Nel 1970 Pier Paolo Pasolini comprò l’amatissima torre di Chia, a Soriano nel Cimino, in provincia di Viterbo. Lì, abitò, lavorò a Petrolio e fu fotografato dal maestro Dino Pedriali. Dal 2021 è dell’attore Gabriele Gallinari che l’ha acquistata dagli eredi dello scrittore dopo la rinuncia da parte dello Stato. Ma ora rischia di perderla perché ha ricevuto un avviso di sfratto. L’Italia muore di burocrazia: ennesimo atto?
Gabriele, ha venduto la sua casa di Roma per comprare la Torre di Pasolini. Cosa l’ha spinta a farlo e su quali garanzie?
«Nessuno la voleva. Ho pensato meritasse di essere salvata dal degrado. Gli eredi, dopo aver provato a interessare le istituzioni ad acquisire il bene, hanno deciso di metterla in vendita. Per acquistarla, le verifiche del notaio, la certificazione del Comune che esclude usi civici, la rinuncia alla prelazione da parte dello Stato, che ne spiega le ragioni in un’interrogazione parlamentare ribadendo la natura privata del bene. Un acquisto regolare. Per farlo ho venduto la mia prima casa. Ho restaurato a mie spese sotto la guida della Soprintendenza e ho aperto la proprietà al pubblico».
Chi le contesta la proprietà della Torre, e perché?
«Dopo oltre un anno dall’acquisto un ente privato - 120 iscritti - che gestisce il bosco demaniale circostante, agisce in giudizio rivendicando la proprietà a titolo gratuito, sostenendo per la prima volta in duecento anni che sia gravata da uso civico. Per inciso, l’Università Agraria di Chia è un soggetto vincolato ad attività agro-silvo-pastorale. Nel frattempo - secondo la documentazione agli atti del TAR - lo stesso ente privato recinta senza autorizzazione venti ettari di bosco circostante e lo trasforma in un parco a tema a pagamento dedicato a Pasolini, dove si svolgerebbero matrimoni, set fotografici soft porno, set cinematografici e attività commerciali. Nulla di agro- silvo-pastorale. Un evidente paradosso. Da una parte si sostiene in giudizio che Pasolini fosse abusivo a casa sua. Dall’altra, proprio fuori da casa, il suo nome e la sua immagine vengono utilizzati per vendere il biglietto di un parco abusivo senza l’autorizzazione da parte degli eredi. Qui Comune e Sovrintendenza hanno contestato 28 manufatti abusivi, il Tar ha respinto la richiesta cautelare dell’ente privato e sono stati notificati un ordine di demolizione e una sanzione di 20.000 euro».
Il termine per lasciare la Torre è scaduto. Che cosa succede adesso?
«In primo grado, nonostante il consulente tecnico di fiducia del giudice abbia escluso che la proprietà sia gravata da usi civici, il giudice si è discostato totalmente dalle conclusioni del proprio tecnico senza motivarne il perché. Ha ordinato alla Regione Lazio di eseguire la reintegra senza alcun indennizzo. In secondo grado, la Corte d’Appello ha fissato per luglio 2028 l’udienza per il merito, ma ha rigettato la mia domanda di sospensione sostenendo che io non sia riuscito a dimostrare il peri culum. La perdita della prima casa non costituirebbe danno grave e irreparabile. La Regione ha dato esecuzione al provvedimento di reintegra esproprio senza indennizzo - della mia prima casa senza una sentenza definitiva, anzi con appello pendente. Trenta giorni per lasciare la mia abitazione e la condanna al pagamento di una penale di “occupazione”. Privato oggi dell’abitazione, dovrò aspettare la sentenza definitiva per chiedere un risarcimento. Ho fatto ricorso al Tar chiedendo la sospensione dell’esproprio sino a sentenza definitiva. Perché tanta urgenza nel cacciarmi dalla mia abitazione senza una sentenza certa, se la proprietà è già ben custodita e aperta al pubblico, con il rischio di dovermela poi restituire e risarcire i danni con i soldi degli italiani?».
Le istituzioni che cosa fanno?
«Le istituzioni se ne erano tenute fuori, ritenendola una lite tra privati. La scorsa settimana il ministero della Cultura è intervenuto con un tavolo tecnico per assicurare la salvaguardia del bene. Trenta giorni per lasciare la mia prima casa, i soldi spesi, la mia vita qui. Sono stato massacrato, non dormo più senza calmanti. Intanto, ho lanciato una petizione su change.org chiedendo che venga sospeso l’esproprio in attesa di una sentenza definitiva e che, in caso di esito sfavorevole, mi venga riconosciuto l’indennizzo di quanto speso in buona fede. Ho raggiunto 27.000 firme in pochi giorni».




