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La mazzata del Fondo monetario: contro il contagio non è stato fatto abbastanza

Lucia Esposito

Il giorno dopo le tiepide dichiarazioni di Draghi sulle decisioni prese durante il board della Bce, il giorno dopo la scoperta che il "bazooka" ha fallito, arriva l'anticipazione di un documento del Fondo Monetario internazionale che sollecita "un cambiamento della politica del gioco" nell’eurozona per fermare l’espansione della crisi dei debiti sovrani, una crisi che sta duramente interessando l’area dei Ventisette e anche i Paesi vicini. L’anticipazione analizza come le politiche delle cosiddette cinque economie sistemiche -Stati Uniti, Cina, eurozona, Giappone e Gran Bretagna - si influenzino l’una con l'altra e con il resto del mondo afferma che la crisi nell’eurozona finora è la preoccupazione più allarmante per i governanti. Ma "nonostante i progressi di fronte alle difficoltà, l’impressione è che non si sia fatto abbastanza per fermare l’ampliamento dello stress e per attenuare le conseguenze del circolo conti-crescita-settore bancario". Subito dopo la conferenza stampa di DRaghi un portavoce del Fondo monetario internazionale aveva fatto sapere il Fondo accoglie con favore "la disponibilità della Bce" a intraprendere interventi sul mercato con   operazioni di acquisto dei bond ed altre misure non convenzionali.   "Condividiamo la loro preoccupazione sulla necessità di   aggiustare la trasmissione della politica monetaria nell’eurozona",  ha sottolineato il portavoce, che condivide in particolare la necessità di  "una piena attuazione delle reti di sicurezza, Efsf ed Esm".    E questo perchè, ha ricordato l’Fmi, come più volte sottolineato,   "la politica monetaria da sola non può risolvere i problemi dell’area  euro". Tuttavia, conclude il portavoce, "ulteriori allentamenti   monetari ed il sostegno non convenzionale alleggerirebbero le tensioni  mentre vengono attuate ed entrano in vigore altre politiche".  I guai degli altri Paesi Secondo il Fondo monetario internazionale, però, l'area euro non è la sola preoccupazione a livello globale gli Stati Uniti hanno un altro problema: devono evitare che manchino 4mil amiliardi di dollari di sgravi fiscali e scattino i tagli automatici alla spesa l'anno prossimo. La Cina deve vedersela con la preoccupazione che gli investimenti possano essere più lenti mentre per il Giappone la spina nel fianco è il debito pubblico, il Regno Unito dovrebbe assumere ulteriori iniziative per rafforzare il sistema finanziario e la fiducia nelle banche.