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La deficienza artificiale contro il buonismo woke

In Rete si fa chiamare Rick e ogni giorno in centinaia di migliaia seguono i suoi attacchi ai luoghi comuni progressisti
di David Zebuloni lunedì 14 settembre 2026

2' di lettura

«Sono Rick e non dovreste seguirmi»: è il suo motto, la frase con cui conclude ogni video. Eppure il popolo dei social sembra non dargli ascolto. Anzi: sono centinaia di migliaia a seguirlo su Instagram, TikTok e YouTube. Per dispetto, forse, ma più probabilmente per sincero interesse. D’altronde, come biasimarli? È difficile imbattersi in uno dei suoi video e tirare dritto, continuare a scorrere il feed senza fermarsi ad ascoltare che cosa abbia da dire questo ragazzo perennemente incazzato.

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Il format è sempre lo stesso: un breve video-selfie in bianco e nero. Lui cammina per le strade di Milano e, scuotendo la chioma riccia e spettinata, spiega perché una cultura woke esageratamente buonista, sulla piattaforma. Non male, per uno che continua a ripetere di non voler essere seguito. Con un linguaggio volutamente ironico, tagliente, diretto e sfrontato, e con alcuni passaggi davvero esilaranti, Rick racchiude in dieci capitoli la visione maturata in anni di militanza sui social, accendendo i riflettori, e invitando alla riflessione, sui temi più discussi del momento: la crisi migratoria, il cortocircuito della sinistra islamista, il ruolo degli Stati Uniti e dell’Unione Europea nello scacchiere globale, il presunto genocidio a Gaza, l’antisemitismo risorto o forse mai estinto, l’identità di genere, l’avvento dei social media.

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Dai talk show che trasformano un trafiletto in un’emergenza nazionale alle piazze che scambiano lo slogan per pensiero, fino a un dibattito pubblico ridotto a tifoseria, dove conta da che parte stai e non ciò che dici, Rick non risparmia nessuno. La sua, come la definisce lui stesso, vuole essere l’inizio di una rivoluzione culturale che, prima ancora che al progresso, punta alla coscienza. Alla coerenza. Si sofferma, per esempio, sull’omicidio di Charlie Kirk e si domanda: «Perché non ho visto le piazze piene di progressisti? Mi piacerebbe dire che almeno abbiamo visto condanne fredde, istituzionali – spesso seguite dal viscido “ma” o da un terribile “però” – ma non si sono viste neanche quelle. Hanno mentito spudoratamente e impunemente e hanno voluto sottintendere che, in fondo, se l’era cercata. Smontiamoli». Ecco, aggrappandosi a quel “smontiamoli” Rick.

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riccardo maria bruno

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