passa quarant’anni in esilio tramando insurrezioni fallite, condannato a morte più volte. Vede l’Italia unita ma sotto un re. Muore a Pisa nel 1872 sotto falso nome, braccato dallo Stato che aveva contribuito a creare.

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De Maistre e Mazzini non si sono mai incontrati; il secondo ha scritto poche righe sul primo ma tra i due c’è un anello che li salda: Adam Mickiewicz. Il poeta polacco esiliato legge de Maistre e ne assorbe l’idea centrale: le nazioni obbediscono a un disegno provvidenziale che sfugge alla ragione degli uomini. Ma se de Maistre vede nella Provvidenza il pilastro dei troni legittimi, Mickiewicz vi legge il destino di una Polonia crocifissa e risorta, «Cristo delle nazioni». Il meccanismo resta identico: la nazione come corpo mistico, la sofferenza come redenzione, la storia come teologia travestita. Negli anni Trenta a Parigi Mickiewicz comunica quell’idea a Mazzini. De Maistre e Mazzini credevano in un ordine superiore che gli uomini dovevano scoprire e servire. E a entrambi la storia riservò la stessa beffa: le loro cause trionfarono ma per mano di pragmatici, Talleyrand e Cavour.

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